Ci siamo: la parte economica del nuovo contratto della scuola ha superato l'ultimo controllo e oggi, 1° luglio, è attesa la firma definitiva all'ARAN. Da quel momento aumenti e arretrati diventano dovuti per docenti e personale ATA, e — se i tempi tecnici reggono — potrebbero arrivare sul cedolino già a luglio. La cosa più importante da sapere subito: non c'è nulla da fare. Nessuna domanda, nessun modulo. Gli importi vengono calcolati e accreditati in automatico da NoiPA.
L'ultimo tassello è caduto ieri: le Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei Conti, nell'adunanza del 30 giugno, hanno certificato positivamente la parte economica del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027. Era l'ultimo passaggio previsto. Superato quello, il contratto può essere sottoscritto in via definitiva: la firma è in calendario per oggi, secondo quanto comunicato dalla FLC CGIL.
Di quanto aumenta lo stipendio
Le cifre diffuse parlano di un aumento medio a regime di circa 143 euro lordi al mese per i docenti e di circa 107 euro per il personale ATA. Sono però medie, e vanno lette con attenzione: l'importo che ciascuno troverà davvero in busta paga dipende da profilo, ordine di scuola, anzianità e posizione economica. Chi ha più anni di servizio vedrà di più, chi è a inizio carriera un po' meno.
Un dettaglio spesso frainteso: quello che arriva ora non è l'aumento pieno. Il contratto, firmato a triennio già iniziato, prevede tre scaglioni annuali; l'incremento tabellare completo va a regime solo dal 1° gennaio 2027. Quella delle prossime settimane è la prima parte.
Gli arretrati: quanto e da quando
È la voce più attesa. Poiché la parte economica è stata sottoscritta nel secondo anno del triennio, ai lavoratori spetta anche la quota di aumento non ancora versata: gli arretrati partono dal 1° gennaio 2025 e coprono il periodo fino a metà 2026. Su un arco così lungo si accumula una somma una tantum non banale.
Le stime diffuse da ARAN e sindacati collocano gli importi lordi complessivi, calcolati a fine giugno, in una forbice indicativa tra circa 815 e 1.250 euro, con cifre più alte per i profili a maggiore anzianità come i DSGA. Attenzione a due cose: sono stime, non dati ufficiali NoiPA, e sono cifre lorde. Sul netto pesa la tassazione separata, che sugli arretrati si aggira mediamente tra il 30 e il 35%: l'importo che entra sul conto sarà quindi sensibilmente più basso.
Quando arrivano i soldi
Qui entra in gioco una questione di tempi tecnici, e conviene essere prudenti: non esiste ancora un calendario ufficiale NoiPA o MEF che confermi le date. I cedolini ordinari di luglio vengono elaborati a fine giugno, a ridosso della firma, quindi è difficile che tutto rientri già nello stipendio ordinario del mese. Gli scenari realistici sono due:
- Solo arretrati a luglio: NoiPA emette un cedolino straordinario dedicato agli arretrati, mentre lo stipendio aggiornato con i nuovi importi slitta ad agosto.
- Tutto ad agosto: se i ricalcoli richiedono più tempo, aumenti e arretrati vengono accorpati nel cedolino di agosto in un'unica soluzione.
In entrambi i casi la sostanza non cambia: dopo la firma l'adeguamento è dovuto e prima o poi arriva. Ricordiamo che lo stipendio ordinario di luglio è previsto in accredito il 23 del mese.
Cosa fare adesso
Per chi è in servizio, a tempo indeterminato o determinato, l'erogazione è automatica: nessun adempimento. L'unica cosa utile è tenere d'occhio la propria area riservata su NoiPA nei prossimi giorni. Nella sezione dei pagamenti, il passaggio della rata da "Elaborato" ad "Autorizzato pagamento" segnala che l'accredito si avvicina, mentre "Liquidato" conferma la valuta.
Un'attenzione in più per chi ha un contratto a termine scaduto il 30 giugno: conviene non disattivare le credenziali NoiPA e verificare che l'IBAN in anagrafica sia aggiornato. Eventuali arretrati arrivano infatti sullo stesso conto registrato, anche a servizio ormai concluso. I supplenti hanno diritto agli arretrati, ma solo per i periodi di servizio effettivo che ricadono nella decorrenza del contratto.
Chiuso il capitolo economico, la partita non è finita: resta aperta la trattativa sulla parte normativa — orari, organizzazione del lavoro, welfare, tutele — su cui le posizioni tra ARAN e sindacati restano su più punti distanti. Il confronto prosegue in un prossimo tavolo a luglio. Ma per chi aspetta soldi in busta paga, è la parte economica quella che conta adesso.