Tutto è iniziato con una domanda apparentemente semplice: chi erano le persone a cui sono intitolate le strade che percorriamo ogni giorno per andare a scuola? Quello che doveva essere un normale percorso di Educazione Civica per una classe del Liceo "Matilde di Canossa" di Reggio Emilia si è trasformato in un caso che ha varcato i cancelli dell'istituto, arrivando a scuotere il dibattito pubblico cittadino e attirando la difesa ferma dell'amministrazione comunale.
In questo scorcio di fine luglio, mentre le aule sono vuote ma il dibattito sulla funzione sociale della scuola resta acceso, la vicenda del progetto di odonomastica locale (lo studio dei nomi delle strade) offre uno spunto di riflessione profondo su cosa significhi oggi "fare scuola". Gli studenti, guidati dai loro docenti, non si sono limitati a leggere le targhe di marmo agli angoli delle vie, ma hanno scavato negli archivi, interrogando il passato e, in alcuni casi, sollevando dubbi sulla memoria condivisa della città.
La ricerca che interroga il passato
Il progetto ha visto i ragazzi analizzare le biografie di personaggi storici locali e nazionali a cui Reggio Emilia ha dedicato spazi pubblici. L'obiettivo pedagogico era chiaro: trasformare nomi astratti in storie concrete, analizzando il contesto storico in cui quelle intitolazioni sono avvenute. Tuttavia, l'approccio critico degli studenti — che hanno messo in luce luci e ombre di alcune figure del passato — non è passato inosservato.
Alcuni rappresentanti delle istituzioni e forze politiche hanno espresso perplessità, se non aperta contrarietà, verso un lavoro che è stato percepito come una sorta di "processo alla storia". Le critiche si sono concentrate sulla presunta parzialità delle analisi giovanili, accusando la scuola di uscire dal seminato della didattica tradizionale per addentrarsi in territori ideologici.
La difesa dell'autonomia scolastica
Di fronte alle polemiche, il Comune di Reggio Emilia ha preso una posizione netta a favore dell'istituto. L'assessore Lanfranco de Franco ha espresso solidarietà agli studenti e ai docenti, sottolineando come sia "preoccupante che a taluni rappresentanti delle istituzioni possa dare fastidio un gruppo di ragazzi che studiano e si interrogano".
Secondo l'amministrazione, il valore del progetto risiede proprio nella capacità degli studenti di sviluppare un pensiero autonomo. "Il compito della scuola non è fornire verità preconfezionate, ma strumenti per interpretare la complessità", è il senso della difesa municipale. Il Comune ha ribadito che il lavoro svolto dai ragazzi del Liceo Canossa rappresenta un esempio virtuoso di cittadinanza attiva, dove il territorio diventa un libro di testo a cielo aperto.
"Studiare l’origine delle intitolazioni stradali significa riappropriarsi della storia della propria comunità. Impedire o criticare questo processo significa temere il confronto con il nostro passato."
Un futuro insieme a Istoreco
Per dare forza a questa esperienza e sottrarla alle dispute politiche contingenti, il Comune ha proposto di strutturare ulteriormente il percorso. L'idea è quella di avviare una collaborazione stabile tra le scuole e Istoreco (Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Reggio Emilia).
L'obiettivo è fornire agli studenti il supporto scientifico necessario per condurre ricerche d'archivio ancora più rigorose, garantendo al contempo che il dibattito resti su un piano storiografico e formativo. Questa sinergia permetterà di trasformare i risultati delle ricerche in materiali fruibili dalla cittadinanza, magari attraverso l'uso di tecnologie digitali come i QR code sulle targhe stradali, che permettano a chiunque di conoscere la storia dietro un nome.
Perché questa storia riguarda tutti
La vicenda del Liceo Canossa non è solo un fatto di cronaca locale. In un momento in cui le linee guida ministeriali spingono con forza sull'Educazione Civica e sulle competenze trasversali, il caso di Reggio Emilia pone una domanda fondamentale: quanto siamo disposti, come società adulta, ad accettare che i giovani mettano in discussione i nostri simboli?
Per i docenti, questa è una sfida quotidiana. Insegnare la storia significa anche insegnare che la memoria è un processo vivo, spesso conflittuale, e mai neutro. La difesa del Comune di Reggio Emilia non è dunque solo la difesa di un progetto scolastico, ma la tutela dello spazio di libertà che la scuola deve rappresentare.
In attesa della ripresa delle lezioni a settembre, il messaggio che arriva dall'Emilia è chiaro: la scuola che funziona è quella che esce dalle mura dell'edificio, che cammina per le strade e che non ha paura di fare domande difficili. Gli studenti del Canossa, con le loro ricerche sulla toponomastica, hanno dimostrato che anche una semplice targa stradale può diventare un'occasione per imparare a essere cittadini consapevoli.