Il punto più fragile della scuola italiana, oggi, sta nei primi anni: in matematica alla primaria la quota di bambini che raggiunge almeno il livello base è scesa di circa tre punti in un anno, sia in seconda sia in quinta. È il segnale più critico che emerge dal Rapporto nazionale Invalsi 2026, presentato il 16 luglio scorso alla Camera dei deputati, insieme alla conferma che la comprensione del testo resta la competenza su cui il sistema fatica di più.
Vale la pena ricordare subito che cosa sono questi dati e cosa non sono: il Rapporto è una fotografia degli apprendimenti del Paese, non una classifica di scuole e nemmeno il voto del singolo alunno. Serve a capire dove il sistema regge e dove no, e per chi lavora in classe è soprattutto un punto di riferimento per impostare il lavoro dei prossimi mesi.
Alla primaria l'italiano tiene, la matematica no
Secondo il comunicato diffuso dall'Istituto, in Italiano la situazione alla primaria è sostanzialmente stabile, con un lieve calo in quinta. In Matematica, invece, la flessione è evidente in entrambi i gradi osservati.
| Alunni che raggiungono almeno il livello base | 2025 | 2026 |
|---|---|---|
| Italiano – II primaria | 66% | 67% |
| Italiano – V primaria | 75% | 73% |
| Matematica – II primaria | 67% | 64% |
| Matematica – V primaria | 66% | 63% |
Tradotto: alla fine della primaria più di un bambino su tre non arriva alle competenze di base in matematica. È un dato che pesa, perché una fragilità che si consolida a otto o dieci anni difficilmente si recupera da sola più avanti. Non a caso l'Invalsi indica proprio nei primi anni di scuola il punto in cui concentrare gli sforzi.
Medie in leggera flessione, ultimo anno delle superiori in miglioramento
Nella secondaria di primo grado i risultati si muovono di poco e verso il basso: in italiano la quota di studenti con risultati almeno adeguati passa dal 59% al 57%, in matematica dal 56% al 55%. All'ultimo anno delle superiori, invece, la direzione si inverte: italiano dal 52% al 54%, matematica dal 49% al 52%, con progressi diffusi in tutte le macro-aree.
Migliora anche l'inglese nelle classi finali: il 63% raggiunge il livello atteso nella comprensione scritta (era il 55% nel 2025) e il 48% nell'ascolto. In quinta primaria e in terza media i risultati di inglese restano invece stabili.
I divari non sono spariti, ma si muovono
La distanza tra Nord e Sud resta la questione di fondo. Nell'ultimo anno delle superiori, però, è proprio il Mezzogiorno a fare i passi più lunghi in matematica: il Sud sale dal 40% al 45% e l'aggregato Sud e Isole dal 38% al 41%, mentre il Nord resta stabilmente sopra il 60%. Il Rapporto segnala che, alla fine del primo ciclo, il divario in matematica tra Centro-Nord e Mezzogiorno si mantiene nell'ordine di 15-20 punti percentuali.
Sul fronte dell'abbandono i numeri sono in netto miglioramento. L'Invalsi stima per il 2026 un tasso di dispersione scolastica esplicita del 7,3%, sotto l'obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030 (nel 2025 era all'8,2%). Scende anche la dispersione implicita — chi arriva al diploma senza raggiungere livelli adeguati — dall'8,7% del 2025 al 6,3%: secondo l'Istituto, il valore più basso di tutta la serie storica. Trattandosi in parte di stime, l'Invalsi stesso invita a verificare nei prossimi anni se il dato si consolida.
C'è un effetto collaterale di cui il Rapporto tiene conto: se la scuola trattiene più studenti che in passato avrebbero abbandonato, la popolazione osservata diventa più ampia e più eterogenea, e questo si riflette anche sui punteggi medi.
Il nodo è la comprensione del testo
Alla presentazione, la responsabile delle rilevazioni nazionali Alessia Mattei ha dedicato un intervento specifico alla comprensione del testo, presentata non come una competenza di italiano fra le altre ma come la chiave che permette di accedere a tutte le altre materie, matematica compresa. È una lettura che spiega perché i due dati critici — lettura e matematica — tendano a muoversi insieme: un problema matematico va prima di tutto letto e capito.
Sul piano politico le letture divergono. Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, intervenuto alla Camera, ha rivendicato i risultati sulla dispersione e ha indicato per la primaria un ritorno alla centralità del libro e della scrittura a mano, accanto al lavoro sulla sicurezza digitale. La FLC CGIL, in una nota diffusa il giorno stesso, ha invece parlato di una scuola primaria in sofferenza e di divari ancora profondi, chiedendo tra le altre cose "estensione del tempo pieno e potenziamento degli organici".
Cosa farne, concretamente
Per i docenti il Rapporto è materiale di lavoro, non una pagella. Nella pratica serve a due cose: collocare i risultati del proprio istituto dentro un quadro nazionale e territoriale, e orientare la programmazione di settembre — in particolare sul recupero delle competenze di base nelle prime classi, dove i dati indicano la sofferenza maggiore.
Il testo integrale, le slide e i materiali di approfondimento sono scaricabili dal comunicato ufficiale pubblicato sul sito dell'Invalsi, che riporta tutti i dati citati in questo articolo.