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Scuola

Libano, 100mila bambini rischiano di perdere l'anno scolastico

06 luglio 2026 di Francesco Perrone

Almeno 100mila bambini libanesi rischiano di restare fuori dalle aule a settembre: è l'allarme lanciato dall'UNICEF, che segnala 340 scuole danneggiate dal recente conflitto e chiede interventi urgenti per rimetterle in sicurezza prima dell'inizio del nuovo anno scolastico. Una notizia che riguarda da vicino chi lavora nella scuola e chi ha a cuore il diritto all'istruzione, anche oltre i confini italiani.

Il quadro emerge da una valutazione condotta a giugno dal Ministero dell'Istruzione e dell'Istruzione Superiore del Libano, realizzata con il supporto tecnico dell'agenzia ONU. Secondo l'UNICEF, si tratta del primo censimento completo dei danni subiti dal sistema scolastico libanese dopo l'ultima ondata di ostilità.

Cosa dicono i numeri

La fotografia è pesante. Sono 340 le scuole colpite — tra istituti pubblici, privati e centri di istruzione e formazione tecnica e professionale — e di queste 17 risultano completamente distrutte. Alcune hanno riportato danni lievi, ma molte necessitano di interventi di ripristino su vasta scala o di una ricostruzione completa prima di poter riaccogliere in sicurezza studenti e insegnanti.

I danni si concentrano nelle aree più segnate dal conflitto: i governatorati di Nabatiyeh, il Libano meridionale, la Bekaa, Baalbek-Hermel, Beirut e il Monte Libano. È da qui che arriva la cifra dei 100mila bambini che, senza interventi rapidi, potrebbero non rientrare in classe all'inizio del prossimo anno accademico.

Perché non è solo una questione di muri

«Le scuole sono molto più che semplici edifici», ha dichiarato Marcoluigi Corsi, rappresentante dell'UNICEF in Libano. «Sono luoghi in cui i bambini imparano, si sentono al sicuro e iniziano a riprendersi dalla crisi». Corsi ha sottolineato che, con l'avvicinarsi del nuovo anno scolastico, servono investimenti urgenti per garantire ai bambini un rientro senza ritardi.

L'appello arriva dopo anni di interruzioni ripetute dell'istruzione, causate da crisi economiche e conflitti che si sono susseguiti senza sosta. Per molti minori, un'ulteriore e prolungata sospensione dell'apprendimento rischia di lasciare conseguenze durature sul percorso formativo, sul benessere psicologico e sulle opportunità future. L'UNICEF avverte inoltre che restare fuori da scuola espone i bambini a maggiori rischi, dal lavoro minorile ai matrimoni precoci.

Chi sostiene la ricostruzione

La valutazione dei danni è stata realizzata attraverso il Fondo per l'istruzione in transizione e resilienza (TREF), sostenuto da Unione Europea, Germania, Francia e Svizzera. L'UNICEF riconosce che questi donatori sostengono da anni il settore educativo libanese, ma avverte che l'entità dei danni richiede ora un aumento sostanziale degli investimenti per ripristinare ambienti di apprendimento sicuri prima della campanella di settembre.

L'agenzia ONU ha fatto sapere di stare collaborando con il Ministero dell'Istruzione libanese, con i donatori e con i partner per sostenere la riabilitazione delle scuole, la continuità didattica e la ripresa dell'istruzione in tutto il Paese.

Uno sguardo che riguarda anche noi

Per chi lavora nella scuola italiana, storie come questa ricordano quanto sia fragile — e prezioso — un diritto che spesso diamo per scontato. Il tema del diritto all'istruzione dei bambini nelle aree di crisi è al centro anche dell'impegno di molte realtà educative e del mondo cattolico, che da tempo richiamano l'attenzione sull'importanza di garantire continuità scolastica anche nei contesti più difficili.

Il messaggio dell'UNICEF, in fondo, è semplice: la scuola non può aspettare la fine della ricostruzione, perché è essa stessa parte della ricostruzione. Rimettere in piedi le aule significa restituire ai bambini non solo un banco, ma anche protezione, normalità e speranza per il futuro.

Tags: cronaca unicef libano
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