Chi punta a lasciare la scuola dal 1° settembre 2027 deve tenere a mente due soglie e, soprattutto, muoversi con largo anticipo: le date esatte per presentare la domanda arriveranno solo in autunno, ma i controlli sulla propria posizione contributiva conviene farli fin da ora. Ecco cosa serve e cosa fare per non arrivare impreparati.
I due requisiti da conoscere
Per il personale scolastico che vuole cessare dal 1° settembre 2027 le strade principali restano due:
- Pensione di vecchiaia: 67 anni e un mese di età e almeno 20 anni di contributi.
- Pensione anticipata (a prescindere dall'età): 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 11 mesi per le donne.
La novità del 2027 è quel mese in più sull'età per la vecchiaia. Nasce dall'adeguamento automatico dei requisiti alla speranza di vita, tornato operativo dopo anni di blocco. L'INPS ha recepito l'aggiornamento con la circolare del 16 marzo 2026: le soglie salgono di un mese dal 2027 e arriveranno a tre mesi complessivi dal 2028. Per la maggior parte dei lavoratori è una differenza minima; per la scuola può pesare molto di più, come vedremo tra poco.
Perché nella scuola quel mese conta
A differenza di quasi tutti gli altri comparti, il personale scolastico ha una sola finestra di uscita all'anno, con decorrenza fissa al 1° settembre. Non esistono uscite a febbraio, marzo o luglio. La regola è quella dell'articolo 59, comma 9, della legge 449/1997: la cessazione coincide con l'inizio dell'anno scolastico, purché il diritto sia maturato entro il 31 dicembre dello stesso anno.
Il rovescio della medaglia riguarda chi è "al limite": se l'aumento di un mese sposta la maturazione del requisito oltre il 31 dicembre 2027, non si potrà uscire il 1° settembre 2027 e occorrerà attendere l'anno scolastico successivo. In pratica, un solo mese può tradursi in un anno intero di servizio in più. È il caso tipico di chi compie i 67 anni proprio a ridosso di fine dicembre: vale la pena verificare con precisione la data esatta di maturazione.
Cosa è cambiato rispetto agli anni scorsi
Alcune vie usate in passato non sono più percorribili, altre restano. In sintesi:
- Opzione donna: abolita dalla legge di bilancio 2026, non è più una strada per le nuove uscite.
- Quota 103: non prorogata. Secondo l'INPS conserva il diritto solo chi aveva maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2025 (cristallizzazione).
- APE sociale: confermata come anticipo per disoccupati, caregiver, invalidi civili e addetti a mansioni gravose, con i consueti requisiti di età e contribuzione.
- Esenzione per lavoro gravoso: maestre e maestri di nido e scuola dell'infanzia non subiscono l'adeguamento alla speranza di vita e mantengono i requisiti più favorevoli.
Restano inoltre le altre vie ordinarie, come il cumulo dei contributi versati in gestioni diverse e la corsia dei lavoratori precoci (almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima dei 19 anni). Nei casi complessi — riscatti, ricongiunzioni, contributi sparsi in più casse — un controllo al patronato è quasi sempre la mossa più prudente.
Come e quando si fa domanda
Qui serve chiarezza, perché le domande sono due e distinte. La domanda di cessazione dal servizio si presenta al Ministero attraverso la piattaforma POLIS – Istanze online: le date precise saranno fissate da un apposito decreto del MIM, che di norma esce tra fine settembre e ottobre insieme alla circolare operativa. Per l'uscita al 1° settembre 2026, a titolo di riferimento, il termine era stato fissato al 21 ottobre 2025. È ragionevole attendersi tempistiche simili anche stavolta, ma finché il decreto non viene pubblicato non esiste una data ufficiale: meglio non fidarsi di scadenze "anticipate" non confermate.
La domanda di pensione all'INPS va invece inviata separatamente, tramite il portale dell'Istituto, il Contact Center o un patronato.
Un accorgimento poco conosciuto ma utile è la domanda con riserva, pensata per chi non è certo di raggiungere il requisito in tempo: la cessazione si perfeziona solo se l'INPS accerta il diritto a pensione; in caso contrario il rapporto di lavoro prosegue, evitando il rischio di ritrovarsi senza stipendio e senza assegno.
Cosa fare adesso
Le domande apriranno solo in autunno, ma i controlli conviene farli prima. Con qualche mese di anticipo si evitano le corse dell'ultimo momento e, soprattutto, il rischio di scoprire troppo tardi che i requisiti non erano ancora maturi.
- Verificare l'estratto contributivo su MyINPS e segnalare eventuali periodi mancanti.
- Usare il simulatore "La mia pensione futura" per individuare la data esatta in cui si matura il diritto.
- Recuperare per tempo i documenti utili per riscatti o ricongiunzioni.
- Farsi assistere da un patronato o dal proprio sindacato in caso di dubbi.
- Tenere pronte le credenziali SPID, CIE o CNS per accedere a POLIS e ai servizi INPS quando si aprirà la finestra.
Il punto di partenza per verifiche e simulazioni è il portale dell'Istituto: inps.it. I dettagli sull'adeguamento dei requisiti 2027-2028 sono nella circolare INPS di marzo 2026.




