Sono state pubblicate le graduatorie delle scuole ammesse ai fondi per comprare PC, tablet e sussidi digitali da dare in comodato d'uso a docenti e personale ATA. Attenzione a un punto che genera spesso confusione: il singolo dipendente non presenta domanda. A candidarsi sono state le scuole; ora quelle ammesse potranno acquistare i dispositivi e distribuirli al proprio personale per le esigenze di servizio.
Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha approvato gli elenchi regionali con il decreto direttoriale n. 48 del 3 luglio scorso. Per ogni istituto compare lo stato “AMMESSO” o “NON AMMESSO”: le scuole ammesse accedono al finanziamento, quelle escluse non possedevano i requisiti previsti dall'avviso. Gli elenchi sono suddivisi per regione e sono parte integrante del provvedimento.
Chi può ottenere i dispositivi
Il bando riguarda soltanto le istituzioni scolastiche statali già individuate a monte dal decreto ministeriale n. 38 del marzo 2026, quello che ha stanziato le risorse. Non tutte le scuole, quindi, potevano partecipare: solo quelle comprese nell'apposito allegato di quel decreto. Chi lavora in una scuola non inserita in quell'elenco non rientra in questa misura.
Per capire se il proprio istituto è tra i beneficiari conviene rivolgersi alla segreteria o alla dirigenza, oppure consultare il decreto e i relativi allegati sul portale del Ministero, nella sezione dedicata alla normativa.
Cosa finanzia il bando
Le risorse servono a dotare docenti e ATA di strumenti di lavoro digitali. Tra i beni ammissibili rientrano, in particolare:
- personal computer fissi e portatili (notebook, laptop) e tablet dotati di microfono e webcam;
- accessori hardware come tavolette grafiche, cuffie e document camera;
- software e licenze per piattaforme di e-learning e videoconferenza, entro un limite del 20% della spesa per le forniture;
- libri e sussidi didattici digitali.
Il finanziamento rientra nel Programma operativo complementare al PON “Per la scuola” 2014-2020, con una dotazione complessiva che, secondo il decreto ministeriale di marzo, supera i 120 milioni di euro per questa linea di intervento. L'obiettivo dichiarato è ridurre il divario digitale e sostenere approcci didattici innovativi, con attenzione alle aree più svantaggiate.
Comodato d'uso: cosa significa in concreto
È il passaggio più importante da capire per chi lavora a scuola. I dispositivi non diventano proprietà personale del dipendente: sono concessi in comodato d'uso gratuito, cioè in prestito, e restano nella disponibilità dell'istituto. Il personale li utilizza per le esigenze di servizio e, di norma, li restituisce secondo le regole fissate dalla scuola.
La gestione pratica — chi riceve cosa, con quali tempi e con quale modulistica di comodato — spetta alle singole istituzioni scolastiche. Sarà quindi ogni scuola ammessa a stabilire i criteri di assegnazione al proprio personale, docente e ATA.
Le scadenze da tenere d'occhio
La finestra per candidarsi si è chiusa lo scorso 12 maggio: quella fase è ormai alle spalle e riguardava le scuole, non i singoli. Il termine che conta adesso è un altro. I progetti autorizzati dovranno essere formalmente chiusi e rendicontati entro il 30 settembre 2026, per via della conclusione della programmazione POC 2014-2020. Significa che le scuole ammesse hanno tempi stretti: acquisti, consegne e rendicontazione vanno completati entro l'estate.
Il decreto prevede anche la possibilità di scorrimenti delle graduatorie: se qualche scuola inizialmente ammessa rinuncia o viene revocata, le risorse potranno essere riassegnate agli istituti successivi in elenco, con provvedimenti successivi. Le eventuali autorizzazioni aggiuntive saranno gestite dall'Autorità di gestione presso l'Unità di missione per il PNRR.
In sintesi, cosa fare adesso
Per docenti e ATA il consiglio è semplice: verificare con la propria segreteria se l'istituto è tra le scuole ammesse e, in caso positivo, informarsi sui tempi e sulle modalità con cui verranno assegnati i dispositivi. Non ci sono domande individuali da presentare né moduli da inviare al Ministero: tutto passa dalla scuola. Chi invece lavora in un istituto non ammesso o non incluso tra quelli candidabili non potrà accedere a questa specifica misura, che resta legata all'elenco di scuole definito dal decreto di marzo.