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Scuola

Sassari, l'allarme dei docenti sulla riforma degli istituti

01 agosto 2026 di Francesco Perrone

A Sassari, il clima nelle sale professori è cambiato radicalmente in queste ultime settimane. Mentre la scuola si prepara alla pausa estiva, tra i docenti degli istituti tecnici e professionali del territorio si è acceso un dibattito serrato, alimentato da una crescente preoccupazione per il nuovo assetto delineato dalla riforma del comparto, che trova il suo riferimento normativo principale nel D.L. 144/2022, convertito con modificazioni dalla Legge 175/2022, e nei successivi decreti attuativi relativi alla filiera formativa tecnologico-professionale.

Non si tratta di una protesta estemporanea, ma di un malessere che ha radici profonde. Gli insegnanti, riuniti in comitati spontanei e sostenuti da diverse sigle sindacali, vedono nel modello ministeriale in fase di attuazione un rischio concreto per la qualità dell'offerta formativa pubblica. Il timore principale, espresso chiaramente in diverse assemblee svoltesi nel corso dell'estate nel capoluogo sardo, riguarda la tenuta didattica dei percorsi di studio e l'autonomia delle singole scuole.

Il cuore del malessere: la didattica al centro

Per chi vive quotidianamente il rapporto con gli studenti, la riforma non è solo un atto amministrativo. In istituti storici di Sassari, dove l'istruzione tecnica rappresenta da decenni un pilastro per l'inserimento lavorativo dei giovani, i docenti temono che la nuova impostazione possa frammentare i percorsi formativi. La critica mossa dagli insegnanti punta il dito contro una visione che, a loro avviso, rischia di privilegiare la velocità di inserimento nel mercato del lavoro a scapito di una solida preparazione teorica e critica.

"Siamo di fronte a un cambiamento che non abbiamo potuto discutere appieno", commenta un docente che preferisce mantenere l'anonimato ma che ha partecipato attivamente ai tavoli di confronto tenutisi in città. "La nostra preoccupazione non è il cambiamento in sé, ma il modo in cui questo viene imposto senza tenere conto della realtà specifica dei nostri laboratori e delle necessità delle famiglie sassaresi".

La mobilitazione e la richiesta di ascolto

La mobilitazione, che ha trovato spazio nel dibattito pubblico locale, si sta trasformando in una richiesta formale di confronto. I docenti non chiedono solo una sospensione delle misure, ma un ripensamento profondo. La richiesta, che si sta diffondendo tra le diverse sigle del settore come ANIEF e le altre organizzazioni rappresentative, è quella di aprire un tavolo di concertazione che coinvolga direttamente chi, in aula, dovrà mettere in pratica le nuove direttive.

Il timore condiviso è che, senza una revisione basata sull'ascolto di chi opera sul campo, gli istituti rischino di perdere la loro vocazione di presidi educativi, diventando meri centri di addestramento. Una prospettiva che, per la comunità scolastica di Sassari, appare come un passo indietro rispetto alla missione formativa che la scuola pubblica ha sempre perseguito.

Nelle prossime settimane, con l'avvicinarsi dell'inizio del nuovo anno scolastico, la questione è destinata a restare al centro del dibattito. La richiesta degli insegnanti è chiara: la riforma deve essere uno strumento al servizio della didattica, e non viceversa. Per ora, il Ministero dell'Istruzione e del Merito mantiene la linea tracciata; l'effettiva implementazione dei nuovi percorsi è prevista gradualmente, in attesa delle circolari applicative che definiranno le modalità operative per il personale scolastico. La voce di Sassari dimostra comunque che il corpo docente non intende restare a guardare, rivendicando il diritto di essere parte attiva nelle decisioni che cambieranno il volto del sistema scolastico italiano.

Tags: cronaca docenti riforma scolastica
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