L'introduzione di un congedo mestruale fino a tre giorni al mese per le studentesse e per il personale scolastico affetto da dismenorrea certificata riceve il sostegno esplicito del sindacato Anief. Con una posizione espressa a metà agosto 2026, l'organizzazione sindacale chiede di portare la tutela sia all'interno del dibattito legislativo in Parlamento, sia al tavolo di negoziazione per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) del comparto Istruzione e Ricerca per il triennio 2025-2027.

La proposta mira a dare un riconoscimento formale e una copertura giuridico-sanitaria a una condizione medica che limita fortemente lo svolgimento delle normali attività di studio e di lavoro, superando ingiustificate disparità territoriali o discrezionalità dei singoli istituti.

In cosa consiste la proposta di congedo mestruale

La misura ventilata sul piano normativo e rivendicata dal sindacato prevede l'accesso a permessi dedicati per le persone che soffrono di dismenorrea grave o invalidante, previa presentazione di idonea documentazione medica. In sintesi, le linee guida della proposta prevedono:

  • Durata: fino a un massimo di 3 giorni di permesso o assenza al mese;
  • Certificazione richiesta: attestazione medica rilasciata dal medico di medicina generale o da uno specialista (es. ginecologo);
  • Destinatari: studentesse delle scuole secondarie di secondo grado e delle università, unitamente alle lavoratrici del comparto scuola (docenti e personale ATA).

Come precisato nel comunicato ufficiale dell'Anief, l'obiettivo è integrare questa forma di tutela direttamente all'interno delle tutele contrattuali della scuola e promuoverne l'approvazione in sede legislativa.

Tutele per le studentesse: la deroga al limite di assenze

Per quanto riguarda la popolazione studentesca, il nodo principale riguarda la validità dell'anno scolastico. La normativa vigente (D.P.R. 122/2009) impone la frequenza di almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato per poter accedere alla valutazione finale e alla promozione.

La proposta punta a stabilire che i giorni di assenza usufruiti a titolo di congedo mestruale, se debitamente giustificati dal certificato medico, rientrino espressamente tra le deroghe motivate al limite massimo di assenze deliberate dal Collegio dei docenti. In questo modo, le studentesse colpite da dolori mestruali invalidanti non correrebbero il rischio di compromettere il proprio percorso scolastico o l'ammissione agli esami di Stato.

Negli ultimi anni diversi licei e istituti superiori in Italia hanno inserito autonomamente nei propri regolamenti d'istituto la possibilità di giustificare queste assenze al di fuori del computo generale; l'iniziativa sindacale e parlamentare intende rendere uniforme questa garanzia su tutto il territorio nazionale.

Cosa cambierebbe per docenti e personale ATA

Sul versante del personale dipendente (insegnanti, collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici), la richiesta è quella di prevedere istituti di permesso retribuito specifici o di equiparare le assenze per dismenorrea alle assenze per gravi patologie che richiedono terapie salvavita o visite specialistiche, evitando decurtazioni retributive legate alla cosiddetta "trattenuta Brunetta" nei primi 10 giorni di malattia.

Attualmente, le lavoratrici della scuola che necessitano di assentarsi per forti dolori mestruali devono ricorrere alla normale malattia o ai permessi retribuiti per motivi personali o familiari (art. 15 e 35 del CCNL di comparto). L'inserimento di una voce specifica nella piattaforma contrattuale 2025-2027 garantirebbe invece un quadro normativo chiaro e tutelante.

Il percorso tra Parlamento e trattative contrattuali

Attualmente il congedo mestruale è oggetto di diversi disegni di legge depositati alle Camere, in attesa di completare la discussione nelle commissioni competenti. Parallelamente, la fase d'impostazione delle trattative per il rinnovo contrattuale dell'istruzione rappresenta la sede naturale secondo i sindacati per tradurre queste istanze in norme d'ingaggio vincolanti per il personale scolastico.

L'evoluzione della misura dipenderà dunque sia dai tempi dell'iter parlamentare sia dal prosieguo del confronto tra le organizzazioni rappresentative e l'ARAN nei prossimi mesi.