Chi punta alla carriera universitaria dovrà fare i conti con un sistema di reclutamento diverso: la Camera ha approvato in via definitiva la riforma che manda in pensione l'Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN) e introduce, per tutti i concorsi da professore e ricercatore, una prova didattica obbligatoria e commissioni scelte in gran parte per sorteggio. Il cambiamento non sarà immediato: l'applicazione è graduale e le procedure già avviate proseguono senza interruzioni.
Il disegno di legge, già votato dal Senato lo scorso dicembre, ha ricevuto il via libera definitivo dall'aula di Montecitorio l'8 luglio scorso. Riguarda le procedure di reclutamento, trasferimento e valutazione di docenti e ricercatori degli atenei, e supera un impianto rimasto in piedi per circa quindici anni.
Cosa cambia rispetto all'ASN
Fino a oggi, per partecipare ai concorsi banditi dalle università serviva l'Abilitazione Scientifica Nazionale: una sorta di "patente" di idoneità, dopo la quale la chiamata vera e propria restava però nelle mani del singolo ateneo. Un doppio passaggio che, secondo le motivazioni della riforma, ha alimentato il contenzioso e non ha eliminato il cosiddetto localismo, cioè la tendenza a favorire i candidati "di casa".
Con la riforma l'ASN viene sostituita da un sistema di requisiti di produttività e qualificazione scientifica, che saranno definiti con un successivo decreto ministeriale. A pesare non sarà solo il numero delle pubblicazioni: conteranno anche l'attività didattica, l'esperienza di ricerca in Italia e all'estero e la partecipazione a progetti di ricerca.
Prova didattica e commissioni sorteggiate
Le due novità più concrete per chi affronterà i concorsi sono la prova didattica e il nuovo modo di formare le commissioni.
La prova didattica diventa obbligatoria in tutti i concorsi: serve a verificare non solo il curriculum scientifico, ma la capacità effettiva di insegnare, insieme alla discussione delle pubblicazioni.
Cambia poi la composizione delle commissioni giudicatrici, con l'ingresso del sorteggio da liste nazionali per ridurre il peso delle scelte interne all'ateneo:
- Professori ordinari e associati: commissioni di norma con cinque membri (tre nei settori più piccoli), di cui uno nominato dall'ateneo che bandisce il posto e gli altri sorteggiati dalle liste nazionali.
- Ricercatori: commissioni di tre membri, uno nominato dall'ateneo e due sorteggiati.
Le liste nazionali saranno predisposte e aggiornate dal Ministero dell'Università e della Ricerca con validità biennale. Agli atenei resta l'autonomia nella selezione finale, ma con più responsabilità nelle scelte.
Valutazioni e trasferimenti
La riforma tocca anche il "dopo assunzione". È previsto che i neoassunti siano sottoposti a valutazione da parte dell'ANVUR trascorsi tre anni dall'ingresso in ruolo. Professori e ricercatori a tempo indeterminato in servizio da almeno cinque anni potranno inoltre chiedere il trasferimento in un'altra università.
Quando entra in vigore
Qui sta il punto che interessa più da vicino chi è già in un concorso: la riforma non si applica tutta subito. L'entrata a regime è graduale e, come precisato in sede di approvazione, le procedure concorsuali già avviate non vengono interrotte. I criteri di dettaglio — a partire dai requisiti che sostituiranno l'ASN — sono demandati a un decreto ministeriale atteso nei mesi successivi. Fino a quel passaggio, molti aspetti operativi restano da definire, ed è lì che si capirà davvero come cambieranno i concorsi.
Le reazioni
La ministra dell'Università, Anna Maria Bernini, ha rivendicato la scelta parlando di stop a "procedure poco trasparenti" e ricordando lo squilibrio del vecchio sistema: oltre 71.000 abilitati a fronte di meno di 40.000 chiamate in ruolo. Favorevole anche la Conferenza dei rettori.
Sul fronte opposto, una parte del mondo della ricerca contesta l'impianto: nel giorno del voto alla Camera alcuni ricercatori e docenti hanno organizzato un flash mob a Roma, sostenendo che la riforma rischi di indebolire il merito e la qualità del sistema universitario. Critiche sono arrivate anche da alcune forze politiche.
Cosa fare adesso
Nell'immediato non c'è alcun adempimento per i candidati: chi è dentro una procedura in corso continua con le regole attuali. Chi progetta la carriera accademica dovrà invece tenere d'occhio il decreto ministeriale che fisserà i nuovi requisiti e i tempi di applicazione. Per gli aggiornamenti ufficiali il punto di riferimento resta il sito del Ministero dell'Università e della Ricerca.