La riforma del reclutamento universitario, approvata in via definitiva dalla Camera dei deputati il 7 luglio 2026 dopo il via libera del Senato dello scorso dicembre, ridisegna le modalità di accesso alla carriera accademica. Il provvedimento è legge, ma per entrare formalmente in vigore attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere i percorsi di selezione più trasparenti e allineati con gli standard internazionali, introducendo strumenti inediti per la gestione delle carriere dei docenti e dei ricercatori.

Le principali novità del sistema

Il fulcro del provvedimento è il superamento dell'Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), il passaggio preventivo introdotto dalla legge 240/2010 che, secondo la relazione illustrativa, avrebbe nel tempo perso la propria funzione originaria, generando un numero crescente di abilitati in attesa di chiamata, duplicazioni valutative e un consistente contenzioso amministrativo. Al posto dell'abilitazione preventiva è previsto un sistema di requisiti nazionali di produttività e qualificazione scientifica, la cui definizione è rimessa a un successivo decreto del Ministero dell'Università e della Ricerca, su proposta dell'ANVUR e sentito il CUN, da adottare entro novanta giorni dall'entrata in vigore: il possesso di tali requisiti sarà verificato direttamente in sede concorsuale dagli atenei. Le abilitazioni già conseguite dovrebbero restare valide fino alla loro naturale scadenza.

Un ulteriore pilastro del provvedimento risiede nella semplificazione dell'accesso alle procedure: secondo il testo approvato, per partecipare ai concorsi sarà sufficiente dichiarare il possesso dei requisiti attraverso una procedura telematica predisposta dal Ministero, allegando la documentazione richiesta. Non è invece previsto alcun sistema di liste nazionali di abilitati o di graduatorie centralizzate a cui gli atenei debbano attingere per la chiamata: l'autonomia delle università nel bandire e gestire le procedure resta un pilastro del sistema, mentre l'uniformità dovrebbe essere garantita a monte, attraverso i requisiti nazionali definiti per via ministeriale.

Cambia anche il ruolo e la composizione delle commissioni concorsuali. Per il reclutamento di professori ordinari, associati e ricercatori le commissioni giudicatrici dovrebbero essere formate da un membro interno, designato dall'ateneo che bandisce la procedura, e da membri esterni obbligatori, individuati tramite sorteggio tra i docenti disponibili a livello nazionale appartenenti al settore oggetto del bando. La prevalenza di commissari esterni sorteggiati da elenchi nazionali è la contromisura scelta dal legislatore per contenere il localismo e rendere più omogenei i criteri di valutazione tra le diverse sedi.

Un altro elemento di rilievo è l'introduzione di una valutazione dei neoassunti dopo i primi anni di servizio. Non si tratta di un semplice monitoraggio burocratico, ma di una verifica ex post dell'effettivo apporto del ricercatore alle attività di didattica e ricerca dell'ateneo. Va però precisato che, allo stato, le fonti ufficiali non delineano un sistema di valutazione dei neoassunti collegato ad automatismi di progressione economica o di carriera: i criteri, le modalità e gli effetti di questa verifica sono demandati alla normativa attuativa.

Il fronte parallelo del preruolo

Questa riforma non va confusa con l'altro provvedimento promosso dalla ministra Bernini, il disegno di legge sul preruolo (A.S. 1240), tuttora all'esame parlamentare e dedicato alla valorizzazione della ricerca. Quel testo non tocca l'ASN, ma interviene sulle figure contrattuali che precedono l'ingresso in ruolo: riorganizza il contratto di ricerca introdotto dalla precedente stagione di riforme e ne ridisegna il perimetro, prevedendo nuove tipologie come il contratto post-doc e le borse di assistenza alla ricerca, con la relativa disciplina delle tutele. Si tratta quindi di due binari distinti, che incidono su fasi diverse della carriera accademica: la selezione per i ruoli da un lato, le condizioni del precariato della ricerca dall'altro.

Mobilità e flessibilità tra atenei

La riforma interviene anche sul fronte della mobilità del personale. Le nuove disposizioni intendono favorire il passaggio di docenti e ricercatori tra diverse istituzioni, riducendo i vincoli che, fino ad oggi, hanno talvolta cristallizzato le posizioni all'interno dei singoli dipartimenti. L'idea è quella di un sistema più dinamico, dove il talento e la produttività scientifica possano circolare con maggiore facilità tra le università italiane.

Cosa accade ai concorsi già in corso?

È importante sottolineare che l'applicazione delle nuove norme sarà graduale. Allo stato non risultano note di indirizzo del Ministero dell'Università e della Ricerca dedicate alla fase transitoria: sarà la normativa attuativa a definirne i contorni. Secondo l'impianto del provvedimento, comunque, il processo di transizione non dovrebbe comportare l'interruzione delle procedure concorsuali già avviate, e i bandi pubblicati prima dell'entrata in vigore dovrebbero seguire il loro iter secondo la normativa vigente al momento della pubblicazione. Anche le commissioni ASN attualmente operative dovrebbero proseguire i propri lavori fino al completamento delle procedure già avviate.

Per quanto riguarda l'operatività concreta, i candidati e il personale accademico sono in attesa dei decreti attuativi che definiranno i dettagli tecnici, i requisiti di accesso ai concorsi, le tempistiche di implementazione della procedura telematica di dichiarazione, le modalità di formazione delle commissioni e quelle della valutazione periodica. Sarà fondamentale monitorare il portale istituzionale del MUR per ogni aggiornamento relativo alle procedure di partecipazione.

In sintesi, il provvedimento segna un cambio di passo verso una maggiore accountability del sistema accademico, cercando di bilanciare la storica autonomia delle università con la necessità di una governance nazionale più coesa. La sfida, nei prossimi mesi, sarà quella di attuare queste misure senza appesantire ulteriormente il carico amministrativo dei dipartimenti, garantendo al contempo la massima regolarità nei concorsi.