Nel 2025 si stima che oltre 200mila tra docenti e personale ATA precario abbiano percepito almeno una giornata di NASpI, l'indennità di disoccupazione dell'INPS, con un importo medio indicato in circa 49 euro al giorno. È il dato che riguarda da vicino chi ogni estate, finito il contratto, resta senza stipendio in attesa della supplenza di settembre: cifre che nascono da elaborazioni giornalistiche a partire dai numeri diffusi dall'INPS nel suo rapporto annuale.
La fotografia di fondo arriva dal XXV Rapporto annuale dell'INPS, presentato ieri a Roma. Su circa 2,8 milioni di persone che nel corso del 2025 hanno ricevuto almeno un giorno di NASpI in tutto il Paese, le elaborazioni sul comparto scuola indicano oltre 200mila lavoratori del settore. E si tratterebbe, in larghissima parte, di insegnanti di sostegno con supplenza fino al termine delle lezioni, cioè al 30 giugno.
Quanto vale l'indennità
I 49 euro al giorno che circolano nelle prime elaborazioni corrispondono, su base annua, a circa 6.304 euro. È bene leggere questa cifra per quello che è: non uno stipendio, ma un sostegno al reddito che copre il vuoto tra un contratto e l'altro. L'importo effettivo, per il singolo, dipende dalla retribuzione media degli ultimi quattro anni e dai mesi di lavoro maturati, quindi cambia da persona a persona.
In sintesi, i numeri principali che ruotano attorno al comparto scuola:
- Oltre 200mila (stima) tra docenti e ATA precari con almeno una giornata di NASpI nel 2025.
- ≈ 49 euro al giorno l'importo medio stimato, pari a circa 6.304 euro l'anno.
- ≈ 1,84 milioni i lavoratori dell'intero comparto istruzione e formazione nel 2025.
Perché il picco è a luglio
Chi lavora nella scuola lo sa bene: l'occupazione del settore ha un andamento stagionale molto marcato. I livelli più bassi si toccano d'estate, quando finiscono le supplenze annuali. È il motivo per cui, come rileva l'INPS, luglio è il mese in cui si concentra il maggior numero di nuovi ingressi in NASpI legati alla scuola — un fenomeno che nel calendario dell'Istituto si affianca solo a quello del turismo, che invece si concentra tra settembre e ottobre.
Non è un episodio isolato di quest'anno. Il rapporto segnala che, al netto delle oscillazioni stagionali, negli ultimi quattro anni il numero complessivo dei beneficiari di NASpI è in progressivo aumento. Per il comparto scuola, questo si traduce in una constatazione semplice: il ricorso all'indennità di disoccupazione da parte dei precari non è un'anomalia passeggera, ma una componente ormai fissa del sistema.
Cosa racconta davvero il dato
Dietro la cifra c'è la dimensione strutturale del precariato scolastico. Il fatto che a pesare siano soprattutto i docenti di sostegno con contratto fino al 30 giugno dice molto: sono posti che le scuole coprono ogni anno con supplenze, spesso rinnovate di anno in anno, senza che questo si traduca in stabilità per chi li occupa. Il risultato è che decine di migliaia di insegnanti e di personale ATA vivono un'estate "sospesa", coperti solo dall'indennità in attesa della chiamata successiva.
Vale la pena ricordare anche un altro elemento emerso dal rapporto: nel comparto istruzione la presenza di personale straniero extra UE è bassissima, intorno all'1,2%, molto sotto la media degli altri servizi. Un tratto che conferma quanto la scuola pubblica resti un mondo del lavoro a sé, con regole e dinamiche proprie.
Per chi ha chiuso il contratto a giugno
Se rientri tra i precari con contratto terminato il 30 giugno scorso e non hai ancora presentato la domanda, ricorda che c'è un termine da rispettare: in via generale la richiesta va inoltrata all'INPS entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro, pena la decadenza dal diritto. Attenzione però al decorrere esatto del termine, che segue regole specifiche in alcune situazioni (ad esempio in caso di dimissioni volontarie): nel dubbio conviene verificare i tempi corretti direttamente con l'Istituto o tramite un patronato. La domanda si presenta online sul portale dell'Istituto con SPID, CIE o CNS, oppure tramite un patronato. Tutte le informazioni ufficiali sono sul sito INPS.
Il quadro tracciato dall'Istituto, in fondo, non sorprende chi la scuola la vive dall'interno. Ma metterlo in cifre serve: aiuta a misurare quanto pesa il precariato sul reddito di chi insegna e di chi tiene in piedi le segreterie, e a ricordare che, per un numero stimato in oltre 200mila persone, l'estate significa ancora una volta contare sull'indennità invece che sullo stipendio.