Una petizione partita "dal basso" sta riportando al centro del dibattito scolastico un tema spesso lasciato ai margini: la preparazione del corpo docente sui disturbi del neurosviluppo e dell'apprendimento. L'iniziativa, pubblicata sulla piattaforma Change.org da una madre della provincia di Brescia, chiede di rendere obbligatori per tutti gli insegnanti percorsi formativi specifici su ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) e Disturbi Specifici dell'Apprendimento. Secondo i portali specializzati che ne hanno dato notizia a inizio giugno, la raccolta firme ha superato in poche settimane le 13.200 adesioni, attirando l'attenzione di famiglie, associazioni e operatori della scuola.
Cosa chiede la petizione
Il cuore della richiesta è semplice: la conoscenza di ADHD e DSA non può restare una competenza riservata ai soli docenti di sostegno, ma deve diventare patrimonio di tutto il personale che entra in aula. La promotrice, stando a quanto riportato dalle fonti, parte dalla propria esperienza diretta e dal confronto con altre famiglie di studenti neurodivergenti, lamentando un "vuoto formativo" che ricade sui ragazzi e sui genitori. L'appello, rilanciato anche da pagine social molto seguite dedicate alla genitorialità, è rivolto alle istituzioni scolastiche e politiche affinché la formazione su questi temi diventi uno standard nazionale e non un'opzione lasciata alla sensibilità del singolo.
Perché il sostegno da solo non basta
La distinzione tecnica aiuta a capire la portata della richiesta. Gli alunni con DSA — dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia — non vengono affiancati da un insegnante di sostegno: la legge garantisce loro misure dispensative e strumenti compensativi attraverso un Piano Didattico Personalizzato (PDP), predisposto dall'intero consiglio di classe. Anche molti studenti con ADHD rientrano nell'area dei Bisogni Educativi Speciali e seguono un PDP, senza una figura dedicata in classe. Ne deriva che la qualità del loro percorso dipende dalla competenza di ogni docente curricolare, non di uno specialista. È proprio su questo punto che fa leva la petizione: senza una formazione diffusa, gli strumenti previsti dalla normativa rischiano di restare sulla carta.
Cosa prevede oggi la normativa
Il quadro di riferimento per i DSA è la Legge 170/2010, che riconosce dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia e impegna le scuole a individuare forme didattiche e modalità di valutazione adeguate. La stessa legge richiama, fin dalla sua entrata in vigore, la necessità di assicurare la formazione e l'aggiornamento del personale su queste tematiche. Negli anni il Ministero ha promosso linee guida e iniziative formative, ma si è trattato in larga parte di percorsi facoltativi o attivati a discrezione delle singole istituzioni. La petizione chiede di superare questa logica, trasformando l'aggiornamento su ADHD e DSA in un obbligo strutturale per chiunque insegni.
Una richiesta che intercetta numeri in crescita
Il tema non è marginale. Gli alunni con DSA certificati sono cresciuti costantemente negli ultimi anni, così come l'attenzione clinica verso l'ADHD in età scolare. Per le famiglie, il rischio concreto è che un disturbo non riconosciuto o gestito in modo inadeguato si traduca in insuccesso scolastico, perdita di motivazione e, nei casi più difficili, abbandono. Per i docenti, al contrario, la formazione rappresenta uno strumento di tutela professionale: saper leggere i segnali, applicare correttamente le misure compensative e dialogare con specialisti e genitori riduce conflitti e contenziosi, oltre a migliorare il clima della classe.
Le prospettive
Una petizione, di per sé, non ha valore vincolante: serve a misurare il consenso e a sollecitare un intervento del legislatore o dell'amministrazione. Perché la formazione diventi davvero obbligatoria servirebbe un atto normativo o contrattuale che la inserisca tra gli adempimenti del personale, con risorse e tempi dedicati. Il tema, però, si intreccia con discussioni già aperte sul peso della formazione in servizio e sul ruolo dei docenti nell'inclusione. Per chi lavora nella scuola, la mobilitazione è un segnale da non sottovalutare: l'attenzione delle famiglie verso una didattica realmente inclusiva è destinata a crescere, e con essa la richiesta di insegnanti preparati ad accogliere ogni studente, a prescindere dalla presenza di una figura di sostegno.
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