Personale ATA

Precari ATA: la Corte UE condanna l'Italia, scatta la vertenza

29 giugno 2026 di Vincenzo Schirripa

Se sei un collaboratore scolastico, un assistente amministrativo o tecnico che ha lavorato per anni con supplenze annuali o fino al 30 giugno, ora hai un appiglio in più per chiedere un risarcimento. Dopo la condanna dell'Italia da parte della Corte di Giustizia europea per l'abuso dei contratti a termine sul personale ATA, i sindacati hanno aperto una campagna di ricorsi davanti al giudice del lavoro. La soglia dei 36 mesi di servizio è il criterio indicato dalla campagna sindacale per individuare la platea principale a cui si rivolge la vertenza.

La pronuncia è quella del 13 maggio scorso (causa C-155/25): la Corte ha stabilito che il sistema italiano non prevede strumenti efficaci per impedire che le supplenze ATA si ripetano anno dopo anno, coprendo di fatto posti stabili invece di esigenze davvero temporanee. È la stessa logica della nota sentenza "Mascolo" del 2014, che già riguardava il precariato scolastico, personale ATA compreso e non solo i docenti: quei principi vengono ora richiamati e ribaditi con riferimento al comparto.

Cosa significa in pratica per chi lavora nelle scuole

La sentenza non trasforma automaticamente nessun contratto a termine in posto fisso, e non fa scattare assunzioni d'ufficio. Nel pubblico impiego, infatti, la violazione non comporta la costituzione automatica del rapporto a tempo indeterminato: il rimedio previsto dall'ordinamento è di tipo risarcitorio (art. 36 del d.lgs. 165/2001, come modificato dal DL 131/2024), salvo le procedure assunzionali previste dalla legge. Quello che cambia è il peso che un lavoratore può portare in tribunale: chi fa causa per l'abuso subìto ha ora un riferimento europeo chiaro a cui ancorare la propria richiesta.

Sul piano economico, il quadro di riferimento per gli indennizzi nel settore pubblico prevede un'indennità che il giudice può riconoscere in misura compresa tra 4 e 24 mensilità, calibrata sulla gravità dell'abuso (numero di contratti e durata complessiva del servizio). Non è una cifra garantita né uguale per tutti: spetta al giudice valutare il singolo caso.

Chi può avviare la vertenza

La campagna promossa dalla FLC CGIL è rivolta in particolare al personale ATA precario che ha accumulato anni di servizio nelle scuole statali. Secondo le indicazioni diffuse dalla campagna, il criterio di riferimento è il superamento dei 36 mesi di servizio, mentre restano di norma fuori le supplenze brevi a copertura di un titolare temporaneamente assente. Per i requisiti puntuali di adesione conviene comunque fare riferimento alle istruzioni ufficiali pubblicate dal sindacato.

Due aspetti pratici da tenere a mente:

Il calcolo dei mesi e la distinzione tra supplenza legittima e reiterazione abusiva sono il cuore della valutazione, e dipendono dal tipo di posto coperto e dalla natura dei contratti firmati. Per questo la strada concreta passa da un esame del singolo fascicolo con un legale o tramite l'assistenza sindacale: i lavoratori interessati possono rivolgersi alle sedi territoriali del proprio sindacato per far valutare la documentazione di servizio.

Cosa succede sul fronte politico

Oltre ai ricorsi individuali, la sentenza riapre il nodo delle regole di reclutamento. I sindacati chiedono al Governo un intervento normativo: la FLC CGIL insiste su un piano straordinario di stabilizzazione e sulla copertura di tutti i posti vacanti. Anche l'ANIEF, secondo quanto comunicato dallo stesso sindacato, sollecita misure dedicate al comparto ATA con nuove assunzioni. Sul versante istituzionale, da quanto riportato dalla stampa, il Ministero dell'Istruzione e del Merito starebbe valutando le iniziative per adeguarsi alla pronuncia europea; non risultano però, al momento, atti ufficiali del MIM su un'eventuale revisione del sistema di reclutamento ATA.

Va però distinto ciò che è già deciso da ciò che è ancora in discussione: la condanna europea è un fatto, mentre un'eventuale soluzione normativa di stabilizzazione resta per ora sul piano delle proposte e delle trattative. Conviene attendere testi ufficiali prima di dare per acquisito qualunque piano di assunzioni.

Cosa fare adesso

In sintesi, per il personale ATA precario i passi utili in questa fase sono: recuperare e ordinare i propri contratti e i certificati di servizio per ricostruire con precisione i mesi maturati; verificare se si è superata la soglia dei 36 mesi e se i contratti coprivano posti vacanti e non semplici sostituzioni; e rivolgersi a un legale o al sindacato per capire se conviene avviare un ricorso, valutando tempi e costi. La pronuncia europea rafforza la posizione di chi agisce, ma ogni situazione va esaminata caso per caso.

Tags: Ata precariato ricorsi
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