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Scuola

Carta del docente ai precari: come chiedere gli arretrati

08 luglio 2026 di Vincenzo Schirripa

Se negli anni passati hai insegnato con contratti fino al 30 giugno o al 31 agosto e non hai mai ricevuto la Carta del docente, quei 500 euro l'anno oggi puoi provare a recuperarli, ma non con una semplice domanda al Ministero: serve un ricorso, e l'esito non è automatico. È la conseguenza pratica di una lunga serie di sentenze che hanno riconosciuto il bonus formazione anche a chi lavora a tempo determinato.

La prima cosa da chiarire, per non confondersi, è la differenza tra due situazioni molto diverse: il bonus dell'anno in corso e gli arretrati degli anni passati.

Il bonus 2025/2026 arriva d'ufficio (per molti)

Per l'anno scolastico in corso non devi fare nulla di particolare se rientri tra i beneficiari. Il decreto ministeriale n. 59 del 31 marzo 2026 ha esteso la Carta del docente, oltre che al personale di ruolo, anche ai supplenti con contratto annuale su posto vacante (fino al 31 agosto), ai docenti con incarico fino al termine delle attività didattiche (30 giugno) e al personale educativo. Per queste categorie l'accredito avviene sulla piattaforma ministeriale senza bisogno di ricorsi.

Attenzione però all'importo: quest'anno la Carta vale 383 euro, non più i 500 euro degli anni scorsi. La riduzione, spiega la FLC CGIL nelle sue FAQ per i precari, è legata all'allargamento della platea dei beneficiari. Restano invece escluse dall'accredito automatico le supplenze brevi e saltuarie: per chi ha solo contratti di questo tipo, l'unica via resta quella legale.

Gli arretrati, invece, vanno chiesti

Il discorso cambia del tutto per gli anni passati. Chi ha lavorato da precario prima di questa estensione, senza mai vedersi accreditare la Carta, non riceve nulla in automatico. Per ottenere quelle somme occorre agire in giudizio, appoggiandosi a un sindacato o a un legale.

Il terreno è più favorevole rispetto al passato grazie a un percorso giurisprudenziale ormai consolidato. La Corte di Giustizia dell'Unione europea, con la sentenza del 18 maggio 2022, ha giudicato discriminatoria l'esclusione dei docenti a tempo determinato; la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29961 del 27 ottobre 2023, ha esteso il diritto ai supplenti annuali e con contratto fino al 30 giugno; e la stessa Corte europea, con la pronuncia del 3 luglio 2025 (causa C-268/24), si è spinta a ritenere illegittima anche l'esclusione dei supplenti brevi. Sono questi orientamenti che i tribunali del lavoro italiani stanno progressivamente recependo.

Chi può muoversi e in quanto tempo

In linea di massima possono valutare un ricorso i docenti che hanno prestato servizio da precari negli anni in cui la Carta non veniva loro riconosciuta. Sul punto è però essenziale una verifica personalizzata della propria posizione, perché contano il tipo di contratto, gli anni di servizio e i termini di prescrizione.

Proprio i termini sono il fattore da tenere d'occhio. Secondo le indicazioni dei sindacati e dei legali che seguono questi ricorsi, il diritto non è recuperabile all'infinito: si parla di una prescrizione di circa 5 anni per chi è ancora in servizio e di 10 anni per chi ha ormai lasciato la scuola. Sono indicazioni di parte, non una regola scolpita per ogni caso: la valutazione va fatta insieme a chi assiste il ricorso, anche perché ogni anno che passa può far scadere le annualità più vecchie. Chi pensa di agire, insomma, non ha convenienza ad aspettare.

Il ricorso non è una domanda: l'esito non è automatico

Va detto con chiarezza, per evitare aspettative sbagliate: presentare ricorso non equivale a incassare gli arretrati. Si tratta di un'azione legale, con costi, tempi e un esito che dipende dal singolo giudice e dalla singola posizione. L'orientamento delle corti è favorevole, ma resta un contenzioso, non un diritto liquidato d'ufficio. Anche dopo una sentenza favorevole, tra l'altro, i pagamenti non sono sempre immediati.

Per questo il passaggio ragionevole prima di decidere è far esaminare la propria situazione da un sindacato di categoria o da un avvocato di fiducia, che possano dire se i contratti svolti rientrano nelle ipotesi tutelate dalla giurisprudenza e se i termini sono ancora aperti.

Cosa fare adesso

In sintesi, conviene distinguere i due binari. Se rientri tra i beneficiari del decreto per l'anno in corso, controlla semplicemente l'accredito sul portafoglio elettronico accedendo a cartadeldocente.istruzione.it. Se invece pensi agli anni passati in cui non hai avuto nulla, raccogli i tuoi contratti e i giorni di servizio e rivolgiti a un sindacato o a un legale per valutare il ricorso, tenendo presente i termini di prescrizione. È l'unica strada per gli arretrati e, come per ogni causa, il risultato non è garantito in partenza.

Tags: precariato carta del docente supplenze
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