Se quest'anno hai insegnato con un contratto fino al 30 giugno, la Carta del Docente spetta anche a te: non è più riservata ai soli docenti di ruolo e ai supplenti annuali. Il credito per l'anno scolastico 2025/2026 è già disponibile sul portafoglio elettronico, e la cosa più sensata da fare — soprattutto se il contratto scade proprio in questi giorni — è spenderlo prima che il rapporto di lavoro si chiuda.
L'estensione è diventata strutturale con la legge che ha convertito il decreto scuola dello scorso autunno (legge 30 ottobre 2025, n. 164, di conversione del decreto-legge n. 127/2025). La norma ha riscritto la platea della Carta, aggiungendo ai docenti di ruolo e ai supplenti con contratto fino al 31 agosto anche i docenti con incarico fino al termine delle attività didattiche — il classico contratto "al 30 giugno" — e il personale educativo. In tutto, secondo le stime circolate in fase di approvazione, parliamo di oltre 200 mila lavoratori della scuola che prima restavano fuori.
Chi rientra e chi resta ancora escluso
Oggi hanno diritto alla Carta:
- i docenti di ruolo, anche in part-time o in anno di prova;
- i supplenti con contratto annuale, fino al 31 agosto;
- i supplenti con contratto fino al 30 giugno (termine delle attività didattiche);
- il personale educativo di convitti ed educandati.
Restano invece esclusi i contratti più brevi, cioè le supplenze temporanee che non arrivano al termine delle lezioni. E proprio qui la partita non è chiusa: la Corte di giustizia dell'Unione europea, con la sentenza del 3 luglio 2025 (causa C-268/24), ha giudicato discriminatorio escludere i supplenti brevi solo per la durata del contratto, valorizzando invece le mansioni svolte. Su questa base i sindacati continuano a promuovere ricorsi per ottenere il bonus e gli arretrati anche a chi ha lavorato per periodi più frammentati: l'Anief, tra i più attivi sul tema, rivendica un'ampia mole di sentenze favorevoli.
Quanto vale e cosa ci puoi comprare
Per il 2025/2026 l'importo è sceso rispetto ai 500 euro degli anni passati: il MIM ha indicato a inizio marzo una cifra intorno ai 383 euro, identica per docenti di ruolo e precari. La riduzione dipende dal fatto che la platea ha superato il milione di beneficiari a fronte di un fondo rimasto sostanzialmente invariato. Con il credito si pagano corsi, libri, eventi formativi e — novità introdotta dalla stessa legge — anche titoli di viaggio. Per hardware e software, invece, c'è un limite nuovo: l'acquisto è consentito alla prima erogazione e poi una volta ogni quattro anni.
Cosa fare adesso
Non serve presentare domanda. Basta accedere al portale cartadeldocente.istruzione.it con SPID o CIE: se il contratto è registrato a sistema, il portafoglio risulta già attivo e mostra il credito disponibile. La piattaforma per l'anno in corso è operativa da marzo. Il consiglio pratico, per chi ha un contratto in scadenza il 30 giugno, è di non rimandare: meglio generare e spendere i buoni mentre il rapporto di lavoro è ancora in essere.
Il motivo è una zona grigia su cui il Ministero non ha ancora dato una risposta del tutto chiara. In linea generale le somme non spese entro il 31 agosto 2026 non vanno perse e possono essere utilizzate l'anno successivo. Ma per chi cessa il servizio il 30 giugno e non ha subito un nuovo contratto, resta il dubbio se il credito residuo rimanga davvero accessibile nel periodo "scoperto" tra una supplenza e l'altra. Finché non arriva un chiarimento ufficiale, spendere il bonus prima della scadenza è la scelta più prudente.
Per il prossimo anno scolastico, infine, importi e tempistiche dovranno essere definiti con un nuovo provvedimento: la legge prevede che il decreto che fissa la cifra annuale venga adottato entro il 30 gennaio. In attesa di quelle indicazioni, conviene concentrarsi sul credito già disponibile oggi.
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