Quando il lancio di una pallina o di un riportello trasforma l'entusiasmo di un cane in un'attrazione viscerale e incessante, la motivazione al gioco può assumere tratti che ricordano da vicino quelli di una dipendenza. Lo dimostra una ricerca scientifica pubblicata sulla rivista internazionale Royal Society Open Science e ripresa dall'Università di Padova attraverso il suo portale di divulgazione scientifica, che ha preso in esame l'atteggiamento verso i giocattoli di un ampio campione composto da 1.692 cani residenti in 33 Paesi differenti.

Lo studio, curato dalle ricercatrici Alja Mazzini e Stefanie Riemer, intende approfondire cosa accada quando il desiderio di interagire con oggetti rotondi, corde e strumenti di riporto diventa talmente dominante da sovrastare ogni altro stimolo ambientale o sociale. I risultati offrono spunti preziosi sia per chi si occupa di etologia e benessere animale a livello accademico, sia per le famiglie e i conduttori che convivono quotidianamente con soggetti particolarmente reattivi.

L'indagine e il questionario AB-Q

Per raccogliere i dati, le autrici dello studio hanno predisposto e distribuito online un’articolata indagine rivolta direttamente ai proprietari. Il questionario complessivo si componeva di 129 quesiti, tra i quali figuravano le quindici affermazioni costitutive dell'Addictive-like Behaviour Questionnaire for dogs (AB-Q), un indice specifico sviluppato per misurare l'intensità del legame del cane con i propri giochi.

A ciascuna affermazione il proprietario doveva assegnare un valore da 1 a 5, generando un punteggio finale compreso tra 15 e 75. Punteggi più elevati segnalavano una presenza marcata di comportamenti nei quali l'oggetto di gioco sembrava assumere un rilievo prioritario rispetto al cibo, al riposo o al contatto con le persone vicine.

Per valutare l'affidabilità dello strumento, le ricercatrici hanno ricontattato 274 partecipanti a due mesi di distanza per una seconda compilazione, raccogliendo in parallelo anche le valutazioni di una seconda persona di riferimento per 24 degli animali coinvolti. I dati hanno mostrato una buona coerenza interna, pur rimanendo nell'alveo dei sondaggi basati su osservazioni indirette e percezioni dei proprietari.

Razze e attitudini: chi è più incline all'ossessione?

I punteggi attribuiti tramite l'AB-Q hanno messo in luce differenze statisticamente significative tra gruppi di razze e categorie di impiego. In particolare, le medie più alte sono state registrate tra:

  • Cani da pastore: con livelli particolarmente elevati nei Pastori Tedeschi e nei Pastori Belgi, inclusa la varietà Malinois;
  • Terrier e Retriever: caratterizzati storicamente da una forte motivazione al lavoro e al recupero degli oggetti;
  • Cani da conduzione del bestiame: come Border Collie e Australian Shepherd, razze note per la loro spiccata focalizzazione sugli stimoli in movimento.

Al contrario, in fondo alla graduatoria dei punteggi intermedi si sono collocati i segugi e i cani appartenenti al gruppo degli spitz. Oltre alle differenze di razza, un fattore determinante è risultato l'impiego dell'animale: i cani impegnati in attività sportive o in mansioni lavorative (come la ricerca, il soccorso e il rilevamento) hanno ottenuto punteggi medi nettamente superiori rispetto ai cani da sola compagnia. In ambito operativo, infatti, un'elevata motivazione verso il premio finale costituisce un requisito fondamentale per garantire tenacia ed efficacia nell'azione.

Un modello descrittivo, non una diagnosi clinica

Le autrici della ricerca ci tengono tuttavia a fugare ogni potenziale fraintendimento: l'espressione addictive-like behaviour ("comportamento simile a una dipendenza") viene impiegata esclusivamente come modello descrittivo e non costituisce una diagnosi veterinaria formale o una patologia riconosciuta. Il fenomeno rappresenta piuttosto la manifestazione estrema di un tratto comportamentale del tutto fisiologico, ossia la spinta naturale al gioco.

Trattandosi di uno studio basato su questionari, occorre inoltre considerare i limiti intrinseci legati alla valutazione soggettiva del proprietario. Per questa ragione, il team di ricerca sottolinea la necessità di futuri studi longitudinali, affiancati da osservazioni dirette in contesti di laboratorio o in ambienti controllati, per comprendere meglio l'interazione tra fattori genetici, addestramento ed esperienza di vita.

Formazione e competenze nel settore animale

L'evoluzione delle ricerche sul comportamento animale e sulle dinamiche relazionali evidenzia quanto sia fondamentale una solida preparazione teorica per chi opera con i cani o studia le scienze naturali e applicate. Per gli appassionati o gli operatori che desiderano strutturare le proprie competenze e valorizzare il proprio percorso di studi con un titolo accademico, è possibile prendere in considerazione i corsi di laurea online riconosciuti con consulenza dedicata per individuare la soluzione formativa più idonea alle proprie esigenze.

Consigli pratici per la gestione del gioco

Quando l'interesse verso la pallina diventa fonte di agitazione anziché di svago, gli esperti suggeriscono di adottare alcune buone prassi quotidiane per preservare il benessere del cane:

  • Diversificare le attività: alternare i giochi di inseguimento con attività di ricerca olfattiva, masticazione o giochi di attivazione mentale che favoriscono la concentrazione e l'autoregolazione;
  • Gestire le pause: insegnare al cane un segnale chiaro di "inizio" e "fine" del gioco, evitando di lasciare gli oggetti a libera disposizione se questo crea uno stato di vigilanza continua;
  • Favorire il recupero della calma: al termine della sessione di gioco, guidare l'animale verso un momento di riposo, evitando di sollecitare continuamente l'eccitazione con lanci ripetuti.