I docenti precari possono ottenere la Carta del docente anche per gli anni in cui ne sono stati esclusi: presentando ricorso al giudice del lavoro è possibile recuperare gli arretrati, fino a circa 2.500 euro secondo le stime sindacali, oltre al beneficio per l'anno in corso. A sostenere questo diritto sono la Corte costituzionale, con la sentenza n. 121/2025, e la Corte di Giustizia dell'Unione europea.
La Carta del docente è il bonus per la formazione previsto dall'articolo 1, comma 121, della Legge 107/2015. Nella sua formulazione originaria spettava ai soli docenti di ruolo: da qui il lungo contenzioso dei precari, che pur svolgendo le stesse mansioni ne erano esclusi. Una serie di pronunce ha progressivamente ribaltato questa impostazione.
Chi ha diritto e quanto si può recuperare
Il diritto è stato riconosciuto, in via giudiziale, a chi ha svolto supplenze negli anni passati senza ricevere la Carta. In sintesi:
- il valore del bonus è di 500 euro per ciascuna annualità riconosciuta;
- secondo le stime dei sindacati che promuovono i ricorsi, si possono recuperare fino a circa 2.500 euro di arretrati, oltre alla somma per l'anno in corso;
- il riconoscimento riguarda le annualità non ancora prescritte in cui si era inseriti in graduatoria e si è prestato servizio.
Cosa hanno stabilito le sentenze
Il quadro giurisprudenziale si è consolidato in pochi anni:
- la Corte di Giustizia UE ha stabilito che escludere automaticamente i supplenti dal bonus viola il diritto comunitario, in quanto discriminatorio verso il lavoro a tempo determinato;
- la Corte di Cassazione ha riconosciuto il diritto anche ai contratti fino al 30 giugno;
- la Corte costituzionale, con la sentenza n. 121/2025, ha affermato che il diritto spetta ai precari indipendentemente dalle obiezioni sulla copertura finanziaria: l'amministrazione non può negarlo per mancanza di fondi.
La situazione oggi: chi è incluso e chi no
Dall'anno scolastico 2025/26 una parte dei precari è entrata nel sistema in modo automatico, mentre per altri resta necessario il ricorso:
| Situazione | Accesso alla Carta |
|---|---|
| Docenti di ruolo | Automatico |
| Supplenza annuale (al 31 agosto) | Automatico, in modo strutturale |
| Supplenza fino al 30 giugno | Riconosciuto, ma di norma con ricorso per gli arretrati |
| Supplenze brevi e saltuarie | Per via giudiziale, sulla scia delle sentenze UE |
| Personale ATA | Ad oggi escluso dalla misura |
Va ricordato che, con l'allargamento della platea, l'importo della Carta per l'anno 2025/26 è stato fissato a 383 euro, come comunicato dal Ministero, a fronte dei 500 euro storici.
Come fare ricorso
Per le annualità non riconosciute la strada è il ricorso al giudice del lavoro. In pratica:
- si verifica di essere stati inseriti in graduatoria e di aver svolto servizio negli anni rivendicati;
- ci si rivolge a un legale o a un sindacato, che spesso offre assistenza ai propri iscritti;
- in caso di vittoria e di mancato adempimento dell'amministrazione, è possibile chiedere la nomina di un commissario ad acta per l'esecuzione della sentenza.
Le informazioni ufficiali sul funzionamento del beneficio e sull'accredito sono disponibili sul portale cartadeldocente.istruzione.it, accessibile con SPID o CIE.
Attenzione ai tempi
Il diritto agli arretrati è soggetto a prescrizione: più passa il tempo, più annualità rischiano di non essere più recuperabili. Per questo conviene non rinviare la valutazione della propria posizione. Le cifre indicate restano stime: l'importo effettivamente riconoscibile dipende dal numero di annualità, dalla posizione in graduatoria e dalla decisione del giudice. Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una consulenza legale.
Cosa fare adesso
- controllare per quali anni scolastici si è prestato servizio senza aver ricevuto la Carta;
- recuperare la documentazione utile (contratti, conferma dell'inserimento in graduatoria);
- rivolgersi a un legale o al proprio sindacato per valutare un ricorso, tenendo conto dei termini di prescrizione;
- verificare comunque sul portale ufficiale l'eventuale accredito per l'anno in corso.
Per chi ha alle spalle più anni di supplenza, una verifica tempestiva può fare la differenza tra recuperare diverse annualità o perderne una parte per il decorso del tempo.