Dal 1° luglio 2026 l'INPS ha aggiornato le soglie di reddito che determinano l'importo dell'Assegno per il nucleo familiare (ANF), valide fino al 30 giugno 2027. Attenzione, però: non è l'Assegno unico universale per i figli, ma una prestazione ormai residuale che riguarda soltanto alcune famiglie senza figli a carico. Ecco perché la maggior parte del personale scolastico non la vedrà comparire in busta paga: chi ha figli è coperto dall'Assegno unico e non dall'ANF.

Chi già percepisce l'ANF non deve fare nulla: l'aggiornamento delle soglie è automatico e viene applicato direttamente da chi eroga l'assegno, cioè l'INPS o il datore di lavoro in busta paga. Non serve presentare una nuova domanda solo per effetto della rivalutazione.

Cosa cambia dal 1° luglio

A cambiare non sono gli importi dell'assegno in sé, ma le soglie di reddito che stabiliscono in quale fascia rientra la famiglia. I livelli reddituali sono stati rivalutati dell'1,4%, in linea con l'indice ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati (FOI, al netto dei tabacchi) registrato tra il 2024 e il 2025.

L'effetto pratico è semplice: alzando le soglie, alcune famiglie che oggi rientrano in uno scaglione più basso potranno accedere a una fascia più favorevole e quindi a un assegno mensile leggermente più alto. Per questo si parla di "aumenti", anche se in senso tecnico è la platea delle fasce a spostarsi, non il valore base della prestazione. Il principio di fondo resta invariato: più basso è il reddito del nucleo, più alto è l'assegno.

Chi resta beneficiario dell'ANF

Dopo l'introduzione dell'Assegno unico e universale nel 2022, l'ANF non spetta più ai nuclei con figli a carico. Continua invece a essere riconosciuto ai nuclei composti da familiari diversi dai figli: coniugi, fratelli, sorelle e nipoti, nei casi previsti dalla normativa. Rientrano ad esempio le coppie senza figli, i nuclei monoparentali senza figli o quelli in cui è presente un maggiorenne inabile diverso dai figli.

La prestazione resta destinata ai lavoratori dipendenti (compreso il comparto pubblico e quindi la scuola), ai lavoratori agricoli dipendenti, ai dipendenti di aziende cessate o fallite e ai titolari di prestazioni previdenziali derivanti da lavoro subordinato. Sono esclusi i lavoratori autonomi e i titolari di pensioni delle gestioni speciali degli autonomi.

Perché la scuola quasi non lo vede

Il punto che genera più confusione tra docenti e personale ATA è proprio questo. Un insegnante o un collaboratore scolastico con figli a carico riceve l'Assegno unico, erogato direttamente dall'INPS su domanda, non l'ANF. L'Assegno al nucleo familiare oggi può interessare il personale scolastico solo in situazioni particolari: ad esempio un dipendente senza figli con il coniuge a carico, oppure un nucleo che comprende fratelli, sorelle o nipoti nelle condizioni previste. Sono casi minoritari, ma non inesistenti: per questo vale la pena sapere che la prestazione esiste ancora.

Chi rientra tra i beneficiari può controllare l'effettiva applicazione dei nuovi valori verificando la voce ANF in busta paga a partire dalle competenze di luglio 2026. Se il reddito del nucleo si colloca vicino a una soglia, l'aggiornamento potrebbe fare la differenza tra una fascia e l'altra, e quindi sull'importo mensile.

Come funziona il calcolo

L'importo non è una cifra fissa: dipende dal reddito complessivo del nucleo nell'anno precedente, dalla tipologia di famiglia e dal numero di componenti. L'ANF, va ricordato, non si basa sull'ISEE: il diritto nasce dal confronto tra il reddito familiare e i livelli aggiornati ogni anno dall'INPS. Perché spetti la prestazione, i redditi da lavoro dipendente o da prestazioni assimilate devono inoltre costituire almeno il 70% del reddito complessivo del nucleo.

Le tabelle ufficiali, articolate nelle diverse tipologie di nucleo, sono quelle diffuse dall'INPS con la comunicazione di fine maggio. Per il calcolo puntuale del proprio caso conviene fare riferimento a quelle tabelle o rivolgersi a un patronato o a un CAF, che possono verificare l'inquadramento reddituale corretto e l'eventuale spettanza.

In sintesi

Le nuove soglie ANF valgono dal 1° luglio 2026 al 30 giugno 2027, con una rivalutazione dell'1,4%. Non riguardano l'Assegno unico e quindi non toccano la generalità delle famiglie con figli. Per chi già percepisce l'assegno non serve alcun adempimento: l'aggiornamento è automatico. Il consiglio utile è uno solo: se si è tra i pochi nuclei ancora coperti dall'ANF, controllare il cedolino di luglio e, in caso di dubbi sulla fascia di reddito, chiedere una verifica al proprio patronato. Il dettaglio delle nuove tabelle è consultabile sul sito dell'INPS.