Si può parlare di bullismo anche in fondo a una valle, in un plesso dove i ragazzi si conoscono da sempre e la classe è una sola. Nell'anno scolastico che si è appena chiuso il lavoro di prevenzione nelle scuole della provincia di Belluno non si è fermato al capoluogo e a Feltre: ha raggiunto anche l'Alpago, Alleghe, Livinallongo del Col di Lana. Il bilancio diffuso dalla Questura il 26 maggio scorso parla di 23 incontri strutturati, 55 classi coinvolte e 1.060 studenti fra primaria, secondaria di primo grado e superiori.
Non sono lezioni di diritto. Gli operatori dell'Ufficio Minori, in collaborazione con l'Ufficio relazioni con il pubblico, hanno calibrato il linguaggio sull'età di chi avevano davanti: immagini, cartoni animati, filmati, situazioni quotidiane da riconoscere. L'obiettivo dichiarato, spiega la relazione della Questura, era scardinare l'indifferenza davanti alle ingiustizie e riportare tutto a una parola sola, empatia: far capire quanto pesa un'offesa dall'altra parte, in cortile come dentro una chat.
Le domande che arrivano da un QR Code
Accanto ai moduli standard, sono stati alcuni istituti a chiedere percorsi su misura. Il più delicato riguardava l'uso consapevole della rete e la pornografia online: è nato in collaborazione con il Soroptimist Club di Belluno e con il supporto della psicologa Anna Dal Pan, e ha adottato un sistema semplice quanto efficace. I ragazzi inquadravano un QR Code e scrivevano la loro domanda in forma anonima. Nessuno doveva alzare la mano davanti ai compagni, e le domande sono arrivate.
Due istituti superiori hanno poi attivato moduli specifici sul riconoscimento dei segnali precoci della violenza di genere, per nove classi e 131 studenti. Una scuola secondaria di primo grado del capoluogo ha chiesto invece due sessioni sul mondo del lavoro per le terze. Percorsi diversi, con lo stesso presupposto: è la scuola a dire di cosa ha bisogno, non il contrario.
Il segnale arrivato dalle superiori
Un dato, nel bilancio, va letto con attenzione. Gli uffici della Questura hanno registrato un aumento delle richieste di intervento provenienti dagli istituti superiori, e lo interpretano come la risposta delle dirigenze a segnali di disagio giovanile emersi durante l'anno. Non è un numero da titolo, è una cosa che chi lavora nelle scuole riconosce subito: quando un dirigente chiama, di solito ha già visto qualcosa.
Il calendario degli incontri, del resto, si è fermato una volta sola: durante lo svolgimento delle Olimpiadi, con le forze dell'ordine impegnate altrove. Per il resto la mappa degli interventi ha seguito la geografia della provincia, che è fatta di distanze, tornanti e plessi piccoli. Portare un'ora di confronto a Livinallongo o ad Alleghe costa in termini di tempo molto più che farlo in centro a Belluno: è una scelta, e nel bilancio si vede.
Nel programma dell'anno sono rientrati anche due appuntamenti con i giovani dell'Associazione Italiana Persone Down, nelle sedi di Belluno e Feltre, dedicati alle regole di comportamento, a come e a chi chiedere aiuto, all'uso corretto dello smartphone. Un pezzo di lavoro che raramente finisce nei conteggi e che invece dice qualcosa sull'idea di inclusione che sta dietro a tutto il percorso: non un progetto separato per qualcuno, ma gli stessi temi portati a tutti, con il linguaggio giusto.
Parallelamente, le scuole hanno continuato a lavorare con quello che hanno in casa: educazione civica, percorsi tra pari, sportelli di ascolto, moduli per la segnalazione degli episodi. Proprio per mettere in fila queste esperienze, l'Ufficio scolastico territoriale di Belluno ha chiesto agli istituti di segnalare le proprie buone pratiche di educazione alla legalità e prevenzione del bullismo per l'anno scolastico 2025/2026. È una rilevazione, non una gara: serve a far sapere a una scuola di montagna che l'idea che sta cercando magari esiste già trenta chilometri più in là.
Nessuno di questi numeri misura quello che conta davvero, cioè quanti ragazzi hanno smesso di stare male. Su questo non ci sono statistiche provinciali, e chi lavora nelle scuole lo sa: gli episodi che emergono sono sempre una parte di quelli che accadono, e un anno di incontri non chiude una partita che si gioca ogni giorno tra i banchi, sullo scuolabus, nei gruppi di messaggi la sera.
Intanto le attività non si sono fermate con la campanella di giugno. La Polizia di Stato ha programmato incontri anche nei mesi estivi, dentro i campeggi e i centri estivi della provincia. Finisce l'anno scolastico, non finiscono i gruppi: e i ragazzi, d'estate, sono esattamente gli stessi di dicembre.