La questione dell’introduzione dei buoni pasto per il personale docente e ATA è tornata al centro del dibattito sindacale in queste settimane di luglio 2026, nell'ambito delle interlocuzioni per la parte normativa del nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) 2025-2027. È importante chiarire fin da subito che, ad oggi, non esiste alcuna norma vigente che riconosca tale beneficio ai lavoratori della scuola e non è stato sottoscritto alcun accordo che ne preveda l'erogazione.

La situazione attuale: perché i buoni pasto non ci sono

Nel comparto Istruzione e Ricerca, il trattamento economico del personale è regolato da norme specifiche che, storicamente, non prevedono il riconoscimento del buono pasto. A differenza di altri settori della Pubblica Amministrazione, dove la pausa pranzo è strutturata in modo differente e inquadrata in regimi orari che giustificano il beneficio, il personale scolastico — in particolare i docenti — opera secondo un modello basato su un orario di servizio che non contempla, nella prassi contrattuale, la pausa mensa retribuita o indennizzata.

Attualmente, la gran parte dei lavoratori della scuola non ha diritto a ticket restaurant o indennità sostitutive di mensa, salvo rarissime eccezioni legate a specifiche condizioni di servizio o accordi di sede molto limitati che, tuttavia, non rappresentano la regola generale.

Cosa chiedono i sindacati

Le organizzazioni sindacali stanno portando avanti la richiesta di inserire il buono pasto tra le tutele da normare nel prossimo triennio contrattuale. La tesi sostenuta da sigle come l'Anief, che ha sollevato il tema in sede di confronto con l'ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni), è quella di equiparare, almeno in parte, i diritti dei lavoratori della scuola a quelli degli altri dipendenti pubblici.

Le motivazioni principali portate al tavolo negoziale riguardano:

  • L'aumento dei carichi di lavoro e la necessità di una conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro.
  • La presenza di personale che, per motivi di servizio o di frequenza di corsi di aggiornamento e attività pomeridiane, si trova a dover consumare il pasto fuori casa.
  • L'esigenza di modernizzare il pacchetto di welfare contrattuale previsto per il settore.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

È fondamentale mantenere un approccio prudente: la trattativa per il rinnovo contrattuale è un processo complesso che richiede non solo l'accordo politico tra le parti, ma anche la necessaria copertura finanziaria. L'inserimento dei buoni pasto comporterebbe un impegno economico significativo per le casse dello Stato, una variabile che dipende strettamente dalle risorse stanziate nelle prossime Leggi di Bilancio.

Al momento, non vi è alcuna certezza sull'esito di questa richiesta. I tavoli tecnici sono in corso e le parti si confronteranno ancora nei prossimi mesi per definire il perimetro del nuovo contratto. Sarà cura del Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) rendere noti gli eventuali accordi raggiunti solo una volta che il testo del CCNL sarà stato formalmente siglato e sottoscritto in via definitiva.

Per i docenti e il personale ATA, il consiglio è quello di monitorare esclusivamente i comunicati ufficiali pubblicati sul portale del Ministero o sui siti istituzionali delle sigle sindacali firmatarie, evitando di dare credito a indiscrezioni su presunte date di avvio o importi già definiti che, al momento, non trovano alcun riscontro ufficiale.