La connessione internet veloce nelle scuole non deve spegnersi quando finiscono i fondi del PNRR. È, in sintesi, la richiesta che la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha rivolto al Governo con un documento diffuso oggi, lunedì 6 luglio: la banda ultralarga negli istituti scolastici va trattata come un servizio strutturale del sistema educativo, non come un intervento straordinario legato a singoli finanziamenti.
Per dirigenti scolastici, docenti e famiglie il tema è tutt'altro che astratto. Dalla connettività dipendono ormai il registro elettronico, le comunicazioni scuola-famiglia, le piattaforme didattiche, le prove digitali e buona parte del lavoro quotidiano delle segreterie. Una scuola che perde la connessione, o che resta con una linea lenta, torna indietro di anni nel giro di poche settimane.
Perché le Regioni lanciano l'allarme adesso
Gli interventi per portare la fibra negli istituti sono partiti nel 2020 con la prima fase del Piano Scuola e sono stati poi rafforzati con una seconda fase finanziata dal PNRR. Il problema, segnalano le Regioni, è che queste misure hanno una scadenza: quando i finanziamenti si esauriranno, senza nuovi investimenti il rischio concreto è che i servizi di connettività si interrompano o procedano a macchia di leopardo, con differenze marcate da territorio a territorio.
Nel documento le Regioni indicano due priorità che vanno tenute insieme. La prima è completare la copertura delle sedi scolastiche che ancora non sono raggiunte dalla banda ultralarga. La seconda è garantire la continuità del servizio nelle scuole già connesse, evitando che alla fine dei contratti in essere gli istituti restino scoperti.
La richiesta al Governo: fondi stabili e una regia nazionale
La Conferenza delle Regioni non si limita a chiedere una proroga dei fondi. Nel documento si sottolinea la necessità di un modello nazionale stabile di governance e di finanziamento, capace di gestire in via ordinaria le esigenze legate all'evoluzione della rete scolastica — nuove sedi, accorpamenti, trasferimenti — senza scaricare costi e complicazioni su scuole ed enti locali.
Da qui l'appello all'esecutivo ad attivare "risorse strutturali e pluriennali", come si legge nella nota, in un quadro che consenta il rinnovo dei contratti di connettività e il riconoscimento dei costi già sostenuti, valorizzando le esperienze maturate a livello territoriale in questi anni.
Cosa cambia (per ora) per le scuole
Al momento nulla di operativo: si tratta di una presa di posizione istituzionale, non di un provvedimento. Le scuole già connesse continuano a operare con i contratti in corso e non c'è alcuna interruzione immediata del servizio. Il documento serve però a mettere il tema sul tavolo del Governo prima che i finanziamenti della fase PNRR arrivino a esaurimento, quando intervenire sarebbe molto più complicato.
Per i dirigenti scolastici il messaggio implicito è comunque utile: conviene tenere d'occhio le scadenze dei propri contratti di connettività e le eventuali comunicazioni che arriveranno dal Ministero dell'Istruzione e del Merito e dagli enti territoriali nei prossimi mesi. Se la richiesta delle Regioni verrà accolta, la gestione della rete scolastica dovrebbe diventare più semplice e prevedibile; in caso contrario, il rischio è che siano i singoli istituti e i Comuni a doversi fare carico dei costi per non restare disconnessi.
La partita, insomma, è appena iniziata. La posizione delle Regioni è chiara: la connettività scolastica è ormai un'infrastruttura essenziale, al pari di luce e riscaldamento, e come tale va finanziata in modo stabile. La risposta del Governo dirà se il digitale a scuola resterà una conquista consolidata o tornerà a dipendere, anno per anno, dalla disponibilità di fondi straordinari.