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Scuola

Genitori, sveglia! Gratteri: “Se vostro figlio veste da killer, siete complici”

04 agosto 2026 di Francesco Perrone

Il ruolo della famiglia nell’educazione dei giovani torna al centro del dibattito pubblico con parole che non lasciano spazio a interpretazioni. Il procuratore Nicola Gratteri, intervenendo nei giorni scorsi durante un incontro pubblico a Monte San Giovanni Campano, ha rivolto un appello accorato e severo ai genitori, richiamandoli alle proprie responsabilità educative in un contesto sociale sempre più complesso.

Il magistrato, noto per il suo impegno costante nel contrasto alla criminalità organizzata, ha puntato il dito contro quella che definisce una pericolosa "assenza" o "distrazione" di molti padri e madri. Il messaggio è chiaro: non è possibile delegare esclusivamente alla scuola o alle istituzioni il compito di formare i cittadini di domani.

Il monito: vigilare sui segnali di disagio

Nel corso del suo intervento, Gratteri ha utilizzato espressioni forti per scuotere le coscienze. "Se vostro figlio si veste come un killer, siete complici", ha affermato il procuratore, sottolineando come l’abbigliamento, il linguaggio e le frequentazioni dei ragazzi siano spesso segnali premonitori di un disagio profondo o di una deriva verso modelli comportamentali aggressivi e devianti.

Secondo il magistrato, il genitore non può limitarsi a fornire supporto economico. La presenza educativa richiede vigilanza, capacità di ascolto e, soprattutto, il coraggio di porre dei limiti. Il procuratore ha evidenziato come l’indifferenza verso i cambiamenti repentini negli atteggiamenti dei figli rappresenti, di fatto, una forma di colpevole omissione che espone i giovani a rischi evitabili.

La scuola e la famiglia: un patto educativo necessario

Le parole di Gratteri si inseriscono in un momento in cui la comunità scolastica italiana sta riflettendo profondamente sul proprio ruolo. Spesso, gli istituti scolastici si trovano a dover gestire situazioni di bullismo, cyberbullismo e violenza che affondano le radici in contesti familiari fragili o carenti sul piano del controllo.

Il richiamo del procuratore non è una critica fine a se stessa, ma un invito a ricostruire quel "patto educativo" che vede scuola e famiglia collaborare verso un obiettivo comune: la tutela della crescita dei minori. L’autorità, intesa come guida e punto di riferimento, non deve essere percepita come un limite alla libertà, ma come lo strumento indispensabile per proteggere i ragazzi dal rischio di trovarsi coinvolti in dinamiche criminali o in percorsi di esclusione sociale.

Cosa significa essere genitori oggi

Il dibattito sollevato da queste dichiarazioni apre una riflessione necessaria anche per il personale docente e per i dirigenti scolastici, che quotidianamente osservano nelle aule le conseguenze di una genitorialità vissuta in modo troppo permissivo o distaccato.

L’invito di Gratteri è, in ultima analisi, un richiamo alla consapevolezza:

In una società che corre veloce e dove i modelli proposti dai media e dai social network possono trarre in inganno, la figura del genitore deve tornare a essere, per il procuratore, un baluardo di legalità e saggezza. La sfida educativa, dunque, resta la priorità assoluta per il futuro del Paese.

Foto di copertina: Università degli Studi di Urbino Carlo Bo — CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

Tags: cronaca educazione civica famiglia
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