L'intelligenza artificiale non deve essere guardata con timore o pregiudizio dal mondo della scuola, ma integrata nel percorso formativo con consapevolezza. È questa la posizione espressa da Ivana Barbacci, segretaria generale nazionale della Cisl Scuola, in un recente intervento pubblico dedicato alle sfide che attendono il settore dell'istruzione.
Il dibattito sull'ingresso delle nuove tecnologie nelle aule non è una novità, ma assume oggi contorni inediti a causa della velocità con cui gli strumenti di intelligenza artificiale generativa stanno trasformando il lavoro intellettuale e la ricerca. Secondo la leader sindacale, occorre evitare atteggiamenti di chiusura ideologica, che risulterebbero non solo anacronistici, ma controproducenti per la crescita degli studenti.
Il paragone con la calcolatrice
Per spiegare la propria visione, Barbacci ha utilizzato un efficace paragone storico: quello con la calcolatrice. "Prima la calcolatrice, oggi l’intelligenza artificiale", ha osservato, sottolineando come, in passato, l'introduzione di strumenti di calcolo automatico fosse stata accolta con scetticismo da parte di molti docenti, preoccupati che potessero in qualche modo indebolire le capacità logiche degli alunni. Col tempo, invece, tali strumenti sono diventati parte integrante della didattica, permettendo di liberare tempo e risorse mentali per compiti di ordine superiore.
Il messaggio è chiaro: il problema non è lo strumento in sé, ma la modalità con cui viene utilizzato. Vietare l'intelligenza artificiale significherebbe ignorare la realtà in cui gli studenti si troveranno a operare una volta terminato il percorso di studi. La sfida, dunque, si sposta sulla metodologia didattica: il docente deve essere messo nelle condizioni di governare il cambiamento, anziché subirlo.
La centralità della figura docente
L'analisi di Barbacci si inserisce in un contesto normativo e pedagogico in cui il Ministero dell'Istruzione e del Merito sta ponendo crescente attenzione alla digitalizzazione. Il punto fermo, ribadito dalla segretaria della Cisl, resta la centralità del fattore umano. "Non si faccia l'errore di pensare che la tecnologia possa sostituire la funzione educativa", ha avvertito, ribadendo che la mediazione del docente è indispensabile per trasformare l'informazione in conoscenza critica.
La formazione del personale scolastico diventa, in quest'ottica, il pilastro fondamentale. Senza un adeguato aggiornamento professionale, il rischio è che il divario tra le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie e la capacità del sistema scolastico di sfruttarle continui ad ampliarsi.
Prospettive per il nuovo anno scolastico
Mentre ci si prepara alla ripresa delle attività a settembre, il tema dell'innovazione tecnologica si intreccia con quello delle risorse necessarie per sostenere il personale. La Cisl Scuola continua a monitorare l'evoluzione del quadro normativo ministeriale, ribadendo che qualsiasi innovazione, per essere efficace, richiede investimenti mirati in termini di infrastrutture, ma soprattutto di valorizzazione del ruolo professionale di chi ogni giorno vive la classe.
In attesa di conoscere i dettagli dei prossimi bandi per la formazione e l'innovazione didattica, la riflessione lanciata dal sindacato invita a un cambio di paradigma: passare dalla paura del nuovo alla gestione responsabile delle opportunità, mettendo al centro, come sempre, il diritto allo studio e il successo formativo delle nuove generazioni.