Se punti alla specializzazione sul sostegno, adesso è il momento di muoverti: gli atenei stanno pubblicando i bandi dell'XI ciclo del TFA e ognuno fissa scadenze proprie per la domanda. Il passo concreto da fare è uno solo: individuare l'università dove vuoi concorrere, leggere il suo bando e presentare l'iscrizione entro il termine indicato, tenendo presente che le prove preselettive nazionali si terranno tra il 14 e il 17 luglio.
Il via libera è arrivato con il decreto del Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) n. 926 del 26 giugno 2026, che ha autorizzato l'avvio dei percorsi per l'anno accademico 2025/2026, definito la ripartizione dei posti per ateneo (nella Tabella A allegata) e fissato il calendario nazionale delle prove. Da quel momento le università possono emanare i propri bandi, ed è esattamente la fase che stiamo vivendo adesso.
La cosa più importante: ogni ateneo fa storia a sé
Non esiste una domanda unica nazionale. Ciascuna università gestisce in autonomia la propria procedura: pubblica il bando quando è pronta, apre e chiude le iscrizioni con date proprie e stabilisce come si presenta la domanda. Questo significa due cose. La prima: le scadenze non sono simultanee, quindi la sede A può chiudere le iscrizioni giorni prima della sede B. La seconda: la finestra utile è spesso stretta, a volte pochi giorni, perché tra pubblicazione del bando e prove passa poco tempo.
La domanda si presenta in modalità telematica, secondo le procedure indicate da ciascun ateneo. Il canale non è unico a livello nazionale: alcuni bandi già aperti prevedono l'uso del portale universitario (ad esempio la LUMSA utilizza il proprio portale Mi@Lumsa). Anche i documenti e le credenziali richiesti per accedere alla procedura informatica possono variare da bando a bando: verifica quanto previsto dall'ateneo prescelto e procurati per tempo il necessario, perché non è il tipo di adempimento che si sbriga all'ultimo minuto.
Come scegliere l'ateneo giusto
La tentazione è puntare all'università più vicina a casa, ma non è l'unico criterio da considerare. Vale la pena confrontare più bandi guardando a:
- Numero di posti messi a bando per il grado che ti interessa (li trovi nella Tabella A del decreto e nel bando del singolo ateneo);
- Costi: la quota di iscrizione al percorso e il contributo per la prova preselettiva, che variano da sede a sede;
- Scadenze di iscrizione, per capire dove hai ancora margine per candidarti;
- Organizzazione delle prove e sede d'esame.
Un dato che conviene sapere: il contingente complessivo dell'XI ciclo è di 30.241 posti, distribuiti tra infanzia, primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado. Quest'ultima non è una novità di questo ciclo: percorsi e prove per la secondaria di II grado erano previsti anche nel X ciclo 2024/2025 (con prova svolta il 18 luglio 2025). La ripartizione precisa ateneo per ateneo è quella della Tabella A.
Verifica i requisiti prima di iscriverti
Prima ancora di scegliere la sede, controlla di avere i titoli giusti per il grado a cui vuoi concorrere. È un passaggio da fare con calma ora, non nei giorni della domanda, quando recuperare un certificato può richiedere settimane.
In estrema sintesi, secondo il quadro normativo di riferimento (il DM 8 febbraio 2019, n. 92, a cui il DM 926/2026 rinvia, in particolare all'art. 3):
- Infanzia e primaria: laurea in Scienze della Formazione Primaria (vecchio ordinamento o LM-85bis) oppure diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002;
- Secondaria di primo e secondo grado: per la secondaria il DM 926/2026 rinvia all'art. 3 del DM 92/2019 e all'art. 5, comma 2, del d.lgs. 59/2017. Nel testo vigente, per i posti comuni, è richiesta la laurea coerente con la specifica classe di concorso unita alla relativa abilitazione; è inoltre prevista una specifica ipotesi di accesso per chi ha maturato almeno tre anni di servizio. Non basta quindi la sola laurea magistrale coerente comprensiva dei CFU: occorre verificare puntualmente i requisiti previsti dalla norma per la classe di concorso di interesse.
Attenzione a un punto che genera molti dubbi: se la tua laurea dà accesso a una classe di concorso ma non copre tutti i CFU richiesti, i crediti mancanti vanno colmati prima di poter presentare domanda. Verificalo per tempo. E ricorda che il requisito di grado è tassativo: un titolo che apre solo al secondo grado non consente di concorrere anche per il primo, e viceversa.
Chi non deve fare la preselettiva
Non tutti i candidati sostengono il test preselettivo. Accedono direttamente alle prove successive, nei limiti di legge, chi ha almeno tre annualità di servizio sul sostegno nello specifico grado per cui concorre e chi ha una disabilità pari o superiore all'80% ai sensi della Legge 104/1992. Inoltre, se per un dato grado le iscrizioni non superano il doppio dei posti banditi, la preselettiva viene soppressa per tutti. Anche qui vale la regola del grado: i tre anni maturati sulla primaria non esonerano dalla preselettiva della secondaria.
Cosa fare adesso
La finestra è compressa e conviene procedere in ordine. Per prima cosa, verifica i tuoi titoli di accesso per il grado prescelto ed eventuali CFU mancanti. Poi controlla se rientri in una categoria di esonero dalla preselettiva. Quindi procurati per tempo le credenziali e i documenti richiesti dal bando dell'ateneo prescelto. Infine, e questa è l'azione che non puoi rimandare, monitora ogni giorno le pagine ufficiali degli atenei che ti interessano: sono l'unico canale che fa fede per bandi, scadenze e sedi d'esame. Il testo del decreto e la Tabella A sono consultabili sul sito del Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR).
Da tenere a mente: le prove preselettive nazionali sono fissate dal 14 al 17 luglio, una mattina per ciascun grado. I bandi, invece, escono e scadono a date diverse da ateneo ad ateneo: chi aspetta rischia di trovare la finestra già chiusa nella sede che aveva scelto.