Chi insegna, chi dirige una scuola e chi accompagna un figlio con disabilità ha da qualche mese uno strumento in più per capire quando un rifiuto smette di essere un problema organizzativo e diventa una discriminazione: un test d'ingresso senza gli ausili necessari, una gita programmata in un luogo inaccessibile, un'attività di classe da cui un alunno resta fuori. Il libro Disabilità e discriminazione. Conoscere, riconoscere e agire, uscito lo scorso aprile per l'editore milanese La Vita Felice, prova a rispondere proprio a questa domanda pratica: che cosa si può fare, e con quali argomenti.
La segnalazione del volume è arrivata alla nostra redazione dall'avvocato Salvatore Nocera, presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH e responsabile dell'area normativo-giuridica dell'Osservatorio sull'integrazione scolastica dell'AIPD, da decenni uno dei riferimenti italiani sulla normativa dell'inclusione.
Chi lo ha scritto e da dove nasce
Il libro è firmato da Alberto Fontana, segretario dei Centri Clinici NeMO, e dall'avvocata Laura Abet, che guida il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della LEDHA, la Lega per i diritti delle persone con disabilità aderente alla FISH. La prefazione è di Giuseppe Guzzetti.
Non è un manuale astratto: nasce dai casi seguiti dal Centro nei suoi primi dieci anni di attività, oltre novemila richieste di intervento arrivate soprattutto dalla Lombardia, sfociate in un numero molto più ridotto di assistenze legali e in una manciata di cause davanti al giudice. Il ricorso, ha spiegato Abet in un'intervista al quotidiano Avvenire, resta l'ultima spiaggia: la gran parte delle situazioni si chiude prima, con un accordo che rende possibile la partecipazione.
Perché riguarda direttamente la scuola
Dei cinque ambiti affrontati nel libro — accessibilità, inclusione scolastica, assistenza e vita indipendente, lavoro e discriminazione intersezionale — quello scolastico è il più ricorrente.
«L'inclusione scolastica è la voce che ci impegna di più», ha dichiarato Laura Abet ad Avvenire.
Gli esempi raccontati sono riconoscibili da chiunque lavori in un istituto. Una studentessa di un liceo musicale milanese rischiò di non poter frequentare la scuola che desiderava perché durante la prova d'ingresso non le furono garantiti gli strumenti che le avrebbero permesso di sostenerla in condizioni di parità: il tribunale riconobbe il comportamento come discriminatorio. Oppure la gita programmata in una città piena di scale e ponti nonostante in classe ci sia un alunno che usa la carrozzina, o il fatto che si dia per scontato che sia un genitore ad accompagnarlo, pagandosi il viaggio.
Il punto che il volume mette al centro è quello che gli autori chiamano il paradosso italiano: l'Italia ha un quadro normativo sull'inclusione tra i più avanzati, dalla legge 104 del 1992 alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ma quelle regole non si traducono automaticamente in comportamenti quotidiani. Le leggi, sostengono Fontana e Abet, non bastano da sole: servono strumenti, responsabilità precise e volontà di applicarle.
La parola chiave: accomodamento ragionevole
È il concetto su cui il libro insiste di più ed è anche quello che conviene conoscere a chi sta in classe. L'accomodamento ragionevole è l'adattamento concreto — un ausilio, una modalità diversa di svolgere una prova, un'organizzazione differente di un'uscita didattica — che può fare la differenza tra escludere e includere. Il suo rifiuto, quando l'adattamento sarebbe stato possibile senza oneri sproporzionati, non è una scelta discrezionale della scuola: è una forma di discriminazione riconosciuta dall'ordinamento.
Tradotto nella pratica di settembre, quando riprenderanno le lezioni, significa alcune attenzioni molto concrete:
- verificare per tempo l'accessibilità dei luoghi scelti per uscite, viaggi d'istruzione e attività esterne, prima di annunciarli alle famiglie;
- garantire che prove d'ingresso, verifiche ed esami si svolgano con gli strumenti previsti dal PEI e dalla documentazione dell'alunno;
- non trasferire sulla famiglia costi e presenza che spettano all'organizzazione scolastica;
- mettere per iscritto, nel GLO, richieste, risposte e motivazioni: è ciò che permette poi di ricostruire se una soluzione era davvero impraticabile o solo scomoda.
Per le famiglie il messaggio è simmetrico. Prima di pensare al giudice conviene formalizzare la richiesta e chiedere una risposta motivata; molti casi, ricordano gli autori, si risolvono in questa fase. E, soprattutto, serve allenarsi a riconoscere la negazione di un diritto quando la si subisce o la si vede: è la vera sfida indicata nel libro.
Un libro pensato anche per chi lavora nelle istituzioni
Secondo la presentazione del volume, il testo non vuole essere solo una denuncia ma una guida per chi opera nella scuola, nella sanità, nel lavoro e nel Terzo settore, oltre che per cittadini e famiglie. Nella prefazione Guzzetti allarga lo sguardo:
«La lotta alla discriminazione non riguarda una minoranza. Riguarda tutti».
Per un docente di sostegno, un coordinatore di classe o un dirigente è un testo che aiuta soprattutto su un fronte: distinguere ciò che è davvero impossibile da ciò che è solo mai stato provato. Ed è, per chi si occupa di inclusione, il modo più rapido per arrivare preparati alla ripartenza del prossimo anno scolastico.