Il sostegno alle alunne e agli alunni con disabilità si regge ormai in larga parte su una voce che cresce di anno in anno: i posti in deroga. Secondo le stime riportate dalla stampa specializzata, il loro numero ha conosciuto un'espansione imponente, fino a superare quota 125mila, a fronte delle poche decine di migliaia di alcuni anni fa. Un dato che racconta sia lo sforzo per garantire l'inclusione, sia una fragilità strutturale del sistema: perché questi posti, pur fondamentali, non valgono per le assunzioni a tempo indeterminato.
Che cosa sono i posti in deroga
I posti di sostegno in deroga sono cattedre non presenti nell'organico di diritto, ma istituite di anno in anno in organico di fatto sulla base delle richieste delle singole scuole. Servono a garantire il rapporto tra docente e alunno necessario all'effettiva inclusione, quando le ore previste in organico di diritto non bastano a coprire i bisogni certificati. La loro ragione d'essere è il diritto all'istruzione degli studenti con disabilità, tutelato dalla legge 104/1992 e disciplinato, per la parte relativa al progetto educativo e all'inclusione, dal D.Lgs. 66/2017.
La programmazione avviene in stretta collaborazione tra scuole, uffici scolastici, organismi sanitari e famiglie, e i relativi decreti di autorizzazione vengono pubblicati dagli uffici di norma in estate, prima dell'avvio dell'anno scolastico.
Perché non valgono per il ruolo
Qui sta il nodo che interessa da vicino i precari. Essendo cattedre dell'organico di fatto e non di diritto, i posti in deroga non alimentano le immissioni in ruolo. Le assunzioni a tempo indeterminato attingono infatti ai posti vacanti e disponibili dell'organico di diritto: i posti in deroga, invece, sono attivati anno per anno e per loro natura non offrono la stabilità richiesta per un contratto a tempo indeterminato.
Il risultato è un paradosso evidente: ci sono moltissime cattedre di sostegno effettivamente attive nelle scuole, ma una quota consistente non si traduce in posti stabili. È una delle ragioni per cui, a fronte di un fabbisogno altissimo, le immissioni in ruolo sul sostegno restano numericamente più contenute.
Chi li copre: GPS, GaE, interpelli e MAD
I posti in deroga vengono utilizzati in due modi: per le assegnazioni provvisorie dei docenti di ruolo, quando disponibili, e soprattutto per le supplenze annuali fino al 30 giugno, assegnate dalle graduatorie ad esaurimento (GaE) e dalle graduatorie provinciali per le supplenze (GPS). In molte province, però, gli aspiranti specializzati nelle graduatorie non sono sufficienti a coprire tutte le cattedre disponibili.
Quando le graduatorie si esauriscono, le scuole ricorrono agli interpelli — gli avvisi pubblici per reperire docenti, anche da fuori provincia — e alle messe a disposizione (MAD), le candidature spontanee inviate direttamente agli istituti. Per chi cerca un ingresso nel mondo della scuola, il sostegno resta così uno dei canali più accessibili, soprattutto nelle regioni dove la carenza di specializzati è più marcata.
Il nodo della continuità
L'altra faccia della medaglia è la continuità didattica. La forte presenza di posti annuali e di supplenze rende più difficile garantire allo stesso alunno lo stesso insegnante negli anni, un valore particolarmente importante proprio nei percorsi di inclusione. La proliferazione dei posti in deroga, inoltre, rende l'organizzazione delle scuole meno prevedibile e ostacola la programmazione di lungo periodo. Resta sullo sfondo il tema della formazione: la percentuale di docenti che conseguono la specializzazione sul sostegno è ancora inferiore al fabbisogno, con il conseguente ricorso a soluzioni d'emergenza.
Cosa aspettarsi per il 2026/27
In vista del prossimo anno scolastico, lo schema è destinato a ripetersi: gli uffici scolastici autorizzeranno i posti in deroga sulla base delle richieste delle scuole, e queste cattedre confluiranno nelle operazioni di assegnazione provvisoria e nelle supplenze al 30 giugno da GaE e GPS. Per gli aspiranti supplenti, in particolare quelli inseriti in prima fascia GPS sostegno, sarà fondamentale seguire con attenzione le convocazioni, gli interpelli pubblicati dagli uffici e dalle scuole e le procedure delle 150 preferenze in programma a luglio.
Il quadro complessivo, intanto, conferma una tensione di fondo: la domanda di sostegno cresce più rapidamente della capacità del sistema di trasformare quelle cattedre in posti stabili. Una distanza che riguarda al tempo stesso il diritto degli studenti alla continuità e le prospettive professionali di migliaia di docenti precari.