L'età media del personale scolastico italiano continua a salire e il sindacato Anief riapre con forza il dibattito sulla necessità di riconoscere il lavoro di docenti e ATA come usurante. Secondo i dati diffusi dal sindacato, nelle aule e negli uffici delle scuole italiane lavorano oggi circa 240mila persone con più di 60 anni, una quota consistente di un organico tra i più anziani d'Europa.
La richiesta, rilanciata a ridosso dell'avvio del nuovo anno scolastico 2026/2027, punta a ottenere tutele specifiche per il personale senior, a partire da scivoli pensionistici dedicati e dall'estensione delle agevolazioni per i lavori gravosi a tutte le categorie della scuola, senza distinzioni di ordine e grado.
I numeri del personale over 60 nella scuola
La fotografia scattata dall'Anief mostra una situazione di sofferenza strutturale. L'Italia detiene da anni il primato OCSE per l'età media dei docenti più elevata. La presenza di oltre 240mila lavoratori con un'età superiore ai 60 anni comporta, secondo i rappresentanti dei lavoratori, un rischio concreto di aumento dei casi di burnout e di patologie professionali legate allo stress psicofisico.
Attualmente, la normativa previdenziale italiana riconosce lo status di lavoro "gravoso" – utile per l'accesso ad anticipi pensionistici come l'Ape Sociale – soltanto ai docenti della scuola dell'infanzia e degli asili nido. Restano esclusi tutti gli altri ordini di scuola (primaria, secondaria di primo e secondo grado) e l'intero personale ATA (amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici), nonostante le mansioni di questi ultimi comportino spesso carichi fisici non indifferenti.
La posizione del sindacato: "Insegnare a 67 anni non è possibile"
Il presidente nazionale dell'Anief, Marcello Pacifico, ha sottolineato come la permanenza in servizio fino a 67 anni (limite previsto per la pensione di vecchiaia ordinaria) sia incompatibile con le esigenze di una scuola moderna e con la salute dei lavoratori stessi.
"Non si può continuare a ignorare il logorio psicofisico a cui è sottoposto chi lavora nella scuola. Chiediamo che tutto il personale scolastico, sia docente che ATA, venga inserito nelle categorie dei lavori usuranti. Questo consentirebbe di accedere alla pensione a 60 anni, o comunque con 30 anni di contributi, senza subire penalizzazioni sull'assegno previdenziale", ha dichiarato Pacifico.
Secondo il sindacato, una riforma in tal senso non rappresenterebbe solo un atto di giustizia nei confronti del personale, ma favorirebbe anche il necessario ricambio generazionale, permettendo l'ingresso di giovani docenti e stabilizzando i troppi precari che attendono da anni un ruolo.
Cosa cambia ora per docenti e ATA?
Al momento, la richiesta di Anief si configura come una proposta politica e sindacale in vista della discussione sulla prossima Legge di Bilancio, che entrerà nel vivo in autunno. Per i lavoratori della scuola che si avviano a iniziare l'anno scolastico a settembre, le regole per il pensionamento restano quelle attualmente in vigore, regolate dall'INPS e dal Ministero dell'Istruzione e del Merito.
Le opzioni di pensionamento anticipato rimangono quindi limitate a strumenti specifici (come Quota 103 o l'Ape Sociale per le categorie ammesse) in attesa di capire se il Governo accoglierà le istanze delle sigle sindacali per una revisione complessiva delle norme previdenziali per il comparto istruzione.
Per maggiori dettagli sulle modalità di presentazione delle domande di pensionamento e sui requisiti vigenti, è possibile consultare il portale ufficiale dell'ente previdenziale su inps.it.
Il documento ufficiale: il provvedimento sul sito anief.org.