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Scuola

Alunni stranieri, scuole cattoliche sul tetto: la norma c’è già

22 settembre 2026 di Vincenzo Schirripa

Il dibattito sull'integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana nelle aule scolastiche torna al centro dell'attenzione pubblica. La Fidae (Federazione Istituti di Attività Educative), che riunisce le scuole cattoliche italiane, ha espresso la propria posizione in merito alla proposta di trasformare in legge il tetto del 30% di alunni stranieri per classe, rilanciata di recente dal Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. La presidente nazionale della federazione, Virginia Kaladich, ha sottolineato che un quadro normativo di riferimento esiste già, ma che la vera sfida risiede nell'attuare un'inclusione reale e senza esclusioni.

La posizione delle scuole cattoliche: "Includere a 360 gradi"

Secondo la presidente della Fidae, Virginia Kaladich, l'obiettivo primario dell'istituzione scolastica deve rimanere l'accoglienza. "È fondamentale non escludere nessuno ma promuovere l'inclusione a 360 gradi", ha dichiarato l'esponente delle scuole cattoliche, commentando le ipotesi di intervento legislativo sul tema. Per la Fidae, la presenza di tetti o limiti numerici non deve tradursi in barriere all'accesso all'istruzione, bensì in uno stimolo per organizzare al meglio la didattica e la distribuzione degli studenti sul territorio, valorizzando il ruolo di ciascun istituto nel tessuto sociale.

Il piano del Ministero: dal limite del 30% alla nuova legge

La discussione è stata riaccesa dalle parole del ministro Giuseppe Valditara, il quale, a metà settembre, ha evidenziato come l'attuale limite del 30% di alunni stranieri per singola classe — introdotto originariamente con una circolare ministeriale — sia rimasto spesso inapplicato nei fatti. L'intenzione del Ministero dell'Istruzione e del Merito è ora quella di tradurre questa indicazione in una norma di legge vincolante, con l'obiettivo dichiarato di evitare la concentrazione eccessiva e la nascita di "classi ghetto".

Il Ministro ha spiegato che la futura legge si baserà sul buon senso, prevedendo un coordinamento attivo da parte degli Uffici Scolastici Regionali (USR) per distribuire in modo equilibrato gli alunni tra le diverse sezioni o tra gli istituti limitrofi, senza costringere le famiglie a lunghi spostamenti geografici. L'obiettivo, secondo il dicastero di Viale Trastevere, è garantire che l'alto numero di studenti non italofoni in una singola classe non rallenti i percorsi didattici, compromettendo l'apprendimento di tutti.

Integrazione e supporto: l'italiano come priorità

Per favorire questo processo di reale inserimento, il Ministero ha previsto lo stanziamento di risorse specifiche per l'insegnamento della lingua italiana. Tra le misure annunciate figura l'assunzione di circa mille docenti dedicati specificamente all'insegnamento dell'italiano per gli alunni stranieri di "primo arrivo", ossia coloro che non possiedono ancora le competenze linguistiche di base per seguire le lezioni ordinarie.

Su questo punto, la visione delle scuole paritarie cattoliche concorda sulla necessità di un forte investimento nella mediazione linguistica e culturale. L'apprendimento rapido ed efficace dell'italiano è considerato da tutte le parti coinvolte come il vero e indispensabile pilastro per l'uguaglianza delle opportunità educative.

Il contesto normativo: la circolare del 2010 e le deroghe

La regola del tetto massimo del 30% di alunni con cittadinanza non italiana per classe non è una novità assoluta nel panorama scolastico italiano. La misura risale infatti alla circolare ministeriale n. 2 dell'8 gennaio 2010. Quella disposizione prevedeva già la possibilità di derogare al limite del 30% in presenza di alunni stranieri nati in Italia o che comunque dimostrassero una padronanza sufficiente della lingua italiana, accertata dalle singole scuole.

Tuttavia, la mancanza di un coordinamento strutturato a livello territoriale e le caratteristiche demografiche di alcuni quartieri urbani hanno reso difficile l'applicazione uniforme di questo tetto, portando in molti casi al superamento sistematico della soglia. La proposta di legge punta a superare queste criticità dando poteri di coordinamento diretto agli Uffici Scolastici Regionali.

Non solo tetti: le altre indicazioni ministeriali per i docenti

Accanto al dibattito sull'integrazione linguistica, il Ministero ha recentemente richiamato l'attenzione dei docenti su altri aspetti cruciali della quotidianità scolastica, volti a ridurre lo stress degli studenti. Tra questi, spicca l'invito a limitare l'uso del registro elettronico nelle ore serali. Il dicastero ha ribadito che i compiti non dovrebbero essere assegnati in orari tardivi (come ad esempio le ore 20:00 per il giorno successivo) e che è fondamentale mantenere l'uso del diario cartaceo per la registrazione dei compiti.

Inoltre, viene raccomandato ai consigli di classe di evitare la concentrazione di troppe verifiche scritte o interrogazioni orali nella stessa giornata, garantendo una pianificazione più equilibrata delle attività di valutazione.

Cosa cambia per le scuole e le famiglie

In attesa che l'annunciato disegno di legge inizi il suo percorso parlamentare, l'organizzazione delle classi per l'anno scolastico in corso continua a seguire le regole vigenti, che già raccomandano una distribuzione equilibrata degli iscritti. Le scuole, sia statali sia paritarie, sono chiamate a gestire l'accoglienza attraverso i propri piani di inclusione, in collaborazione con gli uffici territoriali.

La sfida per i prossimi mesi sarà quella di coniugare il rispetto dei limiti numerici con il diritto costituzionale all'istruzione per tutti i minori residenti sul territorio nazionale, un principio che le scuole cattoliche ribadiscono come non negoziabile per la crescita democratica del Paese.

Tags: alunni stranieri normativa fidae
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