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Personale ATA

Posizioni economiche ATA: no ai tagli sugli incarichi specifici

11 agosto 2026 di Vincenzo Schirripa

Il personale ATA non dovrà restituire i compensi già percepiti per gli incarichi specifici svolti negli ultimi due anni scolastici. È questa la posizione netta emersa durante l'ultimo confronto tra il Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) e le organizzazioni sindacali. Il nodo del contendere riguarda la presunta incompatibilità tra le nuove posizioni economiche e le somme già erogate per mansioni aggiuntive, un'ipotesi che rischierebbe di colpire pesantemente le buste paga di migliaia di collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici.

La questione è stata affrontata recentemente, nel corso dell'incontro finalizzato alla sottoscrizione definitiva del CCNI FMOF (Fondo per il Miglioramento dell'Offerta Formativa) per l'anno scolastico 2024/2025. In questa sede, la FLC CGIL ha ribadito che ogni tentativo di applicare una "incompatibilità retroattiva" verrà contrastato in ogni sede, comprese quelle legali.

Il rischio di recupero somme: cosa sta succedendo

Al centro della disputa c'è l'integrazione tra le nuove posizioni economiche — riattivate dopo anni di blocco grazie alle risorse stanziate e alle procedure avviate con il Decreto Ministeriale 140/2024 — e il compenso per gli incarichi specifici (previsti dall'art. 76 del CCNL 2019-2021). L'allarme era scattato in seguito alla diffusione di alcune note tecniche ministeriali e bozze relative al monitoraggio del FMOF, che paventavano un'interpretazione restrittiva della norma, suggerendo un assorbimento degli incarichi nelle posizioni economiche.

A seguito del confronto, è stato chiarito che le posizioni economiche non devono essere considerate assorbenti rispetto agli incarichi specifici già assegnati e svolti negli anni scolastici 2024/2025 e 2025/2026. Pertanto, non si procederà alla richiesta di restituzione dei soldi (il cosiddetto "recupero crediti") né a una rimodulazione al ribasso dei pagamenti ancora dovuti per attività già concluse, salvaguardando la cumulabilità dei compensi per il periodo di transizione.

La posizione del sindacato: "Non si faccia cassa sul passato"

La reazione sindacale non si è fatta attendere. Durante il tavolo tecnico, i rappresentanti dei lavoratori hanno definito "inammissibile" l'ipotesi di toccare compensi già contrattati e liquidati. La tesi sostenuta è che il personale abbia svolto le mansioni aggiuntive sulla base di atti formali di assegnazione e di una contrattazione integrativa di istituto già chiusa.

"Non accetteremo che ora si vada a rimodulare o peggio a recuperare i compensi già riconosciuti come incarico specifico", ha dichiarato la FLC CGIL in una nota ufficiale a margine dell'incontro. Il sindacato ha sottolineato che eventuali discussioni sull'assorbimento tra le due voci retributive potranno riguardare esclusivamente il futuro, ma mai avere effetto retroattivo.

Cosa cambia per il personale ATA

Per i lavoratori ATA, la conferma di questa linea di fermezza rappresenta una tutela fondamentale per la stabilità del proprio stipendio. Ecco i punti chiave della difesa sindacale:

La sollecitazione rivolta al Ministero è quella di attenersi rigorosamente a quanto stabilito nei contratti nazionali e integrativi. La discussione su come armonizzare le indennità per il futuro dovrà essere definita nelle prossime sessioni di contrattazione collettiva, dove si potrà stabilire un quadro chiaro che non penalizzi chi ha garantito il funzionamento delle scuole in questi anni di transizione.

Cosa fare adesso

Al momento, il personale ATA che ha beneficiato o sta beneficiando degli incarichi specifici non deve intraprendere azioni individuali. La firma del CCNI FMOF dovrebbe blindare le risorse destinate al fondo, ma resta alta l'attenzione sulla circolare applicativa che il Ministero dovrà emanare prossimamente.

In caso di anomalie nel cedolino o comunicazioni da parte delle Ragionerie Territoriali dello Stato (RTS) riguardanti recuperi di somme per "incompatibilità", il consiglio è di rivolgersi immediatamente alle sedi sindacali territoriali per avviare le procedure di reclamo. La battaglia legale, come annunciato, è pronta a scattare qualora l'amministrazione decidesse di procedere con i tagli.

La partita resta aperta, ma il segnale inviato al Ministero è chiaro: i diritti acquisiti e il lavoro già prestato non possono essere messi in discussione da interpretazioni burocratiche tardive.

Tags: sindacati stipendio Ata
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