Dal prossimo settembre gli istituti tecnici cambiano, ma solo in parte: i nuovi indirizzi e i nuovi quadri orari riguarderanno soltanto le classi prime dell'anno scolastico 2026/2027, mentre chi frequenta già gli anni successivi prosegue con il percorso attuale. Per le famiglie che si sono iscritte lo scorso inverno cambia il piano di studi scelto; per i docenti si muovono classi di concorso, cattedre e organici. Ecco, in concreto, cosa aspettarsi e cosa tenere d'occhio.
La riforma nasce dal decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026, che ridefinisce indirizzi, articolazioni e quadri orari dei percorsi tecnici, applicativo del decreto-legge 144/2022. A questo si è aggiunto il decreto sulle classi di concorso (DM 71 del 29 aprile 2026), reso disponibile nelle scorse settimane, che indica quali insegnamenti vanno affidati a quali docenti. Il punto fermo, ribadito anche dalle indicazioni operative del Ministero, è che il nuovo assetto scatta a regime partendo dalle sole prime classi: nessun cambiamento immediato per gli attuali secondi, terzi, quarti e quinti.
Cosa cambia per studenti e famiglie
Chi da settembre entra in prima in un istituto tecnico troverà quadri orari rivisti rispetto a quelli in vigore fino a quest'anno. La riforma punta a una didattica più laboratoriale e per competenze, con più collaborazione tra scuola e imprese, e riorganizza alcune discipline in aree più ampie. Tra i nodi più discussi c'è l'accorpamento di più materie scientifiche in un unico ambito di "scienze sperimentali": secondo la FLC CGIL questa scelta comporta una riduzione complessiva delle ore dedicate all'area scientifica, con il rischio di comprimere insegnamenti come chimica, fisica e biologia.
Alle scuole resta un margine di manovra: una quota di ore lasciata all'autonomia dei singoli istituti (circa 66 ore annue in prima, secondo le note ministeriali), che ogni scuola può usare per potenziare determinati insegnamenti. Significa che il quadro orario concreto potrà variare da istituto a istituto: per capire come sarà organizzata la prima classe scelta, il riferimento più utile resta la segreteria della scuola e le comunicazioni che gli istituti diffondono in vista dell'avvio dell'anno.
Cosa cambia per i docenti
Per gli insegnanti la partita si gioca su tre fronti: classi di concorso, cattedre e organici. Il decreto sulle classi di concorso serve proprio a raccordare le nuove discipline dei percorsi riformati con i codici di insegnamento, così che le scuole possano costruire le cattedre. Le indicazioni del Ministero prevedono, dove una disciplina possa essere affidata a più classi di concorso, di privilegiare per continuità quelle già presenti nell'organico dell'istituto, per non disperdere le professionalità in servizio.
Sul versante organici, il timore principale era la nascita di esuberi e perdenti posto. Su questo i sindacati rivendicano un risultato: nel confronto con l'Amministrazione hanno ottenuto garanzie affinché, nell'anno di avvio della riforma, non si creino soprannumerari. Per assorbire gli scostamenti orari è stata inoltre aperta la possibilità di costituire cattedre interne anche con orario inferiore alle 18 ore. Restano però critiche diffuse sulla tempistica con cui le scuole hanno dovuto lavorare, tra quadri orari nuovi e indicazioni arrivate a ridosso della formazione degli organici.
Una riforma ancora contesa: ricorsi e trattative aperte
Attorno alla riforma il confronto è tutt'altro che chiuso, ed è la parte che oggi genera più incertezza. Il 6 maggio scorso si è aperto al Ministero un tavolo tra Amministrazione e organizzazioni sindacali (CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal, Gilda Unams e ANIEF) proprio per individuare possibili modifiche al DM 29 e ai quadri orari, con l'obiettivo di correggere le criticità emerse in prima applicazione anche in vista dei prossimi anni scolastici. Al primo incontro, hanno spiegato i sindacati in una nota congiunta, ne seguiranno altri: gli esiti concreti, però, non sono ancora definiti.
Sul piano legale, alla fine di giugno un gruppo di genitori riuniti nella Rete Nazionale degli Istituti Tecnici ha depositato, con il patrocinio dell'ufficio legale della FLC CGIL, un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per chiedere l'annullamento del DM 29/2026. La contestazione ruota attorno al principio del legittimo affidamento: secondo i ricorrenti, i piani di studio sono stati modificati dopo la chiusura delle iscrizioni, quando le famiglie avevano già scelto. Il ricorso, come spiega il sindacato nel proprio comunicato, è stato promosso su mandato delle famiglie coinvolte. Trattandosi di un procedimento appena avviato, non ci sono ancora decisioni: la riforma, allo stato, resta comunque programmata per il prossimo anno scolastico.
Cosa fare adesso
Per le famiglie con un figlio in prima a settembre, il consiglio pratico è seguire le comunicazioni della scuola scelta sul quadro orario effettivo dell'indirizzo, dato che ogni istituto può modulare la quota di autonomia. Per i docenti degli istituti tecnici, conviene monitorare gli sviluppi del tavolo ministeriale e le eventuali revisioni dei quadri orari, oltre alle informazioni sindacali sull'assegnazione delle cattedre. Gli aggiornamenti ufficiali sono pubblicati sul portale del Ministero dell'Istruzione e del Merito. In sintesi: la riforma parte, ma solo dalle prime, e su alcuni punti la partita è ancora aperta.