In occasione della Giornata Internazionale della Gioventù, che si celebra oggi, mercoledì 12 agosto 2026, il mondo della scuola torna a chiedere con forza interventi strutturali per azzerare le disuguaglianze e i divari territoriali che penalizzano gli studenti italiani. L'appello arriva dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che propone di ripensare il sistema di distribuzione delle risorse e di introdurre nuovi standard minimi per garantire a tutti gli stessi punti di partenza.
Il tema scelto per la giornata di quest'anno, "Different Contexts, Common Aspirations" (Contesti diversi, aspirazioni comuni), accende i riflettori su una realtà complessa: la difficoltà del sistema formativo italiano di tradurre le competenze acquisite dai ragazzi in reali possibilità di emancipazione e autonomia economica.
I dati del divario: istruzione e occupazione in cifre
A sostenere l'allarme dei docenti ci sono i numeri analizzati dal CNDDU, presieduto dal professor Romano Pesavento. Secondo i dati OCSE, l'Italia destina all'istruzione (dalla scuola primaria all'università) il 3,9% del PIL, a fronte di una media dei Paesi OCSE pari al 4,7%. Inoltre, la quota di spesa pubblica complessiva riservata alla scuola è scesa dal 7,1% del 2015 al 6,7% registrato nel 2022.
Questo sottofinanziamento si riflette inevitabilmente sul mercato del lavoro e sulle prospettive dei neo-diplomati e neo-laureati. I dati Eurostat riferiti al 2025 mostrano che il tasso di occupazione dei giovani italiani tra i 20 e i 34 anni che hanno da poco concluso il percorso di studi si è fermato al 71,8%, mentre la media dell'Unione Europea si attesta all'83%. Pur non essendoci un nesso di causa-effetto matematico, per il Coordinamento è evidente la difficoltà strutturale del nostro Paese nel trasformare il capitale umano in mobilità sociale.
La proposta: i "Livelli Essenziali delle Opportunità Educative"
Per superare questa situazione, il CNDDU propone di andare oltre le attuali tutele previste dal decreto legislativo 63 del 2017 in materia di diritto allo studio. L'idea è quella di introdurre i "Livelli Essenziali delle Opportunità Educative": un pacchetto di prestazioni, strumenti e attività che ogni singola scuola sul territorio nazionale deve poter garantire concretamente ai propri iscritti.
Tra le opportunità minime da assicurare a ogni studente vengono individuate:
- L'accesso a strumenti digitali e laboratori all'avanguardia;
- Un orientamento scolastico e professionale qualificato;
- Percorsi di alfabetizzazione critica all'intelligenza artificiale;
- Esperienze scientifiche, culturali e di educazione ai diritti umani;
- Rapporti strutturati con il mondo universitario, della ricerca e del lavoro.
Per realizzare questo obiettivo, secondo i docenti, è necessario cambiare il criterio di ripartizione dei fondi scolastici. I finanziamenti non dovrebbero più basarsi quasi esclusivamente sul numero degli alunni o sulla capacità delle singole scuole di vincere bandi e progetti. Al contrario, dovrebbero pesare indicatori come il tasso di dispersione scolastica del territorio, il disagio socioeconomico, il divario digitale e la carenza di infrastrutture locali.
Questo approccio di "perequazione preventiva" consentirebbe di dare più risorse alle realtà più in difficoltà, valorizzando l'autonomia scolastica regolata dal DPR 275 del 1999, che oggi rischia invece di accentuare le distanze tra istituti a causa delle diverse capacità progettuali e amministrative.
Semplificazione per i docenti e gestione dell'Intelligenza Artificiale
L'appello dei docenti tocca anche due aspetti cruciali per la vita quotidiana all'interno delle classi: la burocrazia e l'impatto delle nuove tecnologie. Il CNDDU chiede di alleggerire il carico amministrativo degli insegnanti, riducendo la frammentazione causata dal continuo accumulo di piattaforme e adempimenti formali, per restituire tempo prezioso alla didattica e alla relazione con gli studenti.
Infine, lo sguardo è rivolto all'introduzione dell'intelligenza artificiale nella didattica quotidiana, regolata a livello nazionale dal DM 166 del 9 agosto 2025 e a livello comunitario dall'AI Act europeo. I docenti sottolineano che l'educazione all'IA non può limitarsi al mero utilizzo tecnico dei software, ma deve formare gli studenti a riconoscere i bias cognitivi, comprendere il trattamento dei dati personali e valutare criticamente l'affidabilità dei risultati. Soprattutto, per il CNDDU, deve essere sempre garantito il principio del controllo umano: qualsiasi decisione in grado di incidere sul percorso di valutazione e formazione degli alunni deve rimanere sotto l'esclusiva responsabilità dell'insegnante.
Il documento ufficiale: il provvedimento sul sito buonasera24.it.




