Il sistema di reclutamento universitario italiano cambia volto. Con l'approvazione definitiva avvenuta lo scorso 7 luglio 2026, la riforma fortemente voluta dalla ministra dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, è diventata legge, sancendo l'abolizione dell'Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), il meccanismo introdotto dalla legge 240/2010 per l'accesso ai ruoli di professore di prima e seconda fascia.
Cosa cambia per i docenti e i ricercatori
Il cuore della nuova normativa è il superamento della procedura nazionale centralizzata. Le assunzioni continueranno a passare attraverso concorsi, banditi però direttamente dai singoli atenei: a cambiare è la modalità di accesso a queste procedure. Al posto dell'ASN, i candidati che intendono partecipare ai concorsi per professore ordinario o associato, così come per le posizioni di ricercatore a tempo determinato, dovranno autocertificare il possesso dei requisiti di produttività e qualificazione scientifica — gli indicatori di qualità e impatto della propria produzione — che le commissioni di concorso saranno chiamate a verificare, secondo criteri fissati a livello nazionale dai decreti attuativi.
L'obiettivo dichiarato dal Ministero è quello di snellire le procedure, riducendo i tempi morti legati alle tornate abilitative nazionali e spostando il baricentro della valutazione sulla capacità di ricerca effettiva dei singoli atenei, chiamati a gestire i bandi in autonomia ma nel rispetto di criteri rigorosi e trasparenti.
Il regime transitorio
Per coloro che hanno già ottenuto l’abilitazione scientifica sotto il vecchio regime, la legge prevede una fase di tutela. I titoli conseguiti restano validi fino alla loro naturale scadenza. In questo periodo, gli interessati saranno esonerati dal presentare la nuova autocertificazione richiesta, potendo fare affidamento sull'idoneità già certificata dal sistema precedente. Questa disposizione mira a non penalizzare chi ha già investito tempo e risorse nel percorso abilitativo ormai archiviato.
Il ruolo delle commissioni
La riforma interviene anche sulla composizione e sulle funzioni delle commissioni di concorso. Queste ultime avranno il compito di valutare le autocertificazioni presentate dai candidati, verificandone la rispondenza ai parametri di produttività richiesti. La legge punta a rafforzare la responsabilità degli atenei, garantendo che la selezione avvenga sulla base di criteri oggettivi e misurabili, riducendo al contempo il carico burocratico che negli ultimi anni aveva rallentato le procedure di assunzione negli atenei.
Le disposizioni entreranno pienamente a regime non appena saranno emanati i decreti attuativi ministeriali, attesi nelle prossime settimane, che definiranno nel dettaglio le soglie numeriche e le modalità tecniche con cui i candidati dovranno attestare il proprio profilo scientifico.
Per consultare gli aggiornamenti ufficiali e i testi normativi non appena saranno pubblicati in Gazzetta Ufficiale, è possibile monitorare il portale del Ministero dell'Università e della Ricerca.
Articolo in aggiornamento in attesa della pubblicazione del testo definitivo in Gazzetta Ufficiale.




