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Scuola

Reati dei minori, il CNDDU sulla riforma: scuola primo presidio

24 luglio 2026 di Vincenzo Schirripa

Per chi lavora a scuola, nell'immediato non cambia nulla. Il testo approvato giovedì 23 luglio dal Consiglio dei ministri è un disegno di legge: dovrà essere discusso e approvato dal Parlamento prima di produrre effetti. Se però l'iter arriverà in fondo, cambierà un punto delicato per migliaia di adolescenti: la capacità di intendere e di volere dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni non dovrà più essere accertata dal giudice caso per caso, ma sarà presunta salvo prova contraria.

Che cosa prevede il disegno di legge

Secondo il comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri, il provvedimento — proposto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio — interviene sull'articolo 98 del Codice penale introducendo una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per chi, al momento del fatto, ha compiuto quattordici anni ma non ancora diciotto.

Il punto tecnico si traduce in una differenza pratica non da poco. Oggi il giudice deve verificare positivamente, ragazzo per ragazzo, se quel minore fosse in grado di comprendere il significato delle proprie azioni. Con la nuova formulazione quella capacità si dà per presente, e resta ferma la possibilità di escludere l'imputabilità solo se dagli elementi acquisiti nel procedimento emerge il contrario. Non cambia invece la riduzione di pena prevista per i minorenni riconosciuti imputabili, né l'età minima dell'imputabilità, che resta a quattordici anni.

Il disegno di legge tocca anche il processo penale minorile, modificando l'articolo 9 del d.P.R. 448 del 1988: pubblico ministero e giudice potranno acquisire elementi anche ai fini del giudizio sull'imputabilità. Il ministro Nordio, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, ha spiegato che l'obiettivo è «facilitare le indagini». La premier ha commentato in un videomessaggio: «Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne».

La posizione del CNDDU: valutare i ragazzi uno per uno

Sulla riforma è intervenuto il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), l'associazione presieduta da Romano Pesavento che da mesi porta avanti proposte sul rapporto tra scuola, devianza giovanile e tutela dei minori. La richiesta centrale è che la nuova regola non si traduca in automatismi giudiziari: secondo il Coordinamento la valutazione del singolo adolescente deve restare individualizzata, perché a quattordici anni la maturità personale può variare in modo enorme da un ragazzo all'altro.

Il secondo messaggio riguarda direttamente le aule. Per il CNDDU la scuola resta «il primo presidio costituzionale di prevenzione»: prima ancora della risposta penale viene il lavoro quotidiano di chi intercetta l'abbandono, il disagio, l'isolamento, la dispersione. È una linea coerente con gli appelli che la stessa associazione ha rivolto nelle scorse settimane al ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara sul contrasto alle baby gang e sull'educazione civica come strumento strutturale di prevenzione, e non come materia di contorno.

Le critiche: pochi i proscioglimenti per immaturità

Il provvedimento ha aperto un confronto acceso anche fuori dal mondo della scuola. Save the Children ha espresso perplessità sull'impianto, osservando che trattare la violenza giovanile con gli schemi della giustizia degli adulti rischia di mandare il messaggio sbagliato agli adolescenti. L'organizzazione richiama inoltre alcuni dati che ridimensionano il problema che la riforma dichiara di voler risolvere: le sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità dei minorenni tra i 14 e i 18 anni sarebbero passate da 256 nel 2004 a 60 nel 2024, con appena quattro proscioglimenti per lo stesso motivo disposti dai Tribunali per i minorenni nell'ultimo anno considerato. Numeri che, secondo l'organizzazione, non giustificano una compressione della discrezionalità del giudice minorile.

Che cosa cambia per docenti, dirigenti e famiglie

Nessun adempimento nuovo, nessuna circolare da attendere, nessuna scadenza. La scuola non diventa un organo di indagine e i canali di segnalazione restano quelli già noti: il dirigente scolastico, i servizi sociali territoriali, l'autorità giudiziaria quando ricorrono i presupposti.

Il cambiamento, semmai, è di clima. Se la presunzione di imputabilità entrerà davvero nell'ordinamento, il margine di manovra del giudice si restringerà e peserà di più tutto ciò che accade prima: i progetti sulla legalità, i percorsi di educazione civica, il lavoro degli sportelli di ascolto, la collaborazione con i servizi del territorio. È esattamente il terreno su cui il CNDDU chiede investimenti stabili, e non interventi legati alle singole emergenze di cronaca.

Per le famiglie il messaggio utile è più semplice: la riforma non è ancora legge. Chi legge titoli allarmati in queste ore deve tenere presente che il testo inizia adesso il percorso parlamentare, che i tempi non sono prevedibili e che il contenuto può essere modificato nel passaggio tra Camera e Senato. Nulla di tutto questo produrrà effetti sull'anno scolastico che sta per cominciare.

I prossimi passaggi

Il disegno di legge sarà trasmesso al Parlamento e il testo definitivo diventerà pubblico con la presentazione alle Camere: solo allora sarà possibile valutare nel dettaglio la formulazione delle norme. Fino a quel momento restano un annuncio del Governo, il comunicato del Consiglio dei ministri e le prime reazioni del mondo della scuola e del terzo settore. Chi opera negli istituti farà bene a seguire il dibattito, ma senza attendersi ricadute organizzative immediate.

Tags: studenti normativa lavoro minorile
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