Il robot umanoide che avrebbe dovuto affiancare gli insegnanti di materie STEM in un liceo dello Stato di New York non entrerà in aula alla ripresa delle lezioni. Il distretto scolastico che lo aveva acquistato ha annunciato venerdì scorso la sospensione del progetto, dopo i rilievi dell'amministrazione scolastica statale sulla protezione dei dati degli studenti e dopo settimane di polemiche di famiglie e sindacato.
La storia arriva da Salamanca, piccola città rurale nella parte occidentale dello Stato di New York, nella contea di Cattaraugus, in un territorio che ricade nella riserva della Seneca Nation. Qui il distretto scolastico locale aveva deliberato l'acquisto di un robot umanoide dalla società canadese Realbotix, insieme a un programma di assistente didattico basato sull'intelligenza artificiale. L'operazione, secondo i documenti del distretto ripresi dalla stampa statunitense, vale 57.590 dollari.
Che cosa prevedeva il progetto
Il robot, battezzato Sally, non era pensato per sostituire il docente: nella presentazione del distretto veniva descritto come uno strumento di supporto a studenti e insegnanti, con la promessa esplicita che non avrebbe mai preso il posto del personale né dell'interazione umana. Secondo quanto dichiarato dall'amministratore delegato di Realbotix, Andrew Kiguel, la macchina avrebbe avuto un aspetto realistico — pelle in silicone, capelli lunghi castani — e sarebbe rimasta seduta in posizione fissa, con la possibilità di muovere la parte superiore del corpo e di riprodurre espressioni facciali. Nessuna camminata tra i banchi, dunque.
Curioso il dettaglio sull'aspetto: a sceglierlo, ha raccontato il sovrintendente scolastico Mark Beehler in un'intervista a un'emittente locale, sono stati gli studenti stessi, che avevano indicato una figura femminile giovane, in una fascia d'età compresa fra i 16 e i 24 anni. Nessuna delle fonti disponibili attribuisce al robot un'età "ufficiale" più precisa.
L'impiego previsto era circoscritto: i corsi di coding, robotica e intelligenza artificiale rivolti agli studenti degli ultimi due anni di scuola superiore, all'interno di un percorso STEM ispirato al curriculum sviluppato dal cofondatore di Apple Steve Wozniak. Accanto al robot fisico era prevista una versione avatar, utilizzabile dagli studenti sui portatili durante e dopo l'orario scolastico: caricare la foto di un compito e ricevere un riscontro, chiedere la generazione di una spiegazione su un argomento, ottenere traduzioni in oltre cento lingue. Un codice identificativo personale avrebbe permesso alla macchina di riprendere il filo delle conversazioni precedenti con ciascun ragazzo.
Perché il progetto si è fermato
La frenata è arrivata il 24 luglio. Con un messaggio pubblicato sulla propria pagina Facebook, il distretto ha comunicato che il progetto pilota con Realbotix è momentaneamente sospeso, in attesa di definire accordi rafforzati sulla protezione dei dati degli studenti con il Dipartimento dell'istruzione dello Stato di New York e di proseguire il confronto con la comunità scolastica.
L'annuncio è arrivato poche ore dopo una lettera della commissaria statale all'istruzione, Betty Rosa, indirizzata al sovrintendente Beehler: nel documento il Dipartimento esprime preoccupazione per l'effetto che un robot dalle sembianze umane può produrre all'interno di un'aula di scuola superiore, richiamando le perplessità di genitori, insegnanti e altri soggetti coinvolti.
Molto duro il sindacato dei docenti dello Stato di New York, NYSUT: secondo la presidente Melinda Person, un robot costruito da un'azienda collegata al settore delle bambole sessuali non ha nulla a che fare con le aule scolastiche, e nessuna macchina — per quanto realistica — può sostituire la relazione con adulti capaci di accorgersi quando uno studente è in difficoltà. Il riferimento è al fatto che Realbotix, nata come società di tecnologia digitale, nel 2024 ha rilevato il gruppo che produce bambole iperrealistiche per adulti; l'azienda ha replicato pubblicamente che le due divisioni sono separate per personale, stabilimenti e tecnologie. In una dichiarazione diffusa dopo la sospensione, Kiguel ha detto di rispettare pienamente qualsiasi decisione della scuola e di considerare opportuna un'istruttoria approfondita da parte di tutti i soggetti coinvolti.
Che cosa insegna il caso, anche in Italia
Vale la pena sgonfiare un'etichetta che ha circolato molto: non si tratta del "primo docente robot" al mondo. Le stesse fonti statunitensi parlano di uno dei primi casi negli Stati Uniti, e comunque di un assistente collocato in classe accanto all'insegnante, non di un titolare di cattedra. Soprattutto, per ora, si tratta di un progetto sospeso.
Il punto interessante per chi lavora nella scuola italiana è però un altro: il progetto non si è arenato sul fascino o sull'inquietudine dell'umanoide, ma su una questione molto concreta, quella del trattamento dei dati degli studenti e del consenso della comunità scolastica. È esattamente il terreno su cui si muovono anche le nostre scuole quando introducono strumenti di intelligenza artificiale nella didattica. Il quadro di riferimento nazionale è dato dalle Linee guida per l'introduzione dell'Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche, allegate al decreto ministeriale n. 166 del 9 agosto 2025, che insistono proprio su governance interna, gestione dei rischi e formazione del personale.
In altre parole: prima di chiedersi se un assistente digitale "funziona", conviene chiedersi chi tratta i dati dei minori, con quali garanzie, chi ha deciso e con quale coinvolgimento di docenti e famiglie. A Salamanca queste domande sono arrivate dopo l'acquisto, non prima. Ed è il motivo per cui, oggi, il robot resta fuori dalla porta dell'aula.