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Scuola

Compiti per le vacanze, la lista infinita divide il web

21 luglio 2026 di Francesco Perrone

L'estate, per migliaia di studenti italiani, non è solo sinonimo di riposo, ma anche di pile di libri e schede da completare. In questi giorni di fine luglio, il tema è tornato prepotentemente al centro del dibattito pubblico dopo la segnalazione di una madre, che ha condiviso sui social la lista dei compiti assegnata al figlio, studente di seconda superiore.

Il carico di lavoro, descritto come sproporzionato ed estenuante, ha sollevato dubbi sull'efficacia pedagogica di un approccio ancora troppo legato alla quantità piuttosto che alla qualità. A commentare la vicenda è intervenuto Enrico Galiano, scrittore e insegnante, la cui riflessione ha rapidamente trovato spazio tra i commenti di genitori e colleghi docenti.

La posizione di Enrico Galiano: qualità contro quantità

Secondo Galiano, il problema non risiede nell'assegnazione dei compiti in sé, ma nella loro finalità. "Assegnare solo ciò che serve davvero per consolidare le competenze acquisite", questo il nucleo del pensiero del docente. Per Galiano, l'idea che il carico di lavoro debba coprire interamente i mesi di pausa estiva rischia di produrre l'effetto opposto: invece di stimolare l'apprendimento, finisce per generare frustrazione e disaffezione verso lo studio.

La riflessione dell'insegnante si inserisce in un solco tracciato da anni dalla pedagogia moderna, che invita a considerare il riposo come parte integrante del processo formativo. Il tempo libero, infatti, è necessario per metabolizzare quanto appreso durante l'anno scolastico e per sviluppare interessi personali che la scuola, spesso ingabbiata nei programmi ministeriali, non sempre riesce a coltivare.

Cosa dice la normativa?

È bene ricordare che, sul piano normativo, non esiste una legge che imponga la quantità di compiti assegnabili durante le vacanze. La questione rientra nell'autonomia didattica dei docenti e dei singoli Consigli di classe, che definiscono le strategie per il recupero delle carenze o per il consolidamento delle competenze.

Tuttavia, le linee guida sull'autonomia scolastica, richiamate anche nelle direttive del Ministero dell'Istruzione e del Merito, suggeriscono che ogni attività didattica debba essere finalizzata al successo formativo dello studente, evitando sovraccarichi che possano compromettere il benessere psicofisico dei ragazzi. La pianificazione del lavoro estivo dovrebbe essere, idealmente, condivisa tra i docenti del consiglio di classe per evitare sovrapposizioni e garantire che il carico sia sostenibile.

Un dibattito che torna ogni anno

Il caso sollevato in questa settimana di luglio non è un episodio isolato. Il "nodo" dei compiti estivi è un classico appuntamento nel calendario scolastico, che si ripresenta puntualmente al termine di ogni anno. Se da una parte c'è chi difende la necessità di mantenere vivo il legame con lo studio per evitare la cosiddetta "perdita di apprendimento" (il fenomeno noto come summer slide), dall'altra si fa sempre più forte la richiesta di una scuola che sia meno burocratica e più attenta ai tempi di vita degli studenti.

Per le famiglie, il consiglio resta quello di dialogare con i docenti in sede di colloquio o tramite i rappresentanti di classe, qualora la mole di lavoro appaia effettivamente insostenibile. L'obiettivo comune, tra scuola e casa, deve rimanere il benessere dello studente, affinché settembre non arrivi come un momento di trauma, ma come un nuovo inizio sereno.

Foto di copertina: Unknown author Unknown author — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Tags: scuola cronaca docenti
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