Con il modello 730/2026 le famiglie possono recuperare il 19% di gran parte delle spese di istruzione sostenute nel 2025: iscrizioni, mensa, gite, trasporto scolastico e tasse universitarie. La novità di quest'anno riguarda soprattutto la scuola non universitaria, dove il tetto di spesa su cui si calcola lo sconto è salito da 800 a 1.000 euro per ogni figlio.
In pratica, per ciascun studente iscritto dall'asilo fino alla maturità la detrazione massima passa da 152 a 190 euro l'anno. È un rimborso IRPEF, cioè una riduzione diretta dell'imposta dovuta: non restituisce l'intera spesa, ma alleggerisce quanto si versa al Fisco.
Scuola dall'infanzia alle superiori: cosa si scarica e quanto
Per la frequenza di scuole dell'infanzia, primaria, secondaria di primo e di secondo grado — statali o paritarie del sistema nazionale di istruzione — il tetto è di 1.000 euro per alunno. La modifica è stata introdotta dalla legge di bilancio 2025 (art. 1, comma 13, legge n. 207/2024) e si applica alle spese pagate a partire dal 1° gennaio 2025, quindi debutta proprio in questa dichiarazione.
Dentro quel limite rientrano diverse voci, che si sommano tra loro:
- tasse di iscrizione e di frequenza;
- contributi scolastici obbligatori e contributi volontari deliberati dagli organi dell'istituto;
- mensa scolastica e servizi di pre-scuola e post-scuola;
- gite e viaggi di istruzione organizzati dalla scuola;
- assicurazione scolastica e servizio di trasporto (scuolabus), anche se gestito dal Comune.
Non sono invece detraibili l'acquisto di libri di testo e di materiale di cancelleria: sono considerati spese personali dell'alunno.
Un esempio concreto: una famiglia con due figli che spende 1.200 euro a testa può portare in detrazione al massimo 1.000 euro per ciascuno, cioè 2.000 euro complessivi, con un risparmio di 380 euro (il 19%).
Asilo nido: regole a parte
Le rette dell'asilo nido seguono una disciplina diversa e vanno indicate con un codice apposito nel quadro E. Anche qui la detrazione è del 19%, ma su un tetto separato (632 euro per bambino), che non si somma a quello della scuola.
Università: nessun tetto per gli atenei statali
Per le università pubbliche non c'è un limite di spesa: la detrazione del 19% spetta sull'intero importo delle tasse versate. Per le università non statali, invece, gli importi massimi detraibili sono fissati ogni anno con decreto ministeriale e cambiano in base all'area disciplinare del corso e alla regione in cui ha sede l'ateneo. Rientrano anche i corsi post-laurea, di specializzazione e i dottorati.
Chi studia fuori sede può inoltre detrarre parte del canone di locazione, entro un tetto specifico stabilito dalla norma.
Il vincolo che fa perdere il rimborso: pagamenti tracciabili
È l'errore più frequente. Per avere diritto alla detrazione, ogni spesa scolastica deve essere pagata con strumenti tracciabili: bonifico bancario o postale, carte di credito, debito o prepagate, assegni, oppure i sistemi tipo PagoPA usati ormai da molte scuole. Le somme versate in contanti non danno diritto ad alcuno sconto, anche se la spesa è legittima.
Attenzione al reddito
Le detrazioni per istruzione non spettano più in modo uguale a tutti. Restano piene per chi ha un reddito complessivo fino a 120.000 euro, poi decrescono fino ad azzerarsi a 240.000 euro. Dall'anno d'imposta 2025, inoltre, per i redditi superiori a 75.000 euro entra in gioco un nuovo meccanismo di rimodulazione che tiene conto anche del numero di figli a carico. Conviene quindi verificare il proprio caso prima di dare per scontato l'intero beneficio.
Cosa fare adesso
Le spese scolastiche sono in gran parte già inserite nel 730 precompilato, perché le scuole trasmettono i dati all'Agenzia delle Entrate. Resta comunque compito del contribuente controllare che tutto sia corretto e completo, aggiungendo eventuali voci mancanti.
In vista dell'invio, conviene tenere pronte ricevute, bonifici e attestazioni di pagamento intestate a chi sostiene la spesa. Se il documento è intestato al figlio, i genitori possono ripartire l'importo o annotarvi la percentuale a carico di ciascuno. C'è ancora margine di tempo: il termine per la presentazione del 730 cade a fine settembre, quindi non serve correre, ma è utile mettere in ordine i giustificativi per non lasciare rimborsi sul tavolo.
Le regole di dettaglio e le tabelle aggiornate sono consultabili sul portale dell'Agenzia delle Entrate, nella sezione dedicata alla dichiarazione dei redditi.