Gli Uffici Scolastici Regionali stanno pubblicando in questi giorni gli elenchi regionali degli idonei dei concorsi docenti banditi dal 2020: graduatorie che serviranno per le immissioni in ruolo 2026/27, ma solo sui posti che resteranno vacanti dopo lo scorrimento delle graduatorie ordinarie. Riguardano chi ha superato le prove concorsuali senza rientrare tra i vincitori e ha presentato domanda entro lo scorso 25 maggio. È un canale nuovo, introdotto per recuperare la professionalità degli idonei non vincitori e ridurre il ricorso alle supplenze.
Cosa sono gli elenchi regionali e da quale norma nascono
Gli elenchi regionali sono graduatorie aggiuntive, distinte per regione, classe di concorso e tipologia di posto, da cui l'amministrazione può attingere per le assunzioni a tempo indeterminato una volta esaurite le graduatorie di merito ordinarie. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito li ha costituiti con il decreto ministeriale n. 68 del 22 aprile 2026, in attuazione dell'articolo 399, comma 3-ter, del Testo Unico della scuola (decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297).
La fonte primaria è stata introdotta dal decreto-legge 45/2025, convertito nella legge 79/2025, e successivamente modificata dal decreto-legge 19/2026, convertito nella legge 50/2026. Si tratta di elenchi aggiornabili con cadenza annuale: l'iscrizione conserva validità anche per i cicli di assunzione successivi.
Chi rientra negli elenchi
Possono figurare negli elenchi gli idonei delle procedure concorsuali bandite a partire dal 1° gennaio 2020 che non siano già titolari di un contratto a tempo indeterminato o di un contratto a tempo determinato finalizzato al ruolo. Secondo il DM 68/2026 i requisiti di idoneità variano in base alla procedura:
- concorsi ordinari 2020, STEM, educazione motoria nella primaria, PNRR 1 e PNRR 2: voto di almeno 70/100 nella prova orale (o nella media tra prova pratica e orale, dove prevista);
- concorso straordinario 2020 (D.D. n. 510/2020): almeno 56 punti nella prova scritta;
- graduatoria del concorso pubblicata entro il 31 agosto 2025, oppure tra il 1° settembre e il 10 dicembre 2025.
La domanda andava presentata in modalità telematica sul Portale Unico del Reclutamento (inPA) tra il 6 e il 25 maggio 2026, con credenziali SPID o CIE.
Come è ordinato ciascun elenco
Ogni elenco regionale è articolato in due sezioni, da cui si attinge in quest'ordine: la prima riservata a chi ha sostenuto il concorso nella stessa regione per cui chiede l'iscrizione, la seconda per chi proviene da una regione diversa. A monte vale però il criterio cronologico: i concorsi più risalenti precedono i più recenti, e solo a parità di procedura la regione di provenienza fa la differenza.
All'interno di ciascuna sezione la posizione dipende dalla somma dei punteggi di prova scritta e prova orale del concorso (per lo straordinario 2020 conta solo la prova scritta). Non vengono ricalcolati titoli culturali, di servizio e professionali della graduatoria di origine. In caso di parità si applicano i titoli di preferenza dell'articolo 5, comma 4, del D.P.R. n. 487 del 1994. L'unica riserva prevista è quella della legge 68/1999 per le categorie protette.
Quando si attinge: il nodo dei posti residui
Gli elenchi regionali sono un canale sussidiario. Per ogni classe di concorso gli uffici li scorrono soltanto dopo aver esaurito le graduatorie di merito dei concorsi ordinari e quelle dei concorsi PNRR (compreso il PNRR 3 e il relativo elenco aggiuntivo del 30% degli idonei). Se le graduatorie ordinarie coprono tutti i posti autorizzati, dall'elenco non si pesca.
Come ricorda anche la FLC CGIL, le assunzioni dagli elenchi avverranno sui posti che residuano dopo le ordinarie immissioni in ruolo previste a legislazione vigente. Quanto si arriverà a scorrere dipenderà dal contingente di assunzioni per il 2026/27, ancora da autorizzare: in alcune regioni e classi di concorso lo scorrimento potrebbe scattare già da quest'anno, in altre no. Va segnalato che, sui posti di sostegno, lo scorrimento degli elenchi regionali ha priorità rispetto alla prima fascia GPS sostegno.
Cosa comporta accettare una nomina
Le conseguenze di una chiamata sono stringenti. Secondo il decreto, l'aspirante individuato ha cinque giorni per accettare esplicitamente la sede assegnata: la mancata accettazione nei termini equivale a rinuncia. Inoltre:
- l'accettazione di un contratto, a tempo indeterminato o finalizzato al ruolo, comporta la cancellazione da tutti gli altri elenchi regionali in cui l'aspirante risulta inserito;
- per i candidati dei concorsi PNRR privi di abilitazione è previsto un contratto a tempo determinato finalizzato al ruolo, con obbligo di conseguire il titolo entro l'anno scolastico, pena la decadenza;
- nell'elenco pubblicato non compaiono riserve e precedenze, omesse per la tutela dei dati personali.
Cosa fare adesso
La pubblicazione non richiede alcuna azione obbligatoria da parte dell'aspirante, ma è il momento giusto per controllare la propria posizione e segnalare per tempo eventuali errori. In pratica conviene:
- consultare il sito dell'USR della regione indicata nella domanda, nelle sezioni dedicate al reclutamento o alle immissioni in ruolo, e cercare la graduatoria della propria classe di concorso;
- verificare la sezione di appartenenza (stessa regione o regione diversa) e il punteggio riportato;
- in caso di errori, contattare l'USR secondo le modalità indicate nell'avviso di pubblicazione;
- tenere attive le credenziali SPID o CIE e l'abilitazione a Istanze Online in vista delle eventuali fasi di scelta di provincia e sede.
Il prossimo passaggio decisivo sarà la pubblicazione del contingente autorizzato dal MEF, che dirà davvero quanti posti residueranno per gli elenchi. Conviene quindi seguire gli aggiornamenti degli USR e del MIM nelle settimane che precedono l'avvio delle operazioni estive di immissione in ruolo.