Il dibattito sul ruolo del docente nel sistema d’istruzione italiano torna al centro dell’attenzione attraverso le riflessioni di Vincenzo Schettini, il noto divulgatore scientifico e insegnante di fisica, autore del progetto La Fisica Che Ci Piace. In un contesto in cui la scuola sta attraversando una fase di profonda trasformazione digitale, Schettini ha ribadito la necessità di riequilibrare il tempo dedicato alla didattica rispetto a quello assorbito dagli adempimenti amministrativi.
Le osservazioni del docente, che hanno suscitato un ampio dibattito nei mesi scorsi, si concentrano sul contrasto tra l'entusiasmo della relazione educativa e la complessità burocratica che spesso caratterizza il quotidiano lavorativo tra i banchi. Secondo Schettini, sebbene l'innovazione tecnologica offra strumenti preziosi per raggiungere gli studenti, il sistema scolastico rischia di soffocare la creatività del docente sotto il peso di procedure spesso ripetitive e poco funzionali all'apprendimento.
Il futuro dell'insegnamento tra digitale e presenza
Schettini ha più volte sottolineato come l'insegnamento sia destinato a cambiare radicalmente nei prossimi anni. La possibilità di fruire della didattica anche attraverso modalità online, fuori dalle classiche "quattro mura" dell'aula, non deve essere vista come una sostituzione della presenza fisica, ma come un'integrazione necessaria. Tuttavia, il punto centrale sollevato dal professore riguarda la condizione del docente: “Se un docente è costretto a dedicare la maggior parte del proprio tempo a compilare moduli e gestire pratiche burocratiche, viene meno la sua funzione principale, che è quella di accendere la curiosità degli studenti”.
Questa visione si inserisce in un panorama più ampio, che vede il Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) impegnato in un processo di digitalizzazione dei servizi, finalizzato proprio a semplificare il lavoro del personale scolastico tramite piattaforme come il portale istituzionale del MIM. Tuttavia, la percezione da parte di molti insegnanti resta quella di una scuola ancora troppo vincolata ad adempimenti formali che sottraggono tempo prezioso alla preparazione delle lezioni e al supporto personalizzato agli alunni.
La sfida della motivazione
Per il docente di fisica, la vera sfida per il sistema d'istruzione non è solo tecnologica, ma pedagogica. Gli stimoli che provengono dagli studenti — curiosi, connessi e sempre pronti a interrogarsi sul mondo — devono trovare una scuola in grado di rispondere non con circolari e scadenze, ma con un'offerta formativa dinamica. La critica di Schettini funge da monito per una scuola che, pur dovendo rispettare le norme e le procedure necessarie, non deve perdere di vista l'obiettivo primario: formare cittadini critici e appassionati.
Le parole del professore interrogano anche il mondo sindacale e le istituzioni, chiamate a riflettere su come valorizzare la professione docente, alleggerendo il carico di lavoro non strettamente didattico. In un momento in cui la figura dell'insegnante è messa alla prova da una società in rapido mutamento, il richiamo a una "scuola più agile" e meno ingessata resta un tema centrale per il dibattito pubblico dei prossimi anni scolastici.
Il punto di vista di Schettini, pur nella sua natura di opinione personale, riflette una consapevolezza diffusa tra molti insegnanti che, ogni giorno, cercano di conciliare le richieste istituzionali con il desiderio di trasmettere il proprio sapere in modo innovativo e coinvolgente.
Foto di copertina: Mg5150 — CC0, via Wikimedia Commons




