Il bonus scuole paritarie è più vicino, ma non è ancora possibile presentare domanda. Secondo quanto riferito da alcune testate giornalistiche, che citano dichiarazioni del ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, sarebbe stato firmato il decreto interministeriale che dà attuazione alla misura; per renderla operativa mancherebbe però un ultimo passaggio: la controfirma del Ministero dell'Economia e delle Finanze. La legge rinvia al decreto attuativo la definizione delle modalità e dei limiti del contributo; tempi, importi per fascia di reddito e canale per le domande saranno chiari solo con la pubblicazione del testo. Fino ad allora le famiglie non devono fare nulla: conviene solo tenere d'occhio le comunicazioni ufficiali.
Stando alle notizie di stampa, la firma del ministro dell'Istruzione sarebbe arrivata all'inizio di luglio, mentre si attenderebbe la sottoscrizione anche del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Al momento della verifica, tuttavia, questi passaggi non risultano reperibili su una pagina o un comunicato ufficiale del MIM o del MEF: le informazioni provengono da testate che riportano dichiarazioni del ministro. In sostanza: si attende la parte del MEF perché i fondi possano essere effettivamente sbloccati.
Di cosa si tratta
Il contributo — spesso chiamato «buono scuola» o «bonus paritarie» — è un aiuto economico per le famiglie che iscrivono i figli a una scuola paritaria. Non riguarda l'intero percorso scolastico: spetta per gli studenti che frequentano la scuola secondaria di primo grado (le medie) o il primo biennio delle superiori, cioè i primi due anni della secondaria di secondo grado. Restano fuori la primaria e gli ultimi tre anni delle superiori.
La misura nasce dalla Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199), che ha stanziato le risorse e affidato a un decreto attuativo il compito di stabilire i dettagli operativi. È proprio quel decreto che sarebbe ora al centro dell'iter di firma.
A chi spetta e quanto vale
I due requisiti principali fissati dalla norma sono chiari:
- Reddito: il bonus è riservato alle famiglie con ISEE non superiore a 30.000 euro.
- Scuola frequentata: figli iscritti a una scuola paritaria di primo grado o al primo biennio delle superiori.
L'importo può arrivare fino a 1.500 euro per ciascuno studente, ma non è uguale per tutti. La cifra viene modulata in base all'ISEE — chi ha un reddito più basso riceve un contributo più alto — e resta comunque entro il limite delle risorse disponibili. Per il 2026 il fondo complessivo ammonta a 20 milioni di euro: significa che l'erogazione è vincolata a quel tetto e che gli importi effettivi per ogni fascia saranno definiti solo con il decreto operativo.
Un dato utile per capire la platea: nell'anno scolastico 2023/24, secondo il Focus del Ministero, gli studenti iscritti a istituti paritari erano 790.460. Non tutti rientrano nei requisiti del bonus, ma il bacino potenziale è ampio.
Cosa manca perché diventi operativo
Il percorso non è ancora concluso. Perché le famiglie possano davvero chiedere il contributo servono, in ordine, alcuni passaggi:
- la controfirma del Ministero dell'Economia, indispensabile per rendere disponibili i fondi;
- la pubblicazione ufficiale del decreto, con criteri di riparto e scadenze;
- l'apertura delle domande con le modalità che verranno indicate (a oggi non è nemmeno confermato se avverranno tramite portale ministeriale, bando delle singole scuole o altro canale).
Finché questi passaggi non saranno completati, non è possibile presentare alcuna richiesta. Non risultano al momento date certe per l'apertura delle domande: chi promette scadenze precise sta anticipando informazioni non ancora ufficiali.
Le critiche
La misura non è priva di polemiche. Dall'opposizione — in particolare Movimento 5 Stelle e Partito Democratico — si contesta che il contributo crei una disparità tra famiglie nelle stesse condizioni economiche: chi sceglie la scuola statale, a parità di ISEE, non riceve nulla, pur affrontando anch'esso spese per libri, trasporti e mensa. Dal fronte opposto, la maggioranza rivendica la misura come uno strumento a favore della libertà di scelta educativa anche per i nuclei meno abbienti. È un confronto politico che accompagna il provvedimento fin dall'approvazione in Legge di Bilancio.
Cosa fare adesso
Per le famiglie interessate, in questa fase, l'unica cosa sensata è attendere senza avviare pratiche. In concreto:
- tenere pronto un ISEE in corso di validità, che con ogni probabilità sarà utile, anche se le istruzioni operative ufficiali non lo hanno ancora confermato;
- seguire gli aggiornamenti sul sito del Ministero dell'Istruzione e del Merito, dove verranno pubblicati decreto e istruzioni;
- chiedere informazioni direttamente alla scuola paritaria frequentata, spesso il primo canale a comunicare alle famiglie modalità e scadenze.
Il quadro, insomma, sembra in dirittura d'arrivo ma non ancora chiuso: la firma del ministro dell'Istruzione, per quanto riportato dalla stampa, sarebbe un passo concreto, non il traguardo. Aggiorneremo non appena arriverà la controfirma del MEF e verranno resi noti importi per fascia, tempi e modalità di domanda.
Foto di copertina: European Union — Attribution, via Wikimedia Commons




