Non si placa il fronte della protesta sindacale contro la riforma della filiera tecnologico-professionale, il cosiddetto modello "4+2". La mobilitazione, che ha attraversato l'anno scolastico e si è intrecciata anche con gli scioperi di fine anno, contesta l'impianto del nuovo percorso e chiede un cambio di rotta. Sul tavolo, insieme al 4+2, finiscono anche le nuove linee guida dei licei e le regole sull'attribuzione delle ore di sostegno.
Che cos'è il modello 4+2
Il "4+2" riorganizza l'istruzione tecnica e professionale accorciando a quattro anni il percorso scolastico, a cui si aggiungono due anni presso un Istituto Tecnologico Superiore (ITS Academy). L'obiettivo dichiarato dal Ministero è rafforzare il raccordo tra scuola e mondo del lavoro, attraverso campus che mettono in rete istituti, fondazioni ITS, università e imprese, per offrire una formazione più aderente alle esigenze del sistema produttivo. Il modello è partito in via sperimentale e riguarda un numero crescente di istituti.
Perché i sindacati protestano
Le organizzazioni sindacali, dalla FLC CGIL ad altre sigle che hanno indetto iniziative di protesta nel corso dell'anno, sollevano una serie di obiezioni di fondo. La prima riguarda la riduzione di un anno del percorso scolastico: secondo i critici, comprimere a quattro anni la formazione rischia di indebolire la componente culturale e generale, a vantaggio di una specializzazione precoce. La seconda riguarda il ruolo delle imprese e del privato nei percorsi, con il timore di un'eccessiva subordinazione dell'offerta formativa alle richieste del mercato del lavoro.
C'è poi una critica di metodo: per i sindacati la sperimentazione sarebbe stata avviata senza un confronto adeguato con il personale e con le rappresentanze, e con ricadute ancora poco chiare su organici, cattedre e classi di concorso. Da qui la richiesta di un ripensamento complessivo dell'impianto.
Le altre questioni aperte
La mobilitazione non riguarda solo i tecnici. Tra i motivi della protesta figurano anche le nuove linee guida dei licei e, soprattutto, le regole sull'attribuzione delle ore di sostegno, tema particolarmente sentito. L'organizzazione del sostegno e la sua continuità sono disciplinate, per la parte relativa all'inclusione, dal D.Lgs. 66/2017, e ogni intervento in materia tocca direttamente il lavoro dei docenti specializzati e i diritti degli alunni con disabilità. Il collegamento tra questi fronti diversi racconta un disagio più ampio, che le sigle riconducono a una stagione di riforme percepite come calate dall'alto.
La posizione delle scuole
Nel dibattito sono intervenuti anche i dirigenti scolastici, chiamati a gestire concretamente l'attuazione delle novità. Le loro osservazioni si concentrano sugli aspetti organizzativi: tempi di applicazione, risorse, ricadute sull'autonomia degli istituti e sulla programmazione. Per chi guida le scuole, il nodo è coniugare gli obiettivi della riforma con la sostenibilità sul piano gestionale, evitando che il peso del cambiamento ricada interamente sulle singole istituzioni.
Cosa aspettarsi
Il confronto è destinato a proseguire anche nei prossimi mesi, mentre la sperimentazione del 4+2 continua il suo percorso. Da un lato il Ministero rivendica la bontà di un modello pensato per ridurre la distanza tra formazione e lavoro e per rendere più attrattivi i percorsi tecnici e professionali; dall'altro i sindacati insistono sulla necessità di tutelare la qualità complessiva della formazione e il ruolo della scuola pubblica. È un confronto che intreccia visioni diverse sul senso stesso dell'istruzione tecnica.
Per docenti e personale degli istituti coinvolti, intanto, le incognite restano numerose, dagli effetti sugli organici alle modalità concrete di attuazione. La mobilitazione, in questo senso, punta a tenere alta l'attenzione su una trasformazione che ridisegna una parte significativa del sistema scolastico e che continuerà a far discutere ben oltre la fine di questo anno scolastico.
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