Se sei un pensionato (anche ex docente o ex personale ATA) e sul cedolino di luglio 2026 trovi un messaggio dell'INPS sui redditi del 2022, non ignorarlo: riguarda chi percepisce prestazioni legate al reddito e, se non si interviene, si rischia la revoca di quelle somme. Per evitarlo c'è tempo fino al 15 settembre 2026 per presentare una domanda di ricostituzione.
L'avviso è stato spiegato dall'INPS in una nota del 24 giugno 2026 dedicata al cedolino di luglio, la mensilità che porta con sé anche la quattordicesima. Accanto alle buone notizie, però, l'Istituto ha inserito un promemoria che tocca una platea ben precisa di pensionati.
Chi trova l'avviso e cosa dice
Il messaggio compare a chi riceve prestazioni collegate al reddito e non ha comunicato all'INPS e all'Agenzia delle Entrate i redditi relativi all'anno 2022. Si tratta di trattamenti il cui diritto o il cui importo dipende dalla situazione reddituale del pensionato (e, in certi casi, del coniuge o del nucleo): tra questi rientrano ad esempio l'integrazione al trattamento minimo e le maggiorazioni sociali.
Il testo riportato sul cedolino, secondo l'INPS, è il seguente: "la mancata dichiarazione dei redditi 2022 comporta la revoca delle prestazioni collegate al reddito in pagamento sulla pensione. Può evitare la revoca presentando, entro il 15 settembre 2026, una domanda di ricostituzione per sospensione. Se ha già presentato la domanda non tenga conto di questa comunicazione".
Due punti importanti per capire la portata dell'avviso. Il primo: non è un provvedimento definitivo, ma un invito a mettersi in regola prima che scatti la revoca. Il secondo: chi ha già trasmesso la domanda di ricostituzione non deve fare nulla e può ignorare il messaggio.
Perché arriva questo sollecito
Per mantenere il diritto alle prestazioni legate al reddito, il pensionato è tenuto a dichiarare ogni anno i propri redditi all'Istituto. Quando questa comunicazione manca, l'INPS non ha i dati necessari per confermare che le condizioni siano ancora rispettate e attiva il sollecito. La verifica avviene di norma tramite le informazioni fiscali e, dove servono, con le procedure reddituali dedicate (il modello RED, o RedEst per chi risiede all'estero).
In pratica, il cedolino di luglio diventa l'occasione per accorgersi di una posizione reddituale incompleta e sistemarla in tempo, senza attendere l'interruzione dei pagamenti.
Cosa fare e come, in concreto
Per non perdere la prestazione occorre presentare, entro il 15 settembre 2026, una domanda di ricostituzione per sospensione. Con questa domanda l'INPS acquisisce i dati mancanti ed effettua le verifiche del caso. Due le strade:
- Online, dal portale INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS e utilizzando il servizio dedicato alla ricostituzione.
- Tramite patronato, che fornisce assistenza gratuita nella compilazione e nell'invio della domanda.
Il consiglio più utile è di non ridursi all'ultimo giorno: verificare subito la propria posizione ed eventualmente presentare la domanda con anticipo evita il rischio di interruzioni nei pagamenti delle prestazioni collegate al reddito.
Attenzione a non fare confusione
L'avviso sui redditi 2022 è cosa diversa dalla quattordicesima, l'altra voce che caratterizza il cedolino di luglio. Quest'ultima è la somma aggiuntiva erogata d'ufficio ai pensionati che hanno compiuto almeno 64 anni e rispettano i requisiti contributivi e reddituali previsti. Chi ritiene di averne diritto ma non la vede accreditata può a sua volta chiedere una ricostituzione, ma è una procedura distinta dal sollecito sui redditi.
Un chiarimento pratico: chi verifica di avere effettivamente i requisiti e la posizione in regola non deve preoccuparsi dell'avviso. Il messaggio è mirato a chi ha una comunicazione reddituale mancante, non a tutti i pensionati.
Date da ricordare
- 1° luglio 2026: accredito della rata di pensione di luglio, con quattordicesima per chi ne ha diritto.
- 15 settembre 2026: termine per presentare la domanda di ricostituzione per sospensione ed evitare la revoca delle prestazioni collegate al reddito.
Chi trova il messaggio sul cedolino ha quindi diverse settimane per intervenire: il modo più semplice per non correre rischi è controllare adesso il proprio cedolino sul portale INPS e, in caso di dubbi, rivolgersi a un patronato.