I tassi di abbandono scolastico e di dispersione implicita in Italia continuano a mostrare segnali di miglioramento, ma per contrastare in modo strutturale il fenomeno non basta rendicontare le risorse spese: occorre verificare se le misure abbiano davvero cambiato i percorsi degli studenti e rafforzare l'orientamento nelle fasi di transizione. È l'appello rivolto al Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) nell'analisi formulata sui dati più recenti dedicati all'abbandono precocemente scolastico.
I dati evidenziano un progresso significativo negli ultimi anni, spinto anche dagli investimenti straordinari del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Tuttavia, la conclusione della fase emergenziale dei fondi pone ora la scuola di fronte a una scelta decisiva: individuare gli interventi che hanno dato i risultati migliori per trasformarli in prassi consolidate e stabili nel tempo.
I numeri del fenomeno: calano l'abbandono e la dispersione implicita
Il quadro generale mostra una convergenza verso gli obiettivi europei stabiliti per il 2030, che prevedono un tasso di abbandono inferiore al 9%.
- Unione Europea: la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che lasciano precocemente l'istruzione e la formazione è scesa dall'11% del 2015 al 9,1% del 2025.
- Italia (abbandono precoce): il tasso si è attestato all'8,2% nel 2025, con le stime INVALSI che indicano per il 2026 un'ulteriore discesa verso il 7,3%.
- Dispersione implicita: la percentuale di studenti che terminano il percorso delle superiori senza raggiungere le competenze di base adeguate è passata dall'8,7% del 2025 al 6,3% del 2026. Si tratta del valore più basso mai registrato nella serie storica.
Dai finanziamenti PNRR alla verifica dell'efficacia reale
Negli ultimi anni, le scuole italiane hanno gestito risorse ingenti per arginare la dispersione. In particolare, il Decreto Ministeriale 170 del 2022 ha destinato 500 milioni di euro alla riduzione dei divari territoriali, mentre il successivo Decreto Ministeriale 19 del 2024 ha finanziato azioni individualizzate di mentoring, accompagnamento pedagogico, potenziamento delle competenze e orientamento.
Il CNDDU sottolinea come il monitoraggio amministrativo svolto finora abbia quantificato la partecipazione agli interventi, ma non ancora la loro reale efficacia educativa. Sapere quante ore di corso o quanti progetti sono stati attivati non basta a determinare se un alunno a rischio abbia effettivamente migliorato la frequenza quotidiana, recuperato le lacune e proseguito con successo il proprio percorso scolastico.
Per questo motivo, viene chiesto al Ministero dell'Istruzione e del Merito di effettuare e rendere pubblica una valutazione d'impatto organica sui provvedimenti attuati, senza gravare le segreterie scolastiche di nuove burocrazie ma valorizzando il patrimonio informativo e i dati già presenti nelle banche dati di sistema.
Orientamento e transizioni: prevenire prima dell'abbandono
La dispersione scolastica non si manifesta all'improvviso con la cessazione formale della frequenza. È quasi sempre il risultato finale di un processo progressivo fatto di assenze ripetute, insuccessi, demotivazione e senso di inadeguatezza. Intervenire quando lo studente ha già abbandonato la classe risulta spesso tardivo o inefficace.
Un ruolo centrale deve essere svolto dall'orientamento scolastico, specialmente durante il passaggio dalla scuola secondaria di primo grado (scuola media) alla scuola secondaria di secondo grado (scuola superiore). Una scelta del percorso di studi inadeguata alle inclinazioni dello studente o un primo insuccesso durante il primo anno di superiori possono essere intercettati tempestivamente. Un riorientamento guidato e accompagnato dalle istituzioni scolastiche, anziché lasciato al solo carico delle famiglie, permette di evitare che una difficoltà iniziale si trasformi in una rinuncia definitiva agli studi.
Questa impostazione si inserisce nelle direttive della Raccomandazione europea Pathways to School Success del 2022, che colloca la prevenzione dell'abbandono all'interno di un'idea di benessere scolastico integrato, capace di tenere conto di apprendimenti, inclusione e contesti sociali.
L'alleanza con i servizi territoriali e il superamento dell'emergenza
Molte delle cause della dispersione affondano le radici fuori dalle aule scolastiche: contesti familiari fragili, povertà educativa, difficoltà economiche e assenza di servizi sul territorio incidono direttamente sul rendimento degli alunni. La scuola intercetta questi disagi ma non può farsene carico in totale solitudine.
Diventa quindi indispensabile strutturare reti di collaborazione stabili tra le scuole e i servizi socioeducativi degli enti locali, in particolare nelle aree geografiche e nei quartieri a più alto rischio di vulnerabilità sociale.
In vista del completamento degli investimenti PNRR, la priorità indicata dal mondo docente è superare la logica degli interventi straordinari a termine: le misure che hanno dimostrato di funzionare — come il tutoring individuale e l'orientamento continuo — devono essere stabilizzate e rifinanziate con fondi ordinari, garantendo continuità didattica ed educativa a chi ne ha più bisogno.
Il documento ufficiale: il provvedimento sul sito hashtagsicilia.it.




