Più di un edificio scolastico su due in Italia non ha il certificato di agibilità. È il dato che salta all'occhio nella relazione della Corte dei conti sul Rendiconto generale dello Stato 2025, presentata al Parlamento nei giorni scorsi: una fotografia che riguarda direttamente studenti, famiglie e chi ogni giorno lavora nelle nostre scuole. Per il personale e i genitori non cambia nulla in termini di adempimenti da fare, ma il quadro spiega perché, da anni, tante scuole convivono con impianti datati, certificazioni incomplete e cantieri che non partono.

Cosa dice davvero la Corte dei conti

I numeri riguardano lo stato dell'Anagrafe dell'edilizia scolastica, la banca dati che censisce gli edifici del Paese. Secondo la relazione, 26.569 edifici — oltre il 56% — non dispongono del certificato di agibilità. Non solo: quasi 19.400 edifici (oltre il 41%) risultano ancora privi del certificato di collaudo statico, mentre più di 30.400 (circa il 65%) hanno soltanto una certificazione parziale di prevenzione incendi.

Va detto con chiarezza, per non allarmare oltre il dovuto: una parte consistente di questi edifici è molto vecchia, costruita quando alcune certificazioni non erano obbligatorie, e la mancanza del certificato non equivale automaticamente a un edificio "pericolante". Ma il messaggio della magistratura contabile è netto: senza documenti aggiornati diventa difficile programmare gli interventi e capire dove intervenire con priorità.

Il paradosso dei soldi che restano fermi

La parte forse più significativa della relazione non riguarda la mancanza di fondi, ma la difficoltà a spenderli. Il programma dedicato all'edilizia scolastica disponeva nel 2025 di quasi 4,9 miliardi di euro, ma i pagamenti effettivi si sono fermati a circa 1,3 miliardi: una capacità di spesa attorno al 26%. In pratica, gran parte delle risorse disponibili non si è tradotta in cantieri.

A pesare è soprattutto il nodo dei residui, cioè le somme impegnate ma non ancora pagate: secondo la relazione, il 74,3% dei residui passivi dell'intero Ministero si concentra proprio sull'edilizia scolastica, con circa 2,3 miliardi ancora fermi nel Fondo unico. A questo si aggiunge una riduzione degli investimenti iniziali rispetto al 2024, in parte reintegrata nel corso dell'anno con variazioni di bilancio.

Perché i cantieri non partono

La relazione non si limita a fotografare il problema: ne indica anche le cause. La principale è la difficoltà degli enti locali a portare avanti gli interventi. I proprietari degli immobili sono i Comuni (per infanzia e primo ciclo) e le Province o Città metropolitane (per le superiori): molti enti, soprattutto quelli più piccoli, non dispongono delle professionalità tecniche e amministrative necessarie per progettare, affidare e seguire i lavori. Senza personale qualificato, le procedure rallentano, i cantieri slittano e le risorse restano inutilizzate.

Si aggiunge il peso degli adempimenti legati all'aggiornamento dell'Anagrafe: ricostruire la situazione documentale degli edifici, verificare le certificazioni mancanti e tenere aggiornate le banche dati è un lavoro complesso, che molti enti faticano a portare a termine.

Chi ha le responsabilità sulla sicurezza

Un punto utile da chiarire, soprattutto per il personale scolastico, è la questione delle responsabilità. La sicurezza strutturale dell'edificio — muri, impianti, adeguamento sismico, agibilità — è di competenza dell'ente proprietario, cioè il Comune o la Provincia. Al dirigente scolastico restano invece gli obblighi legati alla gestione quotidiana: il Documento di valutazione dei rischi, il piano di evacuazione, le prove di emergenza.

La stessa Corte ricorda che l'attesa degli interventi strutturali non esonera dirigenti ed enti locali dal "mantenere alta l'attenzione" sulla sicurezza. In altre parole: le certificazioni mancanti sono responsabilità degli enti proprietari, ma la vigilanza sul funzionamento quotidiano della scuola resta un dovere condiviso.

Cosa aspettarsi ora

Sul fronte politico e sindacale, la FLC CGIL ha commentato la relazione parlando di una "fotografia estremamente preoccupante" e ha rilanciato la richiesta di un piano strutturale di messa in sicurezza, con investimenti stabili e un rafforzamento della capacità progettuale degli enti locali. È una posizione che il sindacato porta avanti da tempo e che trova nei dati della Corte un nuovo elemento a sostegno.

Per famiglie e personale non ci sono scadenze o pratiche da presentare: la relazione è un documento di controllo, non un provvedimento che introduce nuovi obblighi. Chi volesse verificare la situazione della propria scuola può però rivolgersi all'ente proprietario (Comune o Provincia), che detiene i dati sulle certificazioni dell'edificio, oppure consultare gli aggiornamenti del Ministero dell'istruzione e del merito sul portale dedicato all'edilizia scolastica. Il tema resterà al centro del dibattito nei prossimi mesi, anche in vista dell'avvicinarsi delle scadenze del PNRR e del completamento previsto degli interventi entro fine 2027.