Chi punta a un posto da ricercatore o da professore in università non dovrà più conseguire prima l'Abilitazione scientifica nazionale: la legge che la supera è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale (legge 16 luglio 2026, n. 129). Attenzione però al passaggio più importante nell'immediato: nulla cambia subito, perché le nuove regole diventeranno operative solo quando il Ministero dell'Università e della Ricerca adotterà i decreti attuativi, previsti entro 90 giorni dall'entrata in vigore del provvedimento.

Il testo era stato approvato in via definitiva dalla Camera il 7 luglio scorso, con 122 voti favorevoli, 70 contrari e 3 astenuti, dopo il via libera del Senato dello scorso dicembre. Interviene sulla legge 240/2010, la cosiddetta legge Gelmini, che dal 2010 regola l'accesso alla carriera accademica.

Al posto dell'ASN, requisiti da autocertificare

Il cuore della riforma è la sostituzione dell'abilitazione nazionale con un sistema di requisiti di produttività e qualificazione scientifica. Non basterà il numero di pubblicazioni: come ha spiegato il MUR, peseranno anche l'attività didattica, l'esperienza di ricerca in Italia e all'estero e la partecipazione a progetti di ricerca finanziati su bandi competitivi. I criteri saranno differenziati per gruppo scientifico-disciplinare e per fascia (ordinario o associato) e verranno fissati con decreto ministeriale.

Cambia anche il modo in cui i requisiti si dimostrano. Non ci sarà più un'abilitazione preventiva da attendere: il candidato autocertificherà il possesso dei titoli con una dichiarazione sostitutiva, trasmessa attraverso una piattaforma telematica gestita dal Ministero. È il punto più contestato del provvedimento, perché sposta a valle il controllo sui titoli.

Prova didattica obbligatoria e commissioni sorteggiate

In tutti i concorsi diventa obbligatoria una prova didattica, pensata per verificare sul campo la capacità di insegnare e non solo il curriculum scientifico. I candidati dovranno inoltre discutere le proprie pubblicazioni davanti alla commissione giudicatrice.

Si interviene poi sulla composizione delle commissioni, con l'introduzione del sorteggio e una presenza prevalente di commissari esterni all'ateneo che bandisce: è la contromisura scelta per contenere il localismo, visto che la selezione si sposta interamente sui concorsi banditi dalle singole università.

Un'altra novità riguarda la fase successiva all'assunzione: è prevista una valutazione ex post affidata all'ANVUR a tre anni dalla presa di servizio, con possibili ricadute sulla quota premiale del Fondo di finanziamento ordinario degli atenei. Si riaprono infine, in modo regolato, i trasferimenti tra università: professori e ricercatori a tempo indeterminato con almeno cinque anni di servizio potranno chiedere di cambiare sede, con il consenso degli atenei coinvolti e la verifica della sostenibilità finanziaria.

Chi ha già l'abilitazione non la perde

È la domanda più frequente in questi giorni, e la risposta è rassicurante: la legge contiene una disciplina transitoria. Come ricostruito dall'Unione Matematica Italiana, fino all'emanazione dei decreti attuativi continuano ad applicarsi le norme previgenti, le procedure già bandite proseguono con le vecchie regole e le abilitazioni scientifiche nazionali già conseguite restano efficaci fino alla loro naturale scadenza, quindi utilizzabili nei bandi pubblicati nella fase di passaggio.

Le reazioni: soddisfazione del Governo, critiche dei sindacati

La ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha rivendicato «meno burocrazia, più merito, più autonomia per gli Atenei». Positivo anche il giudizio della CRUI: la presidente Laura Ramaciotti ha parlato di un intervento che affronta con pragmatismo criticità note come l'eccesso di burocrazia e la crescita del contenzioso.

Netta la posizione opposta della FLC CGIL, che ha definito la revisione «regressiva» e chiede procedure concorsuali nazionali e annuali con criteri trasparenti. Critiche anche dalle opposizioni parlamentari, che contestano la localizzazione integrale dei concorsi. L'Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia, pur rivendicando il superamento dell'ASN, avverte che la sostanza della riforma sta nei decreti ancora da scrivere.

Cosa fare adesso

Per chi è coinvolto, il consiglio pratico è uno solo: non modificare i propri piani sulla base della legge, ma sui decreti. Chi ha una procedura ASN in corso o un'abilitazione in tasca continua a muoversi con le regole attuali. Chi sta preparando la candidatura a un concorso già bandito segue il bando così com'è. Chi guarda ai prossimi bandi farà bene a monitorare il sito del Ministero dell'Università e della Ricerca nei prossimi mesi, perché saranno i decreti a stabilire soglie, indicatori e modalità di verifica delle autocertificazioni. Il testo consolidato della legge 240/2010, via via aggiornato con le modifiche, è consultabile su Normattiva.