Oltre quattro studenti su dieci tra i 15 e i 19 anni sono stati coinvolti in episodi di violenza, ricoprendo il ruolo di autori, vittime o entrambi. La dimensione del fenomeno emerge dalle analisi dell'indagine ESPAD Italia condotta dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) ed è stata ripresa dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che sollecita interventi strutturali immediati nelle scuole italiane.
Di fronte a un quadro clinico e sociale sempre più complesso, l'associazione dei docenti chiede l'adozione di una strategia nazionale permanente: un piano coordinato che superi la logica degli interventi d'emergenza e metta al centro la formazione dei docenti, il supporto psicologico continuo negli istituti e la promozione attiva dell'empatia nei contesti scolastici.
I dati della ricerca del CNR sul comportamento giovanile
L'indagine condotta dall'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa (IFC-CNR) offre una fotografia dettagliata dei comportamenti a rischio tra la popolazione studentesca delle scuole secondarie di secondo grado. Più del 40% dei ragazzi intervistati dichiara di essere stato direttamente implicato in scontri fisici, episodi di bullismo, minacce o risse di gruppo nel corso dell'ultimo anno.
Dallo studio emerge un legame stretto tra le diverse forme di disagio: la violenza agita o subita si intreccia di frequente con l'uso incontrollato delle tecnologie digitali, il fenomeno del cyberbullismo, l'abuso di sostanze e contesti relazionali fragili. I ricercatori sottolineano come l'esposizione prolungata a contenuti violenti sui social network contribuisca a desensibilizzare i giovani rispetto alle conseguenze reali delle proprie azioni.
Le richieste del CNDDU per il mondo della scuola
Il Coordinamento Nazionale Docenti delle Discipline dei Diritti Umani ha inviato una sollecitazione al Ministero dell'Istruzione e del Merito e alle istituzioni scolastiche, individuando alcuni pilastri imprescindibili per contrastare l'escalation della violenza giovanile:
- Presidio psicologico e pedagogico stabile: superare la precarietà dei progetti a termine, garantendo in ogni istituto scolastico una figura di riferimento per lo psicologo scolastico e il pedagogista.
- Formazione specifica per il personale docente: fornire agli insegnanti strumenti concreti per intercettare i segnali precoci di disagio emotivo e gestire i conflitti nell'ambiente classe.
- Rafforzamento dell'Educazione civica e dei Diritti umani: potenziare i moduli dedicati al rispetto dell'altro, al consenso, alla gestione della rabbia e all'uso responsabile della rete.
- Alleanza scuola-famiglia-territorio: creare reti di contrasto con i servizi sociali, le risorse sanitarie locali e le associazioni del terzo settore.
Sanzioni e prevenzione: il nodo della responsabilizzazione
Negli ultimi mesi il dibattito pubblico e normativo si è concentrato sull'inasprimento della valutazione della condotta e sull'introduzione di percorsi educativi di recupero per gli studenti che si rendono responsabili di gravi infrazioni disciplinari. Tuttavia, gli esperti e le rappresentanze dei docenti ricordano che la sola leva sanzionatoria rischia di rivelarsi inefficace se non accompagnata da un'azione capillare di prevenzione primaria.
L'obiettivo indicato dal CNDDU non è soltanto quello di reprimere i comportamenti devianti, ma di ricostruire la comunità educante. Gli episodi di aggressione tra pari, infatti, spesso scaturiscono dall'incapacità di decodificare e canalizzare le proprie emozioni, oltre che da una diffusa solitudine esistenziale che la scuola ha la responsabilità pedagogica di intercettare.
Cosa possono fare le scuole nella pianificazione delle attività
In vista dell'avvio delle attività programmatorie per il prossimo anno scolastico, i Collegi dei docenti e i Consigli di istituto sono chiamati a declinare nei PTOF (Piani Triennali dell'Offerta Formativa) azioni concrete di prevenzione del disagio:
- Progettare percorsi integrati di peer education (educazione tra pari) per favorire il dialogo e la solidarietà tra studenti di classi diverse.
- Attivare laboratori espressivi, teatrali o sportivi orientati all'inclusione e al rispetto delle regole condivise.
- Organizzare incontri informativi con esperti del settore (forze dell'ordine, psicologi, educatori) rivolti sia agli studenti sia ai genitori.
- Incentivare l'adozione di regolamenti di disciplina che prevedano forme di giustizia riparativa, anziché la semplice allontanamento dalla comunità scolastica.