La parte economica del contratto scuola è cosa fatta, ma il rinnovo non è finito: dopo la firma definitiva del 1° luglio scorso, il confronto tra sindacati e Aran continua sulle regole che governano la vita quotidiana di docenti e personale ATA. È qui — non più sugli aumenti — che nelle prossime settimane si deciderà cosa cambia davvero su mobilità, lavoro agile, tutela della salute e figure di responsabilità. Il prossimo incontro all'Aran è fissato per il 22 luglio.

Vale la pena chiarire subito la distinzione, perché genera confusione. Il contratto del comparto Istruzione e Ricerca 2025-2027 è stato scorporato in due tronconi: la parte economica, quella che porta aumenti e arretrati in busta paga, e la parte normativa, che riscrive diritti, procedure e materie negoziabili. La prima è chiusa. La seconda è ancora tutta da costruire, e su diversi punti la distanza tra le proposte sindacali e la bozza dell'Agenzia resta ampia.

Cosa si sta discutendo

I temi sul tavolo toccano quasi tutti gli aspetti del rapporto di lavoro. Tra quelli su cui i sindacati insistono di più:

  • Lavoro agile: per assistenti amministrativi e DSGA il diritto di accesso è uno dei nodi centrali. La UIL Scuola chiede che l'istituto diventi strutturale e non sia lasciato alla decisione unilaterale del dirigente scolastico.
  • Mobilità e vincoli: le sigle chiedono che l'intera materia rientri nella contrattazione e che si amplino le deroghe al vincolo di permanenza sulla sede, in particolare per chi ha figli minori o genitori anziani a carico.
  • Tutela della salute e burnout: la richiesta è di riconoscere esplicitamente il rischio da stress lavoro-correlato tra le materie della contrattazione, con misure di prevenzione a carico del datore di lavoro.
  • Buoni pasto: se ne discute l'estensione anche al personale scolastico, come già avviene in altri comparti pubblici, riprendendo un impegno contenuto in una dichiarazione congiunta del contratto precedente.
  • Middle management e DSGA: sul tavolo la remunerazione delle cosiddette figure di sistema e il rafforzamento della parte variabile dell'indennità per i direttori dei servizi generali e amministrativi.
  • Precari: la parità di trattamento giuridico ed economico tra personale a tempo determinato e di ruolo, tema che si intreccia con le criticità sollevate a livello europeo sulla disparità di trattamento.

Le posizioni dei sindacati

La UIL Scuola, con il segretario generale Giuseppe D'Aprile, ha impostato il confronto su un punto che considera dirimente: la trasparenza a livello di singolo istituto. La richiesta è che RSU e organizzazioni rappresentative abbiano pieno accesso agli atti e ai dati sulle risorse del fondo d'istituto e delle altre voci accessorie. Collegata a questa è la battaglia sulle materie negoziabili: molti temi, negli ultimi contratti, sono stati ricondotti al semplice «confronto», una formula che non produce esiti vincolanti e che il sindacato considera un arretramento rispetto alla contrattazione vera e propria. Non è una posizione nuova: la sigla non aveva firmato la parte normativa del CCNL 2019/2021 proprio su questi temi.

L'ANIEF, con il presidente Marcello Pacifico, ha portato all'Aran un elenco articolato di rivendicazioni: dal riconoscimento del burnout come rischio lavorativo all'ampliamento delle deroghe alla mobilità, fino alla parità di trattamento per i precari, richiamata anche in relazione a una procedura europea sulla disparità tra contratti a termine e a tempo indeterminato. Sul fronte del personale ATA, la UIL ha inoltre segnalato il nodo della piena valorizzazione delle nuove figure, a partire dall'operatore scolastico, previsto dai contratti ma ancora in larga parte da attuare.

Sullo sfondo resta una questione più volte richiamata da UIL Scuola: il recupero, ai fini dell'anzianità, dell'anno 2013, che il sindacato definisce un debito nei confronti dei lavoratori del pubblico impiego. È un tema che, per come è impostato, va oltre il tavolo contrattuale e chiama in causa scelte di natura legislativa.

Il vincolo di fondo: «a costo zero»

C'è un elemento che condiziona tutta la trattativa normativa: l'intesa deve, almeno nelle intenzioni dell'Aran, avvenire senza nuovi oneri. La parte economica è già stata chiusa e definita, e i margini di spesa aggiuntiva per la parte normativa sono di fatto minimi. Questo spiega perché il confronto ruoti tanto attorno a diritti, procedure e organismi di garanzia più che a nuove indennità. La sintesi che i sindacati oppongono a questa impostazione è che un contratto può anche essere a costo invariato, ma non può tradursi in un arretramento sui diritti.

I tempi

L'obiettivo dichiarato dall'Aran è arrivare alla chiusura della parte normativa entro l'anno. È un traguardo che gli stessi sindacati, pur condividendo l'esigenza di accelerare, considerano impegnativo, vista la distanza ancora presente su più capitoli. Nel frattempo proseguono i tavoli tecnici dedicati ai singoli argomenti, pensati per preparare le sessioni plenarie e ridurre i tempi del negoziato.

Cosa aspettarsi

Per docenti, ATA e DSGA il messaggio pratico è che gli effetti concreti della parte normativa — su come si chiede il lavoro agile, su quali deroghe alla mobilità saranno effettivamente riconosciute, su come verranno remunerate le figure di responsabilità — non sono ancora definiti e dipenderanno dall'esito degli incontri delle prossime settimane. Nulla di tutto questo è oggi operativo: si tratta di richieste e proposte in discussione, non di regole già scritte. Il primo appuntamento utile per capire in che direzione va il confronto è quello del 22 luglio.