Il sistema scolastico italiano si trova di fronte a una sfida sempre più complessa: l'aumento costante del numero di alunni con disabilità non trova un corrispettivo adeguato nella stabilizzazione del personale docente specializzato. Nonostante le ore di sostegno vengano incrementate per rispondere ai bisogni educativi, la continuità didattica — elemento cardine per il successo formativo degli studenti — continua a essere minata da un elevato tasso di precariato.
La questione, sollevata con forza dalla CISL, accende i riflettori su una criticità strutturale che coinvolge migliaia di famiglie, docenti e istituzioni scolastiche in tutto il Paese, con particolare rilevanza nelle regioni dove il fenomeno è più marcato. A testimoniare la gravità del quadro, si consideri che per l'anno scolastico in corso le stime ufficiali indicano il ricorso a oltre 100.000 posti in deroga, una cifra che evidenzia come gran parte dell'offerta formativa per gli alunni con disabilità poggi ancora su contratti a tempo determinato anziché su organici stabili.
La continuità didattica sotto pressione
La continuità didattica è, per definizione, la condizione essenziale affinché il processo di inclusione scolastica possa dirsi efficace. Tuttavia, il ricorso massiccio a supplenze annuali impedisce spesso che lo stesso docente accompagni l'alunno nel suo percorso di crescita pluriennale. La denuncia sindacale sottolinea come la crescita della domanda di sostegno non sia stata accompagnata da un piano di assunzioni in ruolo capace di coprire le reali esigenze degli organici.
È necessario distinguere chiaramente tra l'organico di diritto, ovvero i posti stabili previsti dal piano ministeriale, e l'organico di fatto, che comprende i posti in deroga attivati annualmente in base al numero effettivo di alunni con disabilità certificata. Attualmente, il reclutamento del personale specializzato passa per le Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) di prima fascia, che rappresentano il canale prioritario per l'assegnazione di incarichi finalizzati al ruolo, secondo le procedure straordinarie previste dalla normativa vigente che mira a favorire la copertura dei posti rimasti vacanti dopo le ordinarie immissioni in ruolo.
Il risultato è un sistema che, pur garantendo formalmente le ore di assistenza, manca di stabilità. Il docente precario, chiamato ogni anno a nuove assegnazioni, si trova spesso a dover ricostruire il rapporto relazionale e didattico con l'alunno, vanificando parte del lavoro di inclusione svolto negli anni precedenti.
Le richieste del mondo sindacale
Per superare questo stallo, le organizzazioni sindacali chiedono un cambio di passo nella programmazione degli organici, richiamando l'attenzione sulla necessità di dare piena attuazione alle sentenze della Corte Costituzionale (come la n. 80/2010), che ha più volte sottolineato l'obbligo per lo Stato di garantire il diritto all'istruzione attraverso una dotazione organica che risponda al reale fabbisogno degli studenti. Le proposte si concentrano principalmente su due assi:
- Stabilizzazione del personale: trasformare i posti in deroga, che attualmente vengono coperti da supplenti annuali, in posti in organico di diritto per permettere le immissioni in ruolo.
- Programmazione pluriennale: superare la logica dell'emergenza annuale per passare a una pianificazione che tenga conto dell'effettivo fabbisogno rilevato dai PEI (Piani Educativi Individualizzati).
L'obiettivo dichiarato è quello di dare dignità professionale ai docenti che da anni operano nel settore, garantendo al contempo alle famiglie la certezza di un referente stabile per i propri figli. Senza una riforma strutturale delle modalità di reclutamento e di gestione degli organici, il rischio è che il sistema continui a "inseguire" l'emergenza, senza mai riuscire a garantire pienamente il diritto allo studio e all'inclusione sancito dalla normativa vigente.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Con l'approssimarsi dell'avvio dell'anno scolastico 2026/2027, il tema delle immissioni in ruolo e dell'assegnazione delle supplenze tornerà al centro del dibattito pubblico. Le segreterie nazionali sono in attesa di confrontarsi con il Ministero dell'Istruzione e del Merito sulle modalità di copertura dei posti vacanti e sulla gestione delle graduatorie, al fine di ridurre quanto più possibile il fenomeno della "cattedra vacante" a settembre.
Per le famiglie e per il personale scolastico, il monitoraggio delle prossime circolari ministeriali sarà fondamentale per comprendere le reali possibilità di stabilizzazione e il numero di cattedre che saranno effettivamente messe a disposizione per le assunzioni a tempo indeterminato.




