Il Venezuela ha comunicato alle Nazioni Unite la decisione di uscire dalla Corte penale internazionale, il tribunale dell'Aja che giudica genocidio, crimini di guerra, crimini contro l'umanità e crimine di aggressione. Attenzione però a un punto che spesso si perde nei titoli: il ritiro non è immediato e non cancella le indagini già avviate sul Paese.
La comunicazione è arrivata venerdì 24 luglio. Secondo quanto riferito dall'ANSA, il ministro degli Esteri di Caracas, Félix Plasencia González, ha annunciato in una nota — rilanciata anche sui suoi profili social — che il Venezuela ha informato il segretario generale dell'Onu, António Guterres, della propria decisione «ferma e irrevocabile» di denunciare lo Statuto di Roma e avviare il ritiro definitivo dalla Corte. L'iniziativa, si legge nella stessa nota, è stata assunta su indicazione della presidente ad interim Delcy Rodríguez.
Le motivazioni di Caracas
Il governo venezuelano non contesta l'esistenza di una giustizia penale internazionale, ma il modo in cui — a suo giudizio — viene esercitata. Nella nota si sostiene che l'attività della Corte rifletta una parzialità geografica, essendosi concentrata in modo sproporzionato su Paesi africani e latinoamericani, a scapito del cosiddetto Sud del mondo. Uno schema che, secondo Caracas, rivelerebbe un sistema di giustizia internazionale non applicato in modo equo, ma strumentalizzato a danno del diritto dei popoli all'autodeterminazione e alla sovranità.
La stessa Rodríguez, intervenendo pubblicamente, ha ribadito la linea, affermando che il tribunale sarebbe stato politicizzato al punto da colpire lo Stato e il popolo venezuelano.
Perché il recesso non è immediato
Qui sta l'aspetto tecnico che vale la pena capire, perché è quello che determina gli effetti reali. Il ritiro viene esercitato attraverso l'articolo 127 dello Statuto di Roma, la norma che disciplina l'uscita volontaria di uno Stato aderente. Quella disposizione prevede due cose importanti:
- la denuncia ha effetto un anno dopo la data in cui il segretario generale dell'Onu riceve la notifica formale;
- l'uscita non pregiudica i procedimenti e le indagini già in corso prima che il recesso diventi efficace.
In altre parole: fino a quel momento il Venezuela resta a tutti gli effetti Stato parte, e il fascicolo aperto all'Aja non si chiude automaticamente. Un precedente c'è già: le Filippine uscirono dallo Statuto nel 2019, ma l'inchiesta della Corte proseguì per il periodo in cui il trattato era in vigore nel Paese.
Va aggiunta una nota di cautela: nella giornata di venerdì la Corte ha fatto sapere di non aver ancora ricevuto la notifica formale del ritiro. Il conteggio dei dodici mesi, quindi, partirà dal momento della ricezione, non dall'annuncio.
Il contesto: un rapporto rotto da tempo
La decisione non arriva a sorpresa. Il Venezuela aderisce allo Statuto di Roma dal 2000. Nel 2018 sei Stati parte — tra cui Argentina, Canada, Colombia, Cile, Paraguay e Perù — chiesero alla Procura dell'Aja di indagare sulla situazione venezuelana a partire dal febbraio 2014. L'inchiesta formale sui presunti crimini contro l'umanità legati alla repressione delle proteste è stata poi aperta nel 2021, con successive fasi di sospensione e riavvio: sulla pagina istituzionale del fascicolo Venezuela I la Corte ricostruisce l'intero percorso procedurale.
Nel gennaio 2025 la Corte ha chiuso il proprio ufficio tecnico a Caracas, lamentando la mancata collaborazione delle autorità. Nel dicembre successivo l'Assemblea nazionale venezuelana ha votato per abrogare la legge di ratifica dello Statuto, aprendo di fatto la strada al recesso. Un mese dopo, a gennaio di quest'anno, Nicolás Maduro è stato rimosso dal potere ed è finito nelle mani delle autorità statunitensi, che gli contestano accuse di narcotraffico; da allora la presidenza è retta ad interim da Delcy Rodríguez.
L'annuncio, riportano le agenzie internazionali, cade peraltro nella stessa giornata in cui gli Stati aderenti alla Corte hanno deciso la rimozione del procuratore capo Karim Khan, a seguito di accuse di violenza sessuale che l'interessato respinge e che, secondo i suoi legali, saranno impugnate.
Perché interessa anche chi insegna
Per le scuole italiane non cambia nulla sul piano pratico. Ma la vicenda è uno di quei casi che si prestano bene al lavoro in classe, soprattutto nelle ore di educazione civica e negli insegnamenti di storia e diritto: mostra in modo concreto come funziona un trattato internazionale, che cosa significa "ratificare" e "denunciare" un accordo, e perché una decisione politica annunciata oggi possa produrre effetti giuridici solo tra un anno.
È anche un buon esercizio di lettura critica delle notizie. Tra il titolo («il Venezuela esce dalla Corte penale internazionale») e ciò che accade davvero c'è una distanza che si misura solo andando a leggere la norma richiamata. Un passaggio semplice, ma che vale più di molte lezioni teoriche sulla differenza tra annuncio e atto.
Cosa aspettarsi ora
Nelle prossime settimane il passaggio da seguire è la conferma della ricezione della notifica da parte del segretariato dell'Onu, che è il momento da cui decorre l'anno previsto dallo Statuto. Restano poi aperte due questioni: quale sarà la posizione della Procura dell'Aja sul fascicolo venezuelano dopo il cambio al vertice, e se e come la transizione politica a Caracas modificherà l'atteggiamento del Paese verso gli organismi internazionali. Su entrambi i fronti, allo stato, non ci sono decisioni annunciate.
Foto di copertina: Mohammad Ali Marizad — CC BY 4.0, via Wikimedia Commons