I dati diffusi ieri, 16 luglio 2026, dall'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione (INVALSI) offrono una fotografia incoraggiante del sistema scolastico italiano, pur confermando la presenza di criticità strutturali che richiedono attenzione.

Il Rapporto INVALSI 2026, presentato il 16 luglio alla Camera dei Deputati e basato su rilevazioni che hanno coinvolto oltre 2,4 milioni di studenti, segna un passo avanti significativo nella lotta contro la dispersione scolastica, in particolare quella definita "implicita". Gli studenti che terminano il percorso di studi senza aver acquisito le competenze minime necessarie sono scesi dall'8,7% del 2025 al 6,3% del 2026, con un calo di 2,4 punti percentuali che rappresenta il valore più basso della serie storica INVALSI. Nello stesso periodo la dispersione esplicita, cioè gli abbandoni, è passata dall'8,2% al 7,3%, al di sotto del target del PNRR.

I segnali positivi: maturandi e competenze

Tra i risultati più significativi emersi dalla rilevazione, spiccano i progressi registrati dagli studenti dell'ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado. I maturandi del 2026 mostrano una maggiore solidità nelle competenze fondamentali rispetto alle rilevazioni precedenti, un segnale che indica una tenuta del sistema nonostante le sfide educative degli ultimi anni. In matematica, all'ultimo anno delle superiori la quota di studenti che raggiunge livelli adeguati sale dal 52% del 2025 al 54% del 2026, con progressi diffusi in tutte le macro-aree del Paese.

Anche per quanto riguarda la dispersione scolastica implicita, il calo al 6,3% rappresenta un traguardo importante per le politiche di contrasto all'abbandono. L'impegno profuso dagli istituti scolastici nel rafforzare i percorsi di apprendimento personalizzati sembra produrre i primi effetti tangibili, riducendo il numero di ragazzi che, pur frequentando regolarmente, non raggiungono i traguardi formativi attesi.

Un quadro differenziato per grado di istruzione

Il Rapporto restituisce un andamento tutt'altro che uniforme lungo i diversi gradi di scuola. Nella scuola primaria si concentrano le difficoltà maggiori: in matematica, nelle classi seconda e quinta, poco più del 60% degli alunni raggiunge almeno il livello base, con un calo di circa tre punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente. Nella secondaria di primo grado gli esiti risultano differenziati tra le diverse aree del Paese, pur con un andamento complessivamente simile. Nella secondaria di secondo grado, invece, si osserva un leggero miglioramento della quota di studenti che raggiunge il livello base in matematica, che diventa un miglioramento diffuso nelle classi dell'ultimo anno.

Le criticità: Matematica e divari territoriali

Nonostante i miglioramenti, il quadro complessivo non è privo di ombre. Il Rapporto evidenzia come, soprattutto nella scuola primaria, la disciplina della Matematica rimanga un terreno di scontro complesso. In questo ambito, le prestazioni degli alunni faticano a mostrare la stessa crescita costante osservata in altri settori o in altri gradi di istruzione.

Un altro elemento che continua a destare preoccupazione è la persistenza dei divari territoriali. Le differenze nei livelli di apprendimento tra le diverse aree del Paese — con una disparità che spesso penalizza le regioni del Mezzogiorno — rimangono marcate, anche se in attenuazione: in matematica, all'ultimo anno delle superiori, la quota di studenti con risultati adeguati cresce al Sud dal 40% al 45% e nel Sud e Isole dal 38% al 41% rispetto al 2025, a fronte di una media nazionale del 54%. Il recupero è dunque in atto, ma il distacco dalle aree settentrionali e centrali resta di diversi punti percentuali. Questo dato conferma che la sfida per l'equità formativa, uno degli obiettivi centrali del PNRR e delle agende ministeriali, resta ancora aperta.

Cosa dicono i dati INVALSI

Le rilevazioni INVALSI non rappresentano un giudizio sugli studenti o sugli insegnanti, ma costituiscono uno strumento di analisi fondamentale per orientare le politiche scolastiche. I risultati del 2026 confermano che:

  • La dispersione scolastica implicita è in diminuzione, con un passaggio dall'8,7% del 2025 al 6,3% del 2026.
  • Gli studenti delle superiori mostrano una crescita nelle competenze misurate, segnale positivo in vista del passaggio all'università o al mondo del lavoro.
  • La scuola primaria resta il grado più fragile, con la matematica ferma poco sopra il 60% di alunni al livello base.
  • Le disuguaglianze geografiche necessitano di interventi mirati per garantire uniformità di opportunità su tutto il territorio nazionale, pur in presenza di un recupero del Mezzogiorno.

Per approfondire le analisi dettagliate e consultare i dati suddivisi per grado di scuola e regione, è possibile consultare la documentazione ufficiale pubblicata sul portale dell'Istituto all'indirizzo www.invalsi.it. La lettura di tali esiti sarà, nei prossimi mesi, oggetto di riflessione all'interno dei collegi docenti, chiamati a integrare queste evidenze nella progettazione didattica del prossimo anno scolastico.

Il Ministero dell'Istruzione e del Merito, attraverso i propri canali ufficiali, continuerà a monitorare l'evoluzione di questi indicatori per tarare gli investimenti e le risorse a supporto degli istituti che operano nei contesti di maggiore fragilità.