Arriva il via libera definitivo alla contrattazione collettiva, ma per la dirigenza scolastica la partita economica resta aperta. Il recente sblocco del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) dell'Area Istruzione e Ricerca per il triennio 2022-2024 ha incassato il gradimento delle organizzazioni sindacali per la rapidità dell'iter, accompagnato però da richieste di maggiore equità rispetto al resto della dirigenza statale.

Il provvedimento, esaminato e approvato dal Consiglio dei ministri nelle scorse ore, chiude una fase complessa di trattative all'aran e restituisce ossigeno economico a una categoria che da tempo lamenta un divario retributivo significativo rispetto ai colleghi degli altri comparti della pubblica amministrazione.

La posizione dell'ANP: rapidità apprezzata, ma serve colmare il divario

A intervenire nel merito del provvedimento è stato Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi (ANP). Pur accogliendo con favore la velocità con cui si è giunti alla chiusura dell'iter amministrativo e normativo, il numero uno dell'associazione sindacale ha voluto rimarcare che gli importi previsti non possono rappresentare un punto d'arrivo definitivo.

“Prendiamo atto positivamente della rapidità con cui si è arrivati al traguardo – ha sottolineato Giannelli –, un segnale di attenzione istituzionale che riconosce il lavoro quotidiano dei dirigenti scolastici. Tuttavia, non possiamo tacere il fatto che permangano disparità inaccettabili rispetto alla dirigenza di altri settori della pubblica amministrazione.”

Il nodo centrale sollevato dai presidi riguarda la sperequazione stipendiale: a parità di responsabilità giuridiche e gestionali, la retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti scolastici italiani risulta storicamente inferiore a quella della media della dirigenza pubblica, un gap che il nuovo CCNL attenua solo in parte.

Cosa cambia concretamente per i dirigenti

Il testo del contratto, ora pronto per la sottoscrizione definitiva e la successiva pubblicazione, definisce gli incrementi stipendiali e gli arretrati spettanti per il triennio di riferimento, oltre a intervenire su alcuni aspetti legati alla mobilità e alla gestione delle relazioni sindacali negli istituti.

Le risorse stanziate permetteranno di erogare gli aumenti previsti direttamente nei cedolini dei prossimi mesi, offrendo un ristoro economico atteso da anni dal personale dirigente. Rimane tuttavia l'impegno sindacale a riaprire fin da subito il tavolo per la prossima stagione contrattuale, affinché la specificità e la complessità della funzione direttiva scolastica vengano equiparate agli standard della dirigenza centrale e locale.

L'attenzione si sposta ora sulle prossime fasi applicative, con i dirigenti scolastici che attendono di verificare l'effettivo impatto degli aumenti sulla retribuzione mensile e la calendarizzazione dei tavoli di confronto successivi.